Nello scorso Trading Library biweekly vi avevo anticipato che avrei letto i giornali e sentito gli analisti finanziari per capire come misurare il terremoto che ha colpito i mercati finanziari. Certo il mondo del Forex è stato colpito pesantemente, ma sappiamo davvero trovare l’epicentro di questa anomalia?

Ho letto molto, ho visto le comunicazioni che giravano sui social, sono rimasta sveglia fino a tarda ora per seguire i comunicati che arrivavano da svariate parti e sono rimasta con gli occhi sgranati davanti al terremoto. Ho pensato, mentre ne parlavo in Trading Library, che un Maestro dei mercati come Roberto Malnati mi avrebbe aiutato a comprendere e così è nato questo Trading Library biweekly. Vi invito a leggere ciò che Roberto Malnati ha scritto per voi!

Come sempre il grande valore aggiunto è la chiarezza con cui Malnati riesce a precisare concetti che raccontati da altri mi sembrano difficilissimi.

“Nel quarto trimestre del 2009, quando un italiano attraversava il valico doganale svizzero con 200 euro in tasca, sapeva che qualsiasi benzinaio sarebbe stato felice di cambiarli con 300 franchi. Purtroppo il numero di italiani (o di greci) che cominciarono dall’anno successivo ad attraversare la dogana con 200 mila euro per vedersi accreditati 300 mila franchi sul conto aumentò a ritmo sempre più sostenuto, arrivando a scambiare 1 euro per 1 franco nel mese di agosto del 2011.

Era un periodo della grande instabilità economica, l’euro era ritenuto a rischio, il BTP italiano non trovava acquirenti e molti investitori ritenevano che in Europa solo il franco svizzero potesse dare buone garanzie per la tenuta dei loro investimenti. La domanda di franchi svizzeri continuava ad aumentare e di conseguenza il suo valore. La Banca Nazionale Svizzera intervenne più volte per evitare che aumentasse troppo, sia con interventi di ammonimento, sia riducendo il tasso di interesse, sia acquistando euro e dollari sul mercato dei cambi. Alla fine la Banca Nazionale Svizzera prese una decisione senza precedenti dichiarando che avrebbe comprato euro e dollari in cambio di franchi stampati senza alcun limite e per l’occasione e stabilì che avrebbe pagato 120 franchi per ogni 100 euro ricevuti in cambio istituendo di fatto un Pegasimmetrico. (Peg è un termine inglese che letteralmente significa “fissare” e che viene utilizzato in finanza ed economia per indicare la politica monetaria, attuata da un governo o da una banca centrale, che consiste nel fissare il tasso di cambio della valuta nazionale, rispetto a un’altra valuta).

Ai trader sul Forex (il mercato dei cambi) non parve vero di poter godere di un’asimmetria del genere. Erano di fatto soldi regalati a piene mani (finché è durata). La strategia era semplicissima: ogni volta che il cambio tra euro e franco arrivava a lambire la quota di intervento, stabilita dalla BNS a 1.20, i trader compravano euro in cambio di franchi e quando questo livello arrivava a generare un 2% o 3% di utile chiudevano la posizione aspettando di ripeterla ogni qualvolta il cambio fosse tornato a 1.20.

Il bello di questa strategia era la possibilità di moltiplicare gli utili con l’impiego della leva finanziaria offerta dai broker. I più prudenti impiegavano leva 10 (ossia moltiplicavano per 10 gli eventuali utili e perdite), i più fiduciosi arrivavano a superare leva a 100.

Il problema è che basta una leva 4 per perdere tutto il capitale con un movimento avverso del 25% e il movimento successivo all’annuncio della rinuncia al livello di 1.20 della BNS ha avuto una magnitudo del 29%.

Alla prima riga dell’introduzione del suo libro sullo Swing Trading, Dave Landry scriveva: “Nel corso del tempo i mercati registrano movimenti naturali paragonabili ai flussi e ai riflussi della marea”. Sapete cosa succede quando si costruisce una diga per fermare la marea? La diga può crollare senza preavviso o i suoi costruttori possono farla saltare se pensano che un ulteriore rialzo della marea in arrivo potrebbe essere ancora più distruttivo.

La Banca Nazionale Svizzera ha fatto crollare la diga a 1.20, prima che fosse spazzata via dalla marea di venditori di euro. Ora si ritrova con 200 miliardi di euro svalutati in portafoglio e a fare i conti con un gran numero di broker falliti o da ricapitalizzare e di fondi di investimento che hanno praticamente azzerato il loro capitale (come Everest Capital Global Fundche ha azzerato circa 830 milioni di dollari di attivi che aveva a fine 2014).

A me l’intervento della BNS ha ricordato Parigi e l’alluvione della Senna del 1910, ancora oggi ricordata come “la grande crue”. Durò dal 21 al 30 di gennaio, periodo durante la quale la Senna raggiunse anche l’altezza di 9 metri e mezzo, con i parigini costretti a muoversi in barca fino agli Champs Élysées. In seguito vennero costruite delle chiuse e dei laghi artificiali predisposti per assorbire la prima onda di piena, e degli argini predisposti per crollare allagando la campagna prima che la piena arrivasse con tutta la sua forza dirompente a Parigi.

Ma torniamo all’intervento della BNS: I trader potevano prevederlo?

No, se la loro incrollabile fiducia nelle parole spese dalle autorità centrali non fosse stata prima scalfita e poi spazzata via.

Si, se avessero preso in considerazione la natura ciclica dei mercati e l’impossibilità di opporsi per sempre a un trend o alla volatilità che dovrebbe esprimere in assenza di interventi.

Nel grafico che segue (EUR/CHF) potete vedere come già dalla metà del 2014 la ciclicità fosse orientata a nuovi minimi per il cambio.

EURCHF-Curncy

Qualcuno vi racconterà che questo era un evento statisticamente impossibile o improbabile, come l’estinzione dei dinosauri, e che basterà ricaricare il conto del broker e aumentare la leva per riprendere tutto quanto perso con gli interessi. Non credeteci. I dinosauri sono risorti solo nei film.”