È un fatto accertato che il disordine amministrativo sia fonte di distruzione del potenziale di crescita delle imprese. Lo si è visto infatti in numerosi casi in cui idee brillanti e progetti innovativi non sono riusciti a decollare a causa di inefficienze nella gestione aziendale. Purtroppo in Italia di situazioni di questo tipo se ne incontrano spesso, a cominciare da quella più eclatante rappresentata dalla macchina statale della Pubblica amministrazione, che negli anni ha operato accumulando carte, documenti, fatture senza ordine, attenzione e collegamento (l’unica cosa che pare abbia funzionato bene è stata la riscossione delle tasse!).

Il che si è tradotto nell’incapacità da parte dello Stato di fornire numeri e indicazioni precise e inconfutabili sull’entità dei debiti in essere a livello globale ma anche, spesso, di singola entità. E nel mancato rispetto degli impegni assunti, delle scadenze dei pagamenti, dei rimborsi ai fornitori con la conseguenza che le imprese più legate nei servizi alla Pubblica amministrazione sono anche fallite. Il clima che si è creato intorno alla macchina statale è fortemente ostile; quando si parla di burocrazie le accuse piovono da tutte le parti e non risparmiano nessuno, compresi i dipendenti che però sono anch’essi vittime del sistema. Oggi ci si interroga se il Governo Renzi, che si dimostra determinato a risolvere il problema, sarà in grado di mettere a posto un caos che si è formato in più di sessanta anni, e cioè dal dopoguerra in poi, di gestione pubblica. Per ora ai 47 miliardi di risorse per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione già stanziati dai precedenti governi se ne aggiungono ulteriori 13 miliardi. Il saldo sarà completato “grazie al consolidamento del meccanismo di finanziamento da parte dello Stato”, con impegno alla restituzione da parte degli enti debitori, e a un meccanismo che consentirà alle aziende in attesa di incasso di cedere il proprio credito alla Cassa depositi e prestiti o ad altre istituzioni finanziarie.

Un nuovo sistema di regolamentazione e monitoraggio dovrebbe poi impedire che, in futuro, le fatture non pagate ricomincino ad accumularsi nei cassetti degli enti pubblici. La volontà dunque c’è, la necessità pure, le pressioni anche. Ma il lavoro è enorme, si tratta infatti con pazienza di ricostruire tutto, di mettere insieme pezzi sparsi fatti di carte, documenti ecc… di renderli elettronici e informatizzati , di rivedere regole, norme, di reimpostare insomma dalle fondamenta l’impianto e l’architettura della macchina statale. Un lavoro che dall’esterno si comprende meno rispetto alle esternazioni relative al taglio degli stipendi e dei posti di lavoro, più populiste e di facile propaganda. Ma quello che preme qui sottolineare è il cambio di mentalità che deve necessariamente accompagnare i processi di riordino della gestione contabile. Una mentalità più improntata sul rispetto delle persone come individui, sulle proprie responsabilità, sulla conoscenza dei doveri e non solo dei diritti, sulla consapevolezza degli impegni assunti. Con l’obiettivo di creare un clima positivo, senza il quale è difficile progredire e crescere.

La volontà c’è, la necessità

pure, le pressioni anche.

Ma il lavoro da fare è enorme

Angela Maria Scullica