Le agenzie di stampa hanno dato la notizia che il Parlamento della Crimea ha votato in favore dell’adesione della Penisola alla Federazione Russa: nulla di cui stupirsi, in realtà, visto che nella Regione la maggioranza della popolazione è russa (con una minoranza ucraina, nonché una minoranza tatara che poi è la vera popolazione autoctona). Subito Obama ha dichiarato che l’integrità territoriale dell’Ucraina non si tocca.

Ora, come è noto, fu l’ucraino Krusciov, con una delle sue tipiche alzate d’ingegno, ad assegnare la penisola all’Ucraina nel 1954, sicché – se la Nato avesse la disgraziatissima idea di intervenire contro la Russia in nome dell’integrità dell’Ucraina – finirebbe per difendere la decisione (peraltro campata in aria) di un dittatore comunista, nonché per scontrarsi con la volontà della maggior parte degli abitanti della Crimea di unirsi (o meglio: riunirsi) alla madrepatria Russia.

Da ricordare che lo stesso sarebbe accaduto se, nel 2008, USA e Nato fossero intervenuti a favore della Georgia che voleva tenersi l’Ossezia del Sud, la quale, con decisione di Stalin, era stata arbitrariamente separata dall’Ossezia del Nord e assegnata alla Georgia. Anche qui era perfettamente normale che la popolazione osseta – che era peraltro filorussa – volesse ricongiungersi con l’Ossezia del Nord, ed anche qui l’Occidente, se si fosse schierato a fianco dei Georgiani, non solo avrebbe di fatto combattuto per consacrare un arbitrio di Stalin, ma avrebbe contraddetto quel principio di autodeterminaziuone dei popoli che invece aveva invocato fino alla nausea per legittimare la secessione del Kosovo dalla Serbia (sulla divisione dell’Ossezia in due tronconi e sull’avventurismo del presidente georgiano Saakashvili rimando all’articolo di Sergio Romano sul Corriere della Sera del 10.08.08: http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_10/romano_stalin_georgia_b21fd5ac-66b6-11dd-8dbf-00144f02aabc.shtml ).

Due pesi e due misure, dunque.. Ma, al di là del fatto che da un po’ di tempo in qua al Dipartimento di Stato a Washington (e spesso anche a Bruxelles) pare usino poco la logica (ed il conseguente principio di non contraddizione), si possono fare, per conflitti di questo tipo, due considerazioni molto elementari, ossia che: 1) affrontare questioni che affondano le loro radici in vecchie e annose contese fra popoli diversi con la manichea divisione fra buoni e cattivi porta i Paesi Occidentali a palesi contraddizioni se non a disastrose figuracce da impotenza; 2) che il principio della assoluta integrità degli Stati si trova spesso a confliggere con quello della autodeterminazione dei popoli, sicché non solo un intervento dall’esterno in contese che sono appunto contese fra popoli, gruppi, etnie, può esacerbare il male che si vorrebbe evitare, ma espone chi interviene una volta in nome di un principio ed un’altra volta in nome dell’altro al discredito morale e politico.

(articolo di Luigi Tirelli a cura di  www.emiliotomasini.it)