E’ un argomento che tratto diffusamente da tempo, molto prima che, finalmente, arrivasse all’onore delle cronache. Eppure, a pochi mesi dall’entrata in vigore di questo meccanismo diabolico, soprattutto in Tv ci si guarda bene dal chiederne conto ai politici, ormai vere e proprie star dei talk show.

Durante il governo Monti, il Fiscal Compact è stato votato in assoluto silenzio dal nostro parlamento che oggi si preoccupa di sbandierare provvedimenti totalmente inutili ai fini della crescita economica, per lo meno in questa fase, mentre i giornaloni relegarono l’argomento in dodicesima pagina, liquidandolo con trafiletti di cinque righe. C’è anche la certezza che, molti dei Parlamentari che lo votarono, lo fecero per volontà di partito e non è escluso che il vero significato del testo non sia stato pienamente recepito da molti dei votanti.

Per la precisione il Fiscal Compact è un trattato che prevede l’impegno degli Stati sottoscrittori al pareggio di bilancio, attraverso la  riduzione progressiva del debito pubblico entro determinati parametri rispetto al Pil. Per l’Italia, a conti fatti, si parla di  una quota pari a 50 miliardi all’anno per vent’anni. Questo significa che il governo italiano nella legge di bilancio dovrà accantonare oltre a tutto il resto, altri 50 miliardi extra per andare ad abbattere il debito pubblico di anno in anno in maniera costante. Questo trattato è stato firmato e sottoscritto dagli stati membri ad eccezione della Germania che ne ha fatto invece una questione di Costituzionalità. In altre parole sono stati presentati una serie  di ricorsi alla corte costituzionale tedesca per verificare se il parametro in questione e le decisioni necessarie per raggiungerlo, siano conformi alla costituzione. Iter che Berlino adotta ogni volta che si presentano situazioni simili, a differenza di quanto avviene per l’Italia dove i parametri come pareggio di bilancio ed altri simili, non rientrano nella nostra carta costituzionale, ma vengono adottati per trattato, con modifiche alla costituzione ratifica di volta in volta e in tutta fretta, anch’esse nel silenzio più assoluto di tutti. Naturalmente la Germania, che si oppone anche all’Unione bancaria per non avere controlli serrati sui suoi istituti di credito come anche al Fiscal Compact, persegue i suoi interessi ad essere libera di poter avere un bilancio non restrittivo. Una delle domande che non vengono mai poste in Tv ai nostri politici è:  “i soldi per il Fiscal compact,  dove saranno presi ?” Beh, il momento si avvicina e allora la risposta , a tempo debito sarà: “Dobbiamo prendere i soldi dove ci sono, ce lo impone la situazione, ma soprattutto, ce lo chiede l’Europa” …e allora tutti sull’attenti !