Osservando i movimenti dei cambi valutari degli ultimi tre anni, non si può non notare come le banche centrali delle principali economie mondiali tendano a svalutare la propria moneta al fine di essere più competitive nei confronti dei concorrenti che utilizzano valute diverse.

Lo fanno da sempre gli Stati Uniti e lo fa anche il Giappone, che con l’”Abenomics, ha piazzato un bel target di inflazione da raggiungere nel giro di due anni. Come sempre l’Europa si distingue in questo processo di svalutazione competitiva, semplicemente perché non fa assolutamente nulla per far scendere il valore dellì’Euro nei confronti delle altre monete. La motivazione data da coloro che si sono via via succeduti alla guida della banca centrale europea è stata sempre la stessa: “il compito della Bce è controllare la stabilità dei prezzi” che, tradotto, significa che la Bce non agisce sul fronte della competitività, ma solo sul controllo serrato dell’inflazione.

Perfino oggi, in una situazione vicina alla deflazione, Draghi ha più volte aperto alla possibilità di manovre non convenzionali, ma al tempo stesso, interrogato sul valore elevato del cambio Euro Dollaro, ha sempre glissato ricordando l’essenza del mandato della Bce. Il risultato negli ultimi dieci mesi è un cambio Euro dollaro costantemente sopra quota 1.30, con puntate lievemente inferiori ad 1.40 nella prima parte del 2014.

Oggi, secondo quanto ha dichiarato lo stesso Draghi ad Amsterdam in occasione della ricorrenza dei 200 anni della Banca centrale olandese, la Ecb è pronta ad avviare un ampio programma di acquisto titoli, se lo scenario deflazionistico dovesse peggiorare. Stando al numero uno della Bce, infatti, un peggioramento delle prospettive di inflazione nel medio termine “creerebbe le condizioni per un più ampio programma di acquisto di attività”.

E’ sicuramente vero che Draghi ha più volte ripetuto la stessa cosa da inizio anno, praticamente in tutti gli appuntamenti mensili in cui parla della politica monetaria della Bce, ma oggi vi sono delle motivazioni politiche che potrebbero far pensare ad una azione reale e non solo dialettica. Con le elezioni europee alle porte infatti, cresce di giorno in giorno il consenso dei movimenti anti europeisti ed anti Euro e questo stato delle cose potrebbe portare la Germania (unica ad avvantaggiarsi di un cambio forte grazie al forte indebolimento subito dagli altri Stati europei fin dall’introduzione della moneta unica), a cedere e a dare il suo consenso al programma di acquisto di attività della Bce. Un quantitative easing che potrebbe essere all’inglese e che porterebbe un’immediata svalutazione dell’Euro soprattutto nei confronti del dollaro.

Euro Dollaro

Euro Usd

Staremo a vedere sei tempi sono davvero maturi, intanto l’analisi del grafico mostra un trend rialzista ancora ben saldo che potrebbe essere inficiato solo da chiusure settimanali inferiori ad 1.3630, dove si collocano i primi supporti dinamici. Al ribasso i successivi supporti sono in area 1.35. Al rialzo invece, le resistenze si collocano a 1.39 e poi in corrispondenze dei massimi relativi fatti segnare a marzo in area 1.3770. In caso di superamento di queste soglie, le resistenze successive si collocano a 1.4040.

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