Chi segue i miei post sa che ogni tanto mi piace infilare consigli su alcuni settori in particolare…
In passato, ad esempio (novembre 2012), dopo la seconda elezione di Obama alla Presidenza degli Stati Uniti, suggerii ai lettori di questa rubrica di investire nel settore Biotech, in quanto era cosa nota  che  Obama fosse  stato l’uomo che quattro anni prima aveva iniziato a dedicare molte risorse economiche alla ricerca sulla biotecnologia e – oltretutto – nell’ottobre 2012  aveva persino  fatto approvare una nuova legge che snelliva il processo di autorizzazione dei farmaci (http://finanza.leonardo.it/un-po-di-pepe-nella-solita-minestra/).
Ebbene, il Biotech nel 2013 è letteralmente volato, sia dal punto di vista della performance di settore, che dal punto di vista dei risultati raggiunti da queste aziende, che hanno saputo scoprire nuovi farmaci per la cura di malattie finora ritenute incurabili.

Un paio di mesi più tardi (gennaio 2013), mi sono invece concentrato sulla borsa del Sol Levante (http://finanza.leonardo.it/perch-la-borsa-giapponese-potrebbe-rimanere-la-pi-interessante-anche-nel-prossimo-futuro/), dove notavo un interessante disegno tecnico – tipico delle neglected asset class -  quando cominciano a tornare appetibili per gli  investitori importanti mostrando una serie di minimi crescenti.

Poichè l’appetito vien mangiando, proverò anche questa volta a segnalare un’asset class che mi sembra stia registrando più o meno lo stesso comportamento dell’indice Nikkei, aggiungendo che anch’essa appartiene sicuramente ai settori che recentemente sono stati più trascurati dai portafogli degli investitori istituzionali. Si tratta delle azioni gold miners.

E’ innegabile che la performance negli ultimi anni sia stata disastrosa  e che lo sconto rispetto all’oro fisico sia aumentato notevolmente negli ultimi anni.

La ragione pare risieda nella pessima conduzione di questa aziende da parte dei loro amministratori delegati, che si dice siano riusciti a sbagliare tutto negli ultimi anni.
Adesso però il vento è cambiato e sono avvenute delle profonde ristrutturazioni ( nonchè una quasi completa sostituzione dei CEOs), oltre ad un gran fermento a livello di M&A.
A dire il vero, nelle mie indicazioni di asset allocation di inizio anno, consigliavo di investire una percentuale su oro fisico con queste parole:  “Detenere un 5-10% di oro (da comprare in area 1200 dollari), potrebbe essere una buona idea. Forse non tutti sanno che in questo momento l’oro non viene più estratto, in quanto si spende più per estrarlo di quanto si guadagni a venderlo. Qualora questa situazione dovesse perdurare, l’offerta verrebbe necessariamente limitata, mentre la domanda non si fermerebbe, visto che i cinesi stanno diversificando le loro enormi riserve sul metallo giallo. Quindi, secondo la più antica legge dell’economia (quella della domanda e dell’offerta), il prezzo ad un certo punto dovrebbe cominciare a salire”.

(http://www.frameam.ch/frameam/images/ilpuntomensile/IlPuntoMensile_07012014_PUBLIC.pdf ).
Ho tuttavia notato che l’indice delle gold miners tende ad anticipare e a esagerare con un Beta molto più marcato ( sia in positivo che in negativo ovviamente) il movimento dell’oro fisico.
Per tale motivo, preferisco avere in portafoglio un 3-4 % di  fondi specializzati sulle azioni minerarie ed essere molto attento, qualora si verificasse un rialzo del 20 -30 %, a ridurre la posizione prendendo beneficio della plusvalenza, oppure  a ricomprare  di fronte ad un ribasso del 20-30% attuando una sorta di constant mix.

Di seguito,  potete vedere la somiglianza tra il grafico del Nikkei e  quello dell’Etf GDX, che mi lascia ben sperare…

Schermata 03-2456727 alle 13.04.29 Schermata 03-2456727 alle 13.04.47 Schermata 03-2456727 alle 13.05.03

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