Questa settimana vi parlero’ dei gestori macro , forse i piu’ “leggendari” tra quelli presenti sul mercato e non nascondo che sono anche i miei preferiti per il fascino che emanano.

Forse vi ricorderete di George Soros, colui che scommise contro la Lira italiana e la Sterlina inglese nel ‘92, guadagnando quasi un miliardo di dollari.

Cerchero’ oggi di spiegarvi cosa fanno e come e’ stato possibile che questi incalliti speculatori abbiano potuto prendere in mano  le redini di un fondo armonizzato UCITS, acquistabile anche dalla pensionata di Rovereto.

Sostanzialmente, l’approccio e’ molto simile al “proprietary trading” delle banche d’affari, ovvero comprare o vendere qualunque cosa: azioni, obbligazioni, valute, future , opzioni, derivati , commodity, qualunque cosa, purche’ alla fine ci sia un utile.

Se un manager macro pensa che l’economia di un Paese andra’ meglio di un’altra, oppure che la sua banca centrale alzera’ i tassi d’interesse prima dell’altra , potra’ prendere posizione con il future sull’indice di borsa, o della sua valuta, o ancora sul governativo dello stesso e scommettere su un differenziale che si potrebbe creare nel futuro. Un caso oggi noto  praticamente a tutti  e’ lo spread o il differenziale di tasso d’interesse tra il Bund tedesco e i vari governativi periferici.

Questo gap e’ passato in alcuni casi ( vedi Italia)  da 50 a 500 nel giro di un anno, con oscillazioni violente sia al ribasso che al rialzo.

Coloro che puntarono  su questo movimento, comprando Bund tedeschi e vendendo BTP italiani, attraverso contratti future, hanno fatto fare un sacco di soldi ai propri clienti. E’ evidente che queste persone debbano essere molto preparate dal punto di vista macroeconomico , oltre ad avere nervi saldi e una notevole dose di sangue freddo.

Una volta ho letto una barzelletta che definiva economista colui che oggi ti spiega come andra’ il mondo tra un anno e tra due anni ti spiega perche’ non e’ andato come aveva previsto ….

Ecco, la grande differenza tra un economista e un gestore macro sta proprio nella responsabilita’ delle proprie azioni.

Un conto e’ parlare ad una platea di mille persone e dire che questo o quel Paese falliranno, diverso  e’ essere “corti “di governativi dello stesso Paese e scommettere che ristrutturera’ il debito.

Se sbaglio nel primo caso, non accadra’ nulla, nel secondo caso perdero’ una marea di soldi.

Roubini e’ diventato famoso perche’ ha visto la crisi del 2008 arrivare,.

Bene, oggi vi mostrero’  fondi, i cui responsabili hanno visto ugualmente la crisi arrivare ma l’hanno utilizzato per  i propri clienti !!!

Ma attenzione, poiche’  stiamo trattando fondi armonizzati, non vi mostrero’ hedge funds esotici, inarrivabili ai più, ma veicoli europei accessibili a tutti.

Addentrandoci nel mondo UCITS, la definizione tende a cambiare, la parola Macro viene sostitutita spesso dall’acronimo GTTA che sta per Global Tactical Asset Allocation, ma come diceva mio nonno… “se non e’ zuppa , e’ pan bagnato”.

Ma quali sono le grandi differenze tra un hedge fund macro e una sicav ( o uno unit trust inglese) Macro o GTTA  ?

Sicuramente la leva utilizzata e la concentrazione delle singole “scommesse”, oltre alla liquidita’ dei sottostanti, poiche’la normativa UCITS e’ categorica a tale riguardo.

Non saranno ammesse infatti concentrazioni superiori al 10 percento per singolo titolo, mentre per quanto riguarda il “rischio controparte” non si potra’ eccedere il 20 percento.

Infine la leva massima accettata sara’ di norma il 200 percento, salvo alcuni casi in cui il parametro di riferimento utilizzato sara’ il VAR ( unita di rischio )che non potra’ essere superiore al 20 percento.

Eccoci quindi giunti al momento degli esempi, e ne vedrete di reali

Il grafico che vi mostrai  due settimane fa si riferiva allo  Zest global strategy (vedi serie storica performance del fondo nella tabella sottostante) gestito da  Maurizio Novelli, ex trader della JP Morgan. Il fondo nacque nel 2007 e si e’ distinto per il suo Sharpe Ratio, ovvero la capacita’ di generare performance in relazione al rischio assunto.

