Oggi parliamo di carry trade e dei possibili trend nascenti sui  tassi di cambio per i prossimi mesi.  Per chi non conoscesse cosa si intende per carry trade invito alla breve lettura che l’efficace wikipedia ci offre:

http://it.wikipedia.org/wiki/Carry_trade

a contorno dell’esempio riportato su wikipedia vi allego questo grafico che fa vedere di cosa è stato in gran parte responsabile il carry trade sul cambio dell’euro/yen,  la stessa cosa la si potrebbe  vedere sul dollaro/yen.

carry trade  euryen

Questo tipo di operazione finanziaria è diventata nel tempo sempre più determinante per l’andamento dei tassi di cambio tra i tre pianeti principali della costellazione valutaria ( Dollaro, yen, euro) ma anche e soprattutto nei rapporti valutari tra i tre pianeti principali e le divise  satellite dei paesi emergenti  ( rand sudafricano, lira turca, pesos messicano, real brasiliano ecc…. ) e i paesi non emegenti ma a tassi di rendimento alto ( dollaro australiano e neozelandese).

Il carry trade spiega molto bene perché le divise degli emergenti per lunghi periodi si sono rivalutate con costanza  rispetto a dollaro,euro e yen e perché poi all’improvviso in poche settimane, come successo tra fine maggio e giugno, queste divise perdano il 10- 15% . Quando le divise emergenti vengono riconvertite in divisa dei pianeti principali ( EURO, USD, YEN)  producono deprezzamenti molto veloci dell divise emergenti che si rimangiano in pochi giorni la strada di rivalutazione fatta magari in anni. E tutto questo in barba a quello che spiegano all’università di economia, la teoria ci dice   che le economie che vanno bene ( alta crescita del PIL , bassa disoccupazione, basso debito)  si rivalutano rispetto a quelle deboli.  Questa equazione è sicuramente vera ma nei numeri è stata superata dai movimenti finanziari che sono in grado di sporcare in modo significativo questi trend spesso facendo andare i cross valutari esattamente  nella direzione opposta a quella della teoria.

Analizziamo prima di fare delle ipotesi sul mercato dei cambi dei prossimi mesi quale è il modus operandi di chi  specula con questo tipo di operazione a leva:

1-      Ricerca di un area geografica che sia in grado di offrire tassi bassi di rendimento a breve e possibilmente anche a lungo termine con rischi contenuti di cambiamento di politica monetaria.  Chi fa carry trade lavora a leva e specula a  volte su pochi basis point di differenza di rendimento.  Il cambio di politica monetaria da parte di una banca centrale rappresenta un rischio, le sorprese in questo campo non sono gradite.  La divisa di indebitamento deve in più avere la caratteristica di essere una divisa “ spessa” quindi i candidati non possono che essere euro, yen, dollaro e residualmente sterlina. E questo perché le quantità di denaro che si prendono a prestito sono molto grosse e servono quindi divise con  mercati efficienti e  molto liquidi.

2-      Ricerca di una o più aree geografiche che abbiano dei rendimenti possibilmente sui tassi a breve ( 1-3 anni )  significativamente più alti  di quelli della moneta in cui ci si indebita.

Noi oggi ci troviamo in una fase in cui il carry trade che è stato fatto utilizzando partendo soprattutto dall’area  dollaro USA.    A seguito delle dichiarazioni di Bernacke di maggio ( forse finiamo con il Q3 e quindi i tassi sul dollaro si alzeranno  da qui alla fine dell’anno) è venuta a cadere la condizione 1, l’area dollaro per le operazioni di carry trade inizia a diventare rischiosa in poche settimane i tassi a 10 anni sono passati dall’1,6% al 2,6% odierno. Sui tassi a breve il movimento è stato meno intenso ma comunque è andato nella stessa direzione. Questo ha determinato la chiusura delle posizioni lunghe rispetto alle divise ad alto rendimento ( rand, lira turca , dollaro australiano, neozelandese ecc.. ) provocandone una repentina svalutazione.   Ora siamo in una fase attendista, chi fa carry trade  deve provare ad identificare per il futuro quale può essere l’area più sicura per l’indebitamento a breve.  La domanda allora che ci poniamo oggi è  tra yen,dollaro e euro chi ha le caratteristiche migliori per fare la divisa da indebitamento ?

Dollaro – lo abbiamo detto, la politica monetaria sembra  voler cambiare, difficile che nel breve si riprendano con la stessa intensità le operazioni di indebitamento in dollaro.  Questo scenario potrà riprendere piede solo se la ripresa economica in atto dovesse arrestarsi in modo brusco e improvviso.

Yen – la banca centrale nipponica ha dichiarato di  avere come obiettivo di portare l’inflazione in  area  2%, i tassi  a breve sono ancora molto bassi intorno al mezzo punto con scadenze ad  1 anno.  Lo yen probabilmente resterà una divisa tendenzialmente debole, indebitarsi in yen è ancora conveniente però è presumibile che solo i giapponesi usino i loro yen  per comprare asset che rendono di più ( tra cui i nostri BTP, motivo vero per cui il nostro spread non è ancora aumentato)

Euro- qui c’è una grossa novità, a cui vedremo se il mercato crederà fino in fondo.  Draghi  ha annunciato che i tassi a breve verranno tenuti bassi per tutto il tempo necessario affinchè la liquidità arrivi  all’economia reale. L’economia europea è messa così male che è facile pensare che possa essere vero e che quindi per almeno 18 mesi non ci siano rischi che i tassi a breve  sulla parte euro si alzino.  Una notizia ottima per chi deve prendere posizioni a debito. La conferma di questa volontà la avremo dopo le elezioni tedesche, in più l’area euro è sempre esposta ai rischi di rottura quindi l’euro potrebbe svalutarsi di suo per meri problemi politici, un alea che gioca a favore di chi si è indebitato in euro ( se io sono un americano e mi indebito in euro e l’euro si deprezza io americano devo a scadenza restituire meno dollari di quelli che ho messo sul piatto). La svalutazione dell’euro come effetto collaterale avrebbe anche quello di  risistemare l’economia europea che riacquisirebbe competitività.

Sembrano quindi esserci i presupposti affinchè l’euro possa strutturalmente deprezzarsi  in particolare verso dollaro. Ricordo che quello che produce il movimento sui mercati  sono gli investimenti che si spostano da un asset ad un altro , non quelli che sono già investiti e restano fermi.  Basterebbe quindi che dall’area dollaro anche una piccola parte di operatori vedessero nell’euro una divisa da indebitamento affinchè questo produca il movimento. 1,28 è livello di cambio da monitorare, se il cambio dovesse scendere sotto questo livello lo scenario sopra ipotizzato prederebbe corpo  con possibilità di arrivo in area 1,15-1,18 .

Riassumo quindi gli elementi a fovore di un deprezzamento dell’euro

1- polita monetaria euro che meglio di quella dollaro soddisfa la condizione 1

2- tassi a 10 anni del T-bond americano passati al 2,6% contro l’1,6 del bund tedesco. La differenza di rendimento che per molto tempo è stata irrisoria ora è significativa.

3- instabilità politica dell’euro e dei paesi periferici,  alea che potenzialmente gioca a favore dell’indebitamento dell’ euro.

4- debolezza cronica delle economie euro che richiederebbe svalutazione per ritrovare competitività e crescita.

Stiamo attenti, monitoriamo bene questo livello di  1,28 è determinante per le scelte  di asset al location valutaria di medio periodo.

Alla prossima ..