Pressato dal Fondo monetario internazionale e dalla Bce con l’avvio della Vigilanza Unica, il sistema bancario italiano sta velocemente  cambiando aspetto. E la rapidità con la quale tutto ciò sta avvenendo sarebbe stata inimmaginabile  sino a qualche tempo fa. Basti  pensare alle Fondazioni e al peso che per anni hanno avuto nel decidere strategie  e destini delle banche possedute.

Il Fondo monetario internazionale ha chiesto alle Fondazioni  di ridurre le loro partecipazioni nelle banche in modo da limitarsi al ruolo di azionisti di minoranza e non più a quello di controllo. Ha invitato  inoltre gli  enti del territorio a pubblicare i conti, limitare il leverage e seguire, per le banche di cui sono azionisti, regole di governance più severe che si traducono in consigli  più snelli, eliminazione di conflitti di interesse e consiglieri  con requisiti ben precisi, oltre che con compensi più contenuti.  Esortazioni che hanno già sortito gran parte degli effetti desiderati. Negli aumenti di capitale che le banche italiane hanno dovuto affrontare per mettersi al passo con quanto richiesto dall’asset quality review della Bce, le Fondazioni hanno allentato la presa sugli istituti di credito lasciando spazio ad altri azionisti come i fondi esteri istituzionali e sovrani. Dallo scorso agosto sono state ben 9 le banche italiane  a rifornirsi di capitali per superare gli stress test della Bce. Ad esse presto si  aggiungeranno le due banche che sono state bocciate: Montepaschi e Carige.

È prevedibile che, chiuso il capitolo del rafforzamento patrimoniale, la partita sulla governance subirà un’ulteriore accelerazione anche  per via  delle recenti norme che hanno introdotto il voto plurimo e maggioritario. In discussione c’è il modello stesso del credito cooperativo che per anni ha garantito il legame con il territorio. Le forti pressioni  delle Authority europee per la creazione di gruppi bancari solidi e liquidi stanno portando il mondo del credito a concentrarsi ulteriormente.  Tutto ciò avviene in un periodo in cui il progresso tecnologico cambia profondamente il mercato e, di conseguenza, le modalità di approccio ad esso. Il digitale e il web 2.0  impongono agli istituti di credito nuovi modelli di business, di marketing, di layout, di comunicazione.

La firma grafometrica renderà possibile stipulare contratti a distanza, la videocomunicazione e la tecnologia tridimensionale faciliteranno la creazione di postazioni virtuali e le innovazioni nei prossimi tempi saranno numerose e profonde.  Al momento però le banche italiane si stanno muovendo lungo due direzioni. La prima, seguita  dai pionieri dell’on line, è quella di adottare una strategia multicanale, che punta sul web, sulle filiali e su una rete di promotori. Chi invece è entrato nel mercato digitale successivamente, come Ing Direct e Che Banca!, ha deciso di investire tutto sull’on line associato all’appoggio di una rete molto leggera di filiali ma è indubbio che il vorticoso avanzare della tecnologia aprirà ben presto nuove strade rendendo superate le vecchie.

Angela Maria Scullica