Buongiorno a tutti,

si riparte con la prima vera settimana di trading dell’anno, con i livelli di liquidità che stanno tornando a livelli normali.

I primi giorni dell’anno sono stati sfruttati per prendere profitto dopo i movimenti direzionali che hanno caratterizzato le ultime settimane dell’anno e che hanno visto l’alternanza della forza di euro e di sterlina, della debolezza di yen e dollaro australiano, della corsa senza fine delle borse americane e dei movimenti non correlati delle materie prime (con oro in discesa per poi salire sulle prese di profitto e petrolio che si è comportato in maniera speculare).

I punti importanti di ragionamento riguardano ancora le politiche monetarie delle diverse banche centrali, con la Federal Reserve e la BCE sopra tutte, oggi vogliamo concentrarci sulla BCE dato che il suo prossimo incontyro avverrà il prossimo 9 gennaio 2014, questo giovedì.

Questa mattina è stato pubblicato il dato sul Consumer Price Index relativo al mese di dicembre 2013 (dato sull’inflazione) che ha fatto registrare un +0.8% in discesa rispetto allo 0.9% di novembre  ed un dato core (ovvero depurato dal paniere alimentare, quello su cui si sono visti i maggiori aumenti di prezzo, soprattutto sul versante alcool e tabacco) pari a 0.7%.

Siamo dunque di fronte ad una situzione disinflazionistica (diminuzione delle pressioni sui prezzi) che potrebbe portare alla deflazione, ovvero ad un’inflazione negativa che potrebbe condurre l’Europa a vivere la situazione che per oltre 20 anni ha caratterizzato il Giappone e che è combattuta in questi mesi con massicce iniezioni di liquidità da parte delle autorità centrali. Parlaimo della trappola della liquidità, dove la mancanza di fiducia sia nell’economia reale, sia nelle istituzioni che non mostrano un attivismo improntato alla risoluzione reale dei problemi sta facendo detenere sempre più liquidità alle persone che, così facendo, realizzano le proprie peggiori aspettative in quanto vanno ad alimentare situazioni di recessione dovute alla mancanza di domanda aggregata che porta ad aumenti della disoccupazione ed alla diminuzione dei salari, in una spirale che si autoalimenta.

l problema è la fiducia, e questa arriva dai media e dai circuiti del credito che hanno chiuso i rubinetti per le aziende. Queste le leve su cui agire per tentare di cambiare una situazione che economicamente parlando potrebbe essere risolta in tempi ragionevoli ma che, politicamente parlando forse non si vuole risolvere. Detto questo, giovedì tutte le orecchie degli investitori e degli analisti saranno rivolte al wording della BCE che purtroppo non dovrebbe mettere in campo nessuna mossa (nè il taglio dei tassi sui depositi nè politiche monetarie non convenzionali) ma che potrebbe preparare il terreno per eventuali mosse nei mesi a venire, nel caso in cui l’inflazione continui a peggiorare (scenario verosimile).