Non è andata proprio come si aspettava a giudicare dalle perdite delle borse europee. All’ombra del Vesuvio, il presidente della Bce si è limitato a delineare i tecnicismi sulle operazioni di acquisti di ABS (Asset Backed Security) e Covered Bond. Senonché il mercato aveva fame di numeri, in particolare, sull’ammontare degli acquisti di asset.

L’amarezza si è diffusa rapidamente. La mancanza di un punto di riferimento chiaro ed esplicito sull’ammontare di asset acquistati dalla Bce, come hanno fatto la Federal Reserve e la Bank of Japan, ha deluso profondamente gli investitori. La scelta di non rilasciare indicazioni in merito potrebbe essere dipesa dalla facoltà di Draghi di lasciarsi la libertà di decidere arbitrariamente sulla base dell’evoluzione del mercato. Gli operatori però non sembrano essere stati convinti nemmeno dalla dichiarazione di Draghi secondo cui la portata totale di tutte le operazioni (ovvero TLTRO, ABS, Covered Bond) abbia un potenziale di 1.000 miliardi di euro. Opinione condivisibile alla luce dell’esito deludente della recente operazione TLTRO. Crediamo che il mercato nutra un certo scetticismo sul raggiungimento di questo valore.

Una considerazione a parte la merita anche la durata biennale delle operazioni. Considerando l’ampiezza ridotta di questi mercati (circa 250 miliardi di euro al momento), sembrerebbe che gli acquisti saranno molto graduali e spalmati su un orizzonte temporale molto lungo di tempo. Questo induce a pensare che le misure avranno un impatto molto contenuto e non immediato sull’economia reale e, in qualche modo, il loro successo sarà legato all’esito delle prossime TLTRO. Ad avvalorare questa tesi, ci sarebbero anche le considerazioni fatte da Draghi in italiano a conclusione della conferenza stampa, dove ha precisato che le operazioni della Bce devono essere in grado di modificare le aspettative future e riportare l’ottimismo tra gli operatori. A nulla è servita la conferma degli acquisti di asset greci e ciprioti, seppur con deroghe specifiche in merito al rating e al collaterale, come anticipato ieri dal Financial Times.

Il clima, già teso, è stato appesantito dal fatto che ancora una volta il numero uno della Bce ha precisato che “permangono pesanti rischi al ribasso per l’eurozona”. Sul tema QE, Draghi ha continuato a ribadire una certa apertura nei prossimi mesi se le condizioni del mercato dovessero deteriorarsi ulteriormente. Queste ultime dichiarazioni hanno riportato qualche vendita sui titoli governativi della zona euro, con i rendimenti di Spagna e Italia in rialzo, dopo i recenti minimi.

La reazione sulle borse è stata pessima. Il nostro paniere principale è sprofondato quasi del 4%. Dal punto di vista tecnico, il posizionamento sotto area 20.000 punti per il Ftse Mib apre uno scenario di debolezza che potrebbe riportare le quotazioni sui minimi di febbraio e agosto scorsi, a quota 18.800 (grafico sotto). A questo livello l’indice potrebbe incrociare anche la trend line rialzista che congiunge i minimi del 2012 e di luglio 2013.

Tentativi di rimbalzo verso 20.300 – 20.350 punti rimarrebbero compatibili con questo scenario ribassista e potrebbero essere inquadrati come semplici movimenti tecnici dopo il forte ipervenduto. Sarà necessario un allungo sopra tali riferimenti per allontanare le recenti tensioni. Il primo ostacolo importante rimane in tal caso verso 20.950 punti, top dell’ultima settimana e area di transito della trend line ribassista principale.

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Vincenzo Longo – Market Strategist IG