Scrivo questa nota rapidamente: siamo a fine trimestre, tempo di analisi strutturali, quindi rimando a qualcosa di piu’ corposo che pubblichero’ nei prossimi giorni. In effetti, dalle mie ultime note e in particolare dal post del 10 Maggio “Un raro allineamento ciclico” (http://www.francescocaruso.ch/raro-allineamento-ciclico/) è successo tanto, ma nulla che facesse cambiare l’impostazione tattica e strategica. Uno dopo l’altro, tutti i modelli ciclici si stanno rigirando al ribasso. Anche i modelli quantitativi, che pubblico in calce a questa nota, sono negativi: borse tutte al ribasso, ETF e indici, su base mensile. Ma la nota piu’ preoccupante arriva da DENTRO il mercato. Il mio “BREADTH INDICATOR”, che misura il sostegno interno del mercato analizzando un paniere delle piu’ importanti blue chips mondiali, è sceso in Giugno a -1.25, soglia ufficiale di inizio del Bear Market. Ma già il fatto che questo mercato, come peraltro chiaramente visibile nei fatti, non sia ormai sostenuto da nulla e da nessun settore, è evidente. Ci sono talmente pochi titoli interessanti che sinceramente parlare di diversificazione, di “value” o “growth” mi sembra davvero una perdita di tempo.

Vedete nel grafico qui sopra una storia dell’indicatore dai primi anni ’80. La cosa piu’ difficile da interpretare rispetto al calo attuale è che le altre due volte in cui è sceso sotto -1.25, 2001 e 2008, gli indici erano già in sequenza ribassista e molto lontani dai massimi, mentre ora gli indici USA (in USD) e il Dax sono ancora molto vicini ai massimi. L’orso quindi questa volta sta attaccando i mercati in modo piu’ silenzioso, senza il frastuono delle strutture ribassiste sugli indici piu’ forti e senza la volatilità, ma in modo altrettanto letale. E’ chiaro, lo ripeto e continuo a ripeterlo, che ogni diversificazione fuori da quello che indica il mercato è atto di arroganza e stop. Da molti mesi – a parte una brevissima parentesi a cavallo della fine 2010 pro Italia – Dax e USA sono i cavalli migliori, o piuttosto i meno peggio. Un’altra nota su cui assolutamente bisogna riflettere è che il nervosismo è alto, ma la volatilità è ancora bassa, anzi direi TROPPO BASSA in rapporto allo stato di emozionalità del mercato. Acquistare opzioni costa relativamente poco e questo è davvero strano. Ultima nota: i supporti. Come si vede dal grafico qui sotto, il 1250 dell’S&P500 è semplicemente un numero sul quale ormai si sono fissati tutti. E’ senz’altro importante ma il VERO SUPPORTO è un po’ sotto, il grafico e i modelli dicono 1220 (magari con spike a 1180) S&P e 11500 Dow. E ce ne sono altri, importantissimi, poco sotto: 19000-18000 MIB, 6000-5600 per la borsa svizzera (bruttina assai: comincia a essere doloroso il Franco cosi’ forte…), 6800 Dax.

Notate anche sul grafico gli ipervenduti fortissimi del mio COMPOSITE MOMENTUM (ancora una volta perfetto a individuare il flesso negativo dei mercati) e dell’RSI breve: sicuramente compatibili con un minimo intermedio. La notizia meno buona, lo ripeto, è che non c’è nessuna garanzia che il minimo sia già in atto e che, anzi, fino a che i modelli restano al ribasso su base settimanale c’è il rischio di una fase terminale di “selloff”, cioè di una conclusione di questo movimento di ribasso con una o piu’ sedute di panico e di alta volatilità. Anche una sola ulteriore settimana di calo potrebbe quindi avere effetti tutt’altro che leggeri sugli indici. In prospettiva, le letture dei modelli ciclici, quelli del “BREADTH INDICATOR” e un’altra, lunghissima serie di valutazioni tecniche e non (rimando al post con lo studio macro “Modello economico integrato” http://www.francescocaruso.ch/modello-economico-integrato-metodologia-analisi-conclusioni/) gettano ombre lunghe sui prossimi trimestri dei mercati finanziari e, oserei dire, su tutta una serie di paradigmi che hanno retto per decenni sia i comportamenti degli investitori privati che istituzionali che lo stesso mondo del risparmio gestito. Panta rei, tutto scorre. In questo contesto non vi sono certezze, ma solo probabilità un po’ meno improbabili delle altre. In questo senso, lo scenario MENO INCONGRUO è quello di una reazione che parta tra questa settimana e la prossima e che duri (come tempo, si badi bene) un paio di mesi circa. Se cosi’ sarà, in base a tempi, modi, struttura, natura e altro della reazione si potrà gettare una luce chiara sugli sviluppi successivi. Non posso non dire che quanto succede a livello globale – debiti sovrani, rallentamenti, rialzi dei tassi nei paesi emergenti con curve rovesciate (la scuola degli economisti austriaci la chiama la “curva killer”, c’era anche in Europa e negli USA nel 2008 e da sempre precede brusche frenate economiche), la leva finanziaria che in Aprile era arrivata ai livelli 2000 e 2007 – tutto indica una grandissima prudenza, compresi i mercati obbligazionari che, nelle parti lunghe delle curve dei debiti non toccati dalla crisi, sono ritornati a indicare una affannosa ricerca di cedola e quindi a stringere gli spread col breve. Tornero’ anche su questo tema. Ritorno ancora, per concludere, sull’ipervenduto di breve. Vorrei sottolineare che è condizione NECESSARIA MA NON SUFFICIENTE per credere a una probabile reazione: quello che in effetti a me di questo mercato non piace è che manca volatilità (cioè PANICO) e che sono ancora molti di piu’ quelli che si schierano con il “buy on dips” che quelli che stanno seriamente liquidando. Devo anche dire che il panico che manca sugli indici c’è a livello di alcuni settori e titoli, vedi i bancari italiani, che sono stati letteralmente massacrati e sono in condizioni di ipervenduto acutissimo, ma ancora senza segnali di minimo: a occhio, mi sembra comunque difficile che supporti cosi’ importanti come quelli citati sopra per gli indici possano essere attaccati senza che vi sia una “relief reaction” su questi titoli i quali, comunque, restano l’anello debole della catena alimentare dei mercati.