Durante la scorsa settimana abbiamo avuto modo di constatare il consolidamento di una divergenza già in atto da alcune settimane sui mercati.  Appaiono infatti sempre più contrapposti gli andamenti delle borse, rispetto ad alcune commodities, solitamente più correlate al mercato azionario. Avevo già avuto modo di segnalarlo giorni fa, gli operatori stanno insistendo nell’acquisto di azioni, con il risultato di avere indici borsistici ai massimi di sempre in Usa, se prendiamo in considerazione l’S&P-500 , indice di riferimento più importante. Al contrario Oro e Petrolio, che sembrano strettamente correlati ultimamente, soprattutto nelle giornate di ribasso, puntano con decisione a sud e non si escludono nuovi minimi relativi prossimamente.

C’è una nuovo elemento a favore di chi sposa la tesi di  una fase di mercato ribassista per le materie prime ed è il crollo di due valute cosiddette “commodities”, avvenuto durante tutta la scorsa settimana, in concomitanza con il rafforzamento dell’indice generale del dollaro, che invece ha guadagnato contro tutti: si tratta del dollaro australiano e del dollaro neozelandese, su cui non è da escludere un proseguimento del movimento iniziato, che ha tra l’altro provocato la rottura di livelli di supporto importanti.

Anche l’Euro, da canto suo , potrebbe risentire nel medio periodo delle politiche lassiste delle banche centrali. Da un lato infatti, in caso di ulteriore miglioramento del mercato del lavoro in Usa, la Fed potrebbe vedersi “costretta” ad interrompere o quantomeno alleggerire il QE3 con il risultato di rafforzare il dollaro, e dall’altro la Bce potrebbe al contrario decidere di intervenire, come paventato da Draghi, con ulteriori manovre di allentamento, ad esempio tagliando ulteriormente il tasso di deposito, rendendolo negativo e incentivando così le banche ad immettere liquidità nel sistema tramite prestiti alle aziende e creando inflazione. Un combinato disposto di questo tipo, potrebbe nei prossimi mesi  portare l’Euro/Dollaro verso quota 1.20 e questo darebbe una mano ai paesi esportatori europei.