Buffa, per cosi dire, la reazione di allegria ed euforia sia dei mercati finanziari che degli addetti ai lavori dopo la risoluzione della vicenda shutdown e, finalmente, la riapertura dello stato federale statunitense. Da una parte, i primi a tirare un sospiro di sollievo i governi della Cina e del Giappone, maggiori proprietari del debito targato USA, dall’altra i dipendenti dello stato che hanno ripreso il lavoro e percepiranno nuovamente lo stipendio.

Tutto bene quel che finisce bene, verrebbe da dire. Il problema è che non è cosi, e ormai non è più un segreto. In primo luogo, il patto di non belligeranza presenta un termine veramente ristretto. La riapertura dell’amministrazione pubblica è garantita solo fino al 16 gennaio con la garanzia di finanziare il debito fino al 7 febbraio, che diventa un nuovo ultimatum onde evitare ancora una volta il fallimento tecnico degli States.

Ma i risvolti all’orizzonte sono ben più gravi e si estendono sia nell’area politica che finanziaria. Il gruppo dei repubblicani si è spaccato nelle ore precedenti all’accordo in senato e alla camera, con gli irriducibili irritati dal voto dei compagni di partito per approvare la riapertura dello stato. Dal canto suo il popolo non può aver gradito l’atteggiamento repubblicano che ha lasciato a casa, senza pensarci due volte, 800 mila dipendenti pubblici per il solo scopo di contrastare l’Obamacare, la riforma della sanità tanto cercata dal presidente.

Ma non è tutto. Dal punto di vista finanziario la situazione sembra essere ancora peggiore. Da una parte il debito, ormai ben oltre al 100% del PIL e, nonostante ciò, destinato ad aumentare. In secondo luogo si presentano le analisi di Standard & Poor’s, secondo i quali le stime delle perdite causate dallo shutdown ammonterebbero a 25 miliardi di dollari.

Risulta quindi difficile spiegare la reazione positiva del mercato, in un momento cosi delicato con una tregua destinata a concludersi presto, molto presto. Senza contare la situazione al limite del debito che risulta ormai insostenibile. Ci sarebbe anche da capire perché ai paesi dell’eurozona, in situazioni simili agli USA, sono state imposte delle restrizioni cosi ferree, mentre dall’altra parte dell’oceano nessuno sembra curarsene.

Lucas Bruni

debito in salita debito in salita

grafico debito usd alle stesse.