Questa è stata la settimana delle banche centrali; in particolare ieri pomeriggio Mario Draghi, a margine della riunione mensile della Bce sulla politica monetaria, ha tenuto la consueta conference call e risposto alle domande dei giornalisti.

Leggendo un po’ di commenti ieri pomeriggio, non ho trovato riscontro ad un passaggio, a mio parere saliente, del discorso di Draghi;  il presidente della banca centrale europea infatti, ad un certo punto ha detto: “…dobbiamo  seguire da vicino le politiche fiscali dei singoli Paesi….(e poi)…bisogna seguire le politiche che favoriscano il fiscal compact e il consolidamento del debito…”

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Poiché i media che io definisco ormai da tempo “di regime”, tendono a far passare sotto silenzio certi “dettagli” per nulla trascurabili, allora provo io tradurre la frase sibillina di Draghi. Il senso del discorso riconduce al fatto che non sarà possibile in alcun modo, soprattutto per gli Stati con alto livello di indebitamento, allentare la presa del massimo rigore fiscale. Le politiche dell’austerità devono continuare perché il mantra è il pareggio di bilancio. Se vogliamo personalizzare il discorso e riferirlo all’Italia è un po’ come dire: attenzione, ricordate che tra meno di un anno e per il ventennio successivo, dovrete accantonare, oltre tutto il resto, 55 miliardi all’anno per ridurre il debito al 60% del Pil, quindi dimenticate qualsiasi possibilità di riduzione delle imposte, che anzi, dovranno necessariamente crescere ancora.  Se qualcuno di voi ha letto un solo rigo di quanto vi sto riferendo sui giornaloni me lo riferisca per favore, sono molto interessato a prenderne atto.

Qualcuno a questo punto potrà obiettare che i 50 miliardi in più potrebbero essere trovati attraverso la riduzione della spesa improduttiva del gigantesco ’apparato burocratico e clientelare dello Stato, che mantiene parassiti che non hanno lavorato un solo giorno in vita loro, ma dubito fortemente che ciò possa avvenire, almeno non sotto la guida del governo attuale.

Piuttosto la sensazione netta è che sia ufficialmente partito l’attacco ai risparmi privati del ceto medio, le cosiddette “rendite improduttive”.  Basta riguardare i temi trattati dai alcuni  talk show ricominciati in grande stile questa settimana dopo la pausa natalizia, e in particolare quello che va in onda in prima serata su La7 il giovedì, a cominciare dall’incipit iniziale in cui si parlava di quanto siano brutti e cattivi tutti coloro che fanno soldi in borsa, indiscriminatamente. Dal sono tutti evasori, si sta passando al “tassiamo quelli che hanno messo un po’ di soldi da parte, fa nulla se quel denaro sia stato accantonato con il sudore della fronte e pagando regolarmente le tasse, tutto in nome della santa redistribuzione”.  Amen !