In collaborazione con il mensile Banca Finanza ed in anteprima su finanza.leonardo.it -

editoriale settembre 2013  del direttore Angela Maria Scullica

- La crisi e lo sviluppo tecnologico hanno in breve tempo demolito i miti che nel ventennio precedente avevano caratterizzato le attività “innovative” di alcune banche, operatori e società finanziarie: i guadagni veloci, i rischi ripartibili su comunità non partecipi, i prodotti ad alto rendimento anche se a scarsa trasparenza, le strategie ad orizzonte temporale limitato, la visione manageriale orientata prevalentemente alla realizzazione di dividendi per gli azionisti. E hanno messo in rilievo e dato dovuta importanza oltre che a innovazione, flessibilità e lungimiranza a valori base quali solidità patrimoniale, sostenibilità del business, trasparenza, soddisfazione del mercato, etica, rispetto degli impegni e correttezza professionale. Insomma una vera e propria rivoluzione culturale e strutturale che si sta compiendo in questo difficile e complesso periodo di transizione. Con tutte le conseguenze che ne derivano su chi non riesce a comprendere e ad adeguarsi all’evoluzione in corso. Dal canto loro le banche si stanno pesantemente ristrutturando sotto l’attenzione di una opinione pubblica che non concede più nulla e che è pronta a denunciare con vigore e forza i più piccoli torti subiti. E in presenza di una serie di controlli messi in atto dalle Authority, talvolta anche eccessivi e penalizzanti per l’operatività, che possono avere risvolti anche giuridici e penali nel caso in cui rivelassero manchevolezze, carenze o, peggio ancora, mancato rispetto delle regole. È chiaro che in una situazione di questo tipo le banche si sentono vittime e si muovono con molta prudenza e selettività nell’erogazione dei prestiti. Ma sta di fatto che i tempi sono cambiati. E che, in ogni caso, nel momento in cui arriverà l’agognata ripresa, occorrerà fare i conti con una realtà molto diversa e con un mondo che nel frattempo, in questi ultimi cinque anni, è diventato strettamente interconnesso. Un mondo in cui non basta avere idee, preparazione, grinta, volontà e relazioni per andare avanti ma occorre una forte concentrazione sulla qualità del servizio e dei prodotti, sull’efficienza dell’organizzazione e sull’evoluzione del mercato. E ragionare con una visione strategica di medio lungo termine tenendo ben presente che la reputazione si gioca sulla correttezza dei comportamenti, la coerenza e il rispetto degli impegni. E che basta poco, talvolta anche solo una disattenzione, per perdere molto.