Il prezzo del caffè da inizio 2014 è aumentato di circa il 100%, passando da poco più di 110 a 205, con un picco a 219 fatto segnare a fine aprile. Attualmente i prezzi si muovono in un ampio trading range, con volatilità ancora elevata.

Sono in tanti a chiedersi quale sarà il prossimo movimento deciso di prezzo e a tal proposito è possibile fare alcune considerazioni che potrebbero aiutarci a stabilire se le probabilità possono essere a favore del rialzo o del ribasso. Tanto per cominciare chiarisco che mi sto riferendo al caffè di qualità arabica, quello cioè che beviamo noi in Italia, tanto per intenderci, di cui il Brasile è il primo produttore mondiale.

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Come spesso accade in casi come questo, il là per il raddoppio del prezzo è arrivato proprio da quella regione, dal momento in cui una siccità di portata eccezionale ha colpito le zone dove avviene gran parte del raccolto di questa commodity. Prima di questo evento climatico, la situazione dei coltivatori era già piuttosto complicata da mesi, ma per il motivo opposto. I prezzi infatti stazionavano da tempo poco sopra quota 100, dopo una lunga discesa, giungendo a contatto con i prezzi di produzione. Ne erano seguiti periodi di proteste da parte dei produttori con interventi governativi di sussidio, per far fronte alla quasi totale assenza di margini. In qualche settimana poi la situazione è stata completamente capovolta a conferma del fatto che, nelle materie prime, quando il prezzo giunge su  livelli corrispondenti alla cosiddetta “area valore” quasi sempre chi compra per il medio-lungo periodo, fa un affare.

Il caffè ha cicli di maturazione biennali e in questo momento ci troviamo in un anno “off”, (in cui il raccolto sarà di per se inferiore, a prescindere dal meteo); questo fattore, unito ai danni fatti dall’assenza di piogge in un periodo critico per la maturazione, fa si che le previsioni degli analisti siano divenute piuttosto negative. Attualmente si prevede infatti che il deficit di produzione, giudicato tra il 12 e 20% rispetto allo scorso anno, possa perdurare anche per il 2105, coinvolgendo così anche tutto il raccolto del prossimo anno. A queste notizie di carattere fondamentale, fanno da contraltare quelle provenienti dalla Colombia, altro importante produttore di una delle migliori qualità di caffè al monto, dal momento che il suo raccolto dovrebbe inn parte supplire al deficit del Brasile.

Le esportazioni di aprile di Guatemala, Honduras e Costa Rica sono diminuite rispetto allo scorso anno, ma la domanda nel lungo periodo è prevista molto forte.

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Attualmente il caffè  presenta una situazione ideale per attrarre il denaro degli hedge funds, che quest’anno sono tornati ad investire in molti settori delle materie prime, dopo due anni circa di pausa. Questi fondi speculativi infatti, ritengono ideale entrare in mercati che presentano chiari deficit di produzione globale.

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Se questa teoria si rivelerà corretta, la sensazione è che presto possa giungere un’altra ondata di acquisti che potrebbe portare molto velocemente il prezzo sopra i massimi relativi di Aprile, con un nuovo picco di volatilità.

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