A quasi due mesi dalla nascita del governo Letta molti si interrogano su quanto potrà durare la configurazione delle cosiddette larghe intese, ma intanto i cittadini italiani sono in attesa di quei provvedimenti urgenti e necessari allo scopo di non sprofondare in una crisi ancora più terribile di quella corrente.

Nella attuale situazione, l’ho detto più volte nelle ultime settimane, l’Italia ha un grande alleato, perché siamo in una fase in cui i mercati finanziari stanno guardando più che favorevolmente al nostro Paese, nonostante le condizioni economiche siano peggiori rispetto ad esempio ad un anno fa. Non lo dico io, lo dicono i dati macro e i dati di mercato: a fronte di un tasso di disoccupazione record al 12% e indici come produzione industriale in continuo peggioramento, la borsa di Milano è la migliore d’Europa da inizio anno e perfino i rendimenti del titoli del debito sovrano sono in discesa, rispetto ai picchi raggiunti nel 2012.  Il motivo è che le banche centrali continuano ad inondare i mercati di liquidità a tassi azzerati e ultimamente e le banche d’affari dagli Usa al Giappone, investono a tassi più che convenienti in Europa, con la benedizione della Bce e del suo paracadute.

Tutto bene dunque ? Proprio per niente. Dobbiamo infatti domandarci come mai nel nostro parlamento si continua a discutere di temi totalmente irrilevanti  per il miglioramento della nostra economia.  Dobbiamo domandarci come mai l’unico provvedimento economico ratificato fino ad oggi, sia la sospensione (si badi bene, sospensione e non cancellazione) dell’Imu sulla prima casa e forse il reperimento di 1 miliardo per la proroga della cassa integrazione. Dobbiamo soprattutto domandarci come mai il governo si interroghi su come e dove reperire i fondi per dar vita a questi due provvedimenti che valgono circa lo 0.6% del totale della spesa pubblica annuale. La risposta è semplice, non è un problema politico, il problema è che, in materia economica il parlamento italiano conta meno di zero. Siamo di fatto commissariati dall’EU, e tutte le decisioni economiche devono essere prese di concerto con gli Euro-burocrati non eletti di Bruxelles.

Qualche giorno fa il presidente del consiglio Letta sul fiscal compact ha dichiarato: “No a rinegoziazione , servono politiche per crescita”  Viene da ridere se non si vuole piangere ad una frase del genere. Quanti italiani sanno cos’è il Fiscal compact ? Quasi nessuno. D’altra parte non aveva idea di cosa fosse neanche la maggior parte dei parlamentari che nel 2012 lo ha votato in parlamento unitamente ad una modifica della costituzione che ne permettesse l’introduzione e di cui il “Corriere della Sera” riportò la notizia in 7 pagina con un trafiletto di 5 righe il giorno dopo l’approvazione. E allora, chi non lo sa e spera che l’Italia possa uscire dal tunnel, legga bene quanto segue : il  Fiscal Compact è un meccanismo che impone agli Stati appartenenti all’Eu il cosiddetto pareggio di bilancio, garantendo tra l’altro la tenuta del rapporto debito/Pil entro il 60%. Questo livello deve essere raggiunto entro vent’anni e per l’Italia, comporta manovre finanziarie aggiuntive a quelle attuali per circa 55 miliardi all’anno per i prossimi vent’anni, questo sempre che il Pil intanto non diventi ancora più negativo, cosa probabile in queste condizioni, perché in quel caso la cifra aumenta.

Ma attenzione, gli Euro-burocrati la faccenda l’hanno studiata per bene  e supponendo che sia impossibile per molti Stati, tra cui il nostro, il mantenimento di questo impegno, hanno tirato fuori dal cilindro il MES , detto anche Fondo Salva Stati, meccanismo attraverso cui gli Stati in difficoltà possono richiedere ed ottenere aiuti. Ma allora siamo salvi, dirà qualcuno, finalmente ecco la solidarietà dell’Europa, tanto agognata in questi mesi dai Piigs. Calma, in Europa, nessuno fa niente per niente, quindi chi chiede aiuto e attiva il Mes, cede automaticamente altri pezzi di sovranità nazionale a Bruxelles, che potrà a quel punto decidere perfino quante volte al giorno potremo utilizzare lo sciacquone del bagno. Ma non è tutto, l’Italia, come gli altri paesi aderenti, per entrare nel Mes, ha dovuto sborsare svariati miliardi di Euro che sono depositati in un fondo che investe in titoli di Stato di paesi a tripla A. Quindi , ennesimo paradosso, non ci sono i soldi per fare i pagamenti dei crediti spettanti alle PMI, ma abbiamo trovato subito il modo di versare circa 20 Mld, con cui sono stati acquistati Bund tedeschi che rendono quasi zero.

Ma non è finita, ancora un po’ di pazienza, manca il tocco finale;  signori e signori ecco a voi il Two Pack, il cui nome sembra davvero una presa in giro, perché trattasi di un vero e proprio “pacco”. Un meccanismo attraverso cui la commissione europea, formata da membri non eletti dai cittadini di nessuno Stato, potrà non solo controllare i bilanci dei singoli Stati, ma anche imporre correttivi e modifiche alla politiche di bilancio, ove si riscontrassero irregolarità.

Il 2014 si avvicina a grandi passi, ma qui, della luce in fondo al tunnel, neanche l’ombra.