L’Unione Europea, intesa come quell’insieme di istituzioni di burocrati al comando di un gruppo di paesi che non hanno mai avuto e probabilmente mai avranno niente in comune, a cominciare dalla lingua, da tempo recita una specie di filastrocca, in cui si alternano frasi come “il peggio è passato”, ad altre come “il rigore è necessario per far crescere i Paesi meno virtuosi”. Le varianti della prima frase sono molte e qui in Italia ad esempio ogni tanto spunta qualcuno che vede “luci in fondo al tunnel”, oppure che ci informa, come in questi giorni che : “entro fine 2013 usciremo dalla recessione”.

Non è un videogioco, ma una vera e propria guerra, solo che al posto dei carrarmati e delle bombe, si utilizzano la burocrazia e la finanza. Poche settimane fa dal Fmi hanno ammesso candidamente che in Europa  fino ad ora si è utilizzata troppa austerità e che l’eccesso di rigore ha aumentato i problemi dei Paesi periferici. A Bruxelles tuttavia sembrano non voler sentire e da qualche giorno la Grecia è di nuovo sotto minaccia. L’imminenza di una nuova scadenza per l’erogazione di una nuova tranche di aiuti di 8.1 mld di Euro, autorizza la Troika a dare l’ennesimo ultimatum. Il governo greco dovrà cedere un altro pezzo di sovranità in cambio di quella somma, che tutti sanno non servirà allo scopo di far uscire dalla crisi quello che è ormai uno Stato fantasma.

I guai in questi casi, si sa, non vengono mai da soli e l’annuncio del Portogallo di una possibile crisi di governo ha immediatamente portato i rendimenti del suo titolo decennale ad alzarsi di 120 bps, al 7.60 di questa mattina. L’effetto domino sui paesi deboli in giornate come questa è inevitabile, il future sul Btp italiano ha perso in pochi in minuti dall’apertura 150 ticks e lo spread con il Bund (non più tanto significativo come parametro di giudizio, ma sempre seguito) è di nuovo in allargamento.

Dovremmo darci davvero una regolata vista la situazione e invece il governo italiano continua una impressionante melina che porta al nulla, spacciando per successi manovrine  di facciata che nulla spostano a livello di numeri per l’economia e facendo propaganda su presunti pugni sul tavolo da battere in sede europea.