In un venerdi che vede il matenimento del range in europa con un tentativo di rottura a rialzo rientrato nella serata sul Dax, ed un Eurodollaro che dopo aver toccato 1.3050 rientra sotto 1.30 sull’asia,  l’unica notizia di rilievo e’ il flash crash indiano di venerdi’.

La trama è sempre la solita, riportata dai regulators: un broker con il solito “fat finger error” inserisce un ordine mostro e il mercato collassa fino a perdere il 16% per poi chiudere invariato.

In India i circuit breakerrs sono posti infatti a meno 20% e scattano le richieste per ridurre lo scostamento massimo raggiungibile prima di interrompere le negoziazioni per dare tempo agli operatori di rivedere gli ordini a 10%.

L’episodio segue di due giorni il glitch sul Nasdaq che ha avuto la Kraft food protagonista di un rialzo istantaneo del 28% dovuto parimenti ad errore di immissione..

Questi episodi vedono l’esempio macroscopico nel flash crash di maggio 2010 sul mercato americano.

Molte volte questi errori sono pero’ prodromi di un movimento. La mancanza di volume in un lato segnala infatti che quello e’ illato debole dove si può forzare il mercato per vedere se si raggiungono livelli di liquidazione preimpostati dagli asset allocators.

Sulla borsa italiana di norma i movimenti generati da errore vengono comunque considerati “executed trade” fino ad un certo livello, sotto quel trigger invece vengono stornati in quanto “errore palese” come ad esempio un ordine di vendita di 15.000 fib al prezzo di 2 invece che 2 fib al prezzo di 15.000.

I filtri italiani di scostamento e i circuit breakers rendono impossibile un movimento del genere.

Vedremo nelle prossime sedute s in India c’e’ stato un errore marchiano o un ordine di vendita magari in program trading da eseguire in N periodi che per errore e’ entrato tutto in una volta.

Dopo un Top di periodo a 5.787 il 4 ottobre ed una chiusura dopo la cencellazione degli errori di tradding di venerdi a 5.746 oggi l’indice indiano è appena sotto quel livello a 5.718 in prima mattina.