Questo mese il Giornale delle Assicurazioni esamina  l’andamento complessivo del ramo vita nel 2012, sottolineandone l’eccellente performance nel risultato di bilancio. Ricordiamo che il vita ha espresso utili per 5.132 milioni, mentre i danni hanno chiuso in attivo per 622 milioni.

Una differenza davvero notevole, determinata non soltanto dalla maggiore raccolta realizzata nei rami vita, ma soprattutto dell’elevato contributo apportato dalla gestione finanziaria.

È opportuno ricordare che i premi raccolti nel vita sono quasi il doppio di quelli danni, mentre gli investimenti ammontano a quasi sei volte: 365 miliardi nel vita contro i 66,8 miliardi dei danni. Questa differenza è determinata essenzialmente dal maggior peso delle riserve tecniche del ramo vita, con la conseguenza che, in assenza di turbolenze sui mercati finanziari, i redditi da investimenti sono assai più consistenti. Resta comunque il fatto che il risultato danni è sicuramente positivo poiché l’utile di esercizio non si riscontrava più dal 2007 e se si esclude il 2009, in sostanziale pareggio, gli altri esercizi esprimevano perdite costanti.

Questo ritorno all’utile è stato determinato in gran parte dal ramo auto, che con il 57% dei premi raccolti contribuisce per il 75% circa alla formazione dell’utile. Questa percentuale, che si mantiene costante negli anni, caratterizza in pratica i risultati del settore. Alla nota positiva di un saldo tecnico attivo si accompagna invece la constatazione della stasi, in termini di crescita. La raccolta complessiva danni, infatti, ammonta a 35.407 milioni con una diminuzione, calcolata a parametro omogeneo, rispetto all’anno precedente, dell’1,9% in termini nominali. La diminuzione è stata determinata sia da un calo della raccolta del 2,2% nel settore auto, sia da una contrazione negli altri rami danni pari all’1,5%.

Malgrado cioè il risultato di bilancio è migliorato considerevolmente passando dal miliardo di perdita del 2011 al già citato utile di 622 milioni nel 2012. Grazie alla forte diminuzione dei sinistri nel ramo auto e al deciso miglioramento dei redditi da investimento.

Le prospettive per il 2013, in termini di crescita, non sono certo incoraggianti a causa della riduzione delle tariffe auto, stimabile nell’ordine del 5%, e dal perdurare della crisi economica che rende sia le imprese che i privati poco disponibili alla spesa assicurativa. Anche l’entrata in vigore dell’obbligo assicurativo per la responsabilità civile dei professionisti non sta generando significativi incrementi nel ramo Rc diversi e viene in larga misura percepita come l’applicazione di una nuova tassa pur rappresentando un doveroso atto di previdenza per chi affronta i rischi di una professione, nell’interesse proprio e della propria clientela. Questa situazione che perdura da decenni è dovuta in parte a carenze informative delle imprese e del sistema distributivo e in larga misura da una diffusa e negativa cultura degli italiani, molto sensibili nei confronti del risparmio e assai poco propensi ad atti di previdenza. E pertanto, mentre con una spesa assicurativa nei rami danni equivalente al 2,2% del Pil continuiamo a essere tra i paesi più arretrati, le previsioni dell’Ania di  un’ulteriore decrescita del 3,5%, alla luce dei dati semestrali potrebbero essere ancora più accentuate. Rimane comunque alta la probabilità che i risultati del 2013 siano ancora positivi perchè i sinistri nell’auto continuano a diminuire e, per il momento, negli altri rami danni non si  sono verificati eventi catastrofali. La contrazione dei premi potrebbe però determinare seri problemi per la sopravvivenza di molte agenzie e di un numero più ridotto di broker di piccole dimensioni che vivono essenzialmente di provvigioni e solo in minima parte possono trarre benefici dalla diminuzione della sinistrosità, così come non possono giovarsi del miglioramento dei mercati finanziari.

I loro problemi saranno accentuati dall’abolizione del tacito rinnovo, dal moltiplicarsi dei comparatori delle tariffe auto particolarmente aggressivi nella comunicazione e dall’avvento, ormai alle porte, del contratto Rc auto standard e dell’home insurance. Questo cambiamento di scenario che mette in crisi il sistema distributivo pone interrogativi anche alle compagnie e apre prospettive di trasformazione.

Angela Maria Scullica