Il 4 ottobre è stata una data fondamentale per gli investitori interessati alle azioni Parmalat. Gli amici del lombardreport.com conoscono molto bene, le azioni Parmalat hanno avuto enormi soddisfazioni  nel “portafoglio a scarso rischio” da questo titolo a cavallo del 2017 (da 2,40 € a 3,05 € in sei mesi) anche se dopo l’opa hanno alleggerito parte della posizione. Il 4 ottobre sono infatti scaduti i canonici sei mesi dalla chiusura della precedente OPA a 3 euro lanciata dai francesi finita con un parziale insuccesso. Una OPA lanciata  per delistare la compagnia ma fallita in quanto mancavano pochi milioni di titoli al raggiungimento del 90%.

Se Lactalis avesse voluto comperare azioni le avrebbe pagate in questo passato semestre oltre 3 euro in tal caso la legge imponeva a Lactalis di pagare quel prezzo maggiore a TUTTE le azioni prese con l’opa a 3 euro sei mesi fa, un bel salasso, ecco perché i francesi sono stati fermi, sicuramente fino al 4 ottobre.

Dal 4 ottobre Lactalis è perciò libera di comperare senza conseguenze sulla vecchia OPA.

Lactalis possiede, come detto, attualmente quasi il 90% del capitale dopo l’opa chiusasi sei mesi.fa.

Le azioni in circolazione di Parmalat sono 1.855.132.916, il 90% è perciò rappresentato dal magico numero 1.669.619.624.

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Il problema della corretta quantità di azioni necessaria per superare il 90% del capitale nasce dal possesso di Parmalat di 2.049.096 azioni proprie.  Vanno incluse nel calcolo o no?

In un caso mancherebbero 5.784.202 azioni, in caso contrario 7.883.298.

Cifre però ridicole se si considera che oggi in borsa il denaro è stato molto forte, sono state scambiate oltre 690.000 azioni contro una media mensile di 150.000 azioni, la quotazione di azioni Parmalat  ha toccato in chiusura 3,19 euro.

Con tale ritmo in pochi mesi la fatidica soglia del 90% per la residuale sarebbe raggiunta. Tutto questo ovviamente se è Lactalis che rastrella violentemente dal 5 ottobre l’azione.

Lactalis con il superamento del 90% si libererebbe dei piccoli soci (che notoriamente non sopporta molto) e della quotazione del titolo a Milano grazie all’opa residuale, i piccoli soci probabilmente gongolerebbero. E il fondo Amber avrebbe da godere in quanto si era testardamente rifiutato di consegnare le azioni all’OPA di sei mesi fa, considerando la quotazione proposta di 3 euro molto sottovalutata.

Su tutto questo aleggia inoltre la possibilità di un accordo tra Parmalat e Citibank per le ultramilionarie richieste di danni. Se Parmalat vincesse contro Citibank i piccoli soci brinderebbero, perché probabilmente il prezzo dell’eventuale opa residuale potrebbe crescere.

Il mercato, dopo sei mesi di forzato letargo, ci dice con i quantitativi odierni che qualche cosa sta succedendo, vedremo come si evolve la situazione.

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