Perche’ quando si parla di questo di questo genere di gestione bisogna sempre tenere in grandissima considerazione i rischi ancor prima delle performance.

Un altro nome conosciuto nell’ambiente , e’ quello di Giuseppe Di Stefano, che vi ho citato la settimana scorsa.

Il suo fondo si chiama Alessia Absolute Return Macro ed e’ stato lanciato nell’aprile del 2008. Immaginate un timing peggiore di questo per lanciare un fondo … ?

Io direi di no, da lì a poco avrebbe dovuto affrontare una cascata di meteoriti.

Invece la sua capacita’ di leggere il mercato l’ha fatto uscire indenne dal 2008 e di ottenere ottimi risultati anche successivamente.

Nel grafico che potete vedere ho comparato Alessia Absolute Return Macro (linea bianca) ad un mostro sacro come Eduard Carmignac e al suo Patrimoine (linea arancione) per due motivi specifici. Il primo e’ che dopo il 2008 Carmignac ha raccolto oltre 30 miliardi di euro, mentre Alessia al momento gestisce 80 milioni. Eppure se guardo ai rendimenti aggiustati per il rischio, non vedo questo divario, o per lo meno tale da giustificare una così enorme differenza.

Visto che amo i paragoni calcistici, e che ho equiparato  i gestori a dei calciatori, sarebbe come se  Ronaldo guadagnasse 50 milioni di euro e Pirlo 50 mila euro, solo perche’ uno si fa vedere piu dell’altro agli eventi mondani.

Potenza del marketing !!!

L’altro motivo e’ che quest’estate Di Stefano ha sofferto per delle decisioni errate che gli hanno compromesso la performance 2011, facendolo chiudere ad un meno 3 %. Ma anche Carmignac e’ dal giugno 2010 che oscilla tra i 142 e 128 euro ( riferito alla classe E, la più venduta in Italia), quindi come dire,…nessuno e’ infallibile ( come ho più volte rimarcato).

La differenza sta nel fatto che Di Stefano quest’estate  mi ha telefonato per spiegarmi esattamente tutte le motivazioni  delle sue scelte e cosa avrebbe fatto nel futuro, rassicurandomi non poco.

Mentre Carmignac , giustamente – aggiungo –  viste le dimensioni raggiunte dalla sua casa, parla  ormai soltanto attraverso il proprio efficientissimo ufficio stampa e comunicazione.

Non sto mettendo in dubbio la capacita’ gestionale di nessuno, faccio soltanto considerazioni oggettive.

Un’altra casa di gestione che io adoro è l’inglese Ruffer.

Qua sotto potete vedere tre grafici dei loro tre prodotti di punta, ovvero

  • Equity and general

  • Total Return

  • European

Onestamente farei fatica a sceglierne uno !!!

Inoltre, essendo fondi inglesi in sterline e non consobizzati, non sarebbero accessibili al pubblico italiano.

In realta’ il modo per investire su questa casa esiste ed e’ il fondo Plurima Alpha Strategy, il cui portafoglio e’ composto al 50-60 percento sulla strategia Total, al 20 percento su quella European e al 20 percento su quella Equity and general, con il rischio cambio sterlina –euro totalmente coperto.

Ma in cosa si distinguono questi gestori britannici, da quelli che ho citato prima??

Per il fatto che non usano derivati !!!

Sono stati in grado di generare tali performance nel tempo, soltanto con l’utilizzo della asset allocation  in strumenti convenzionali, senza mai “andare short” sul mercato.

Al massimo possono comprare put option quotate su mercati regolamentati.

Sono quindi gestori macro assolutamente atipici.

Giusto per farvi un esempio, nel 2006 videro, esattamente come Roubini , che il mondo finanziario sarebbe imploso e lo videro con parecchio anticipo.

Posizionarono pertanto il loro portafoglio su obbligazioni governative ( che a quei tempi avevano ancora lo status di “safe heaven” ), oro, valute difensive come yen e corona norvegese e azioni di aziende non indebitate con forti flussi di cassa. Lo fecero con un anno di anticipo, e infatti chiusero male il 2006, perdendo un paio di punti, con i mercati ancora  spumeggianti .

Inutile che ricordi quello che accadde dopo e come si e’ comportata la loro asset allocation, mi sembra evidente anche dai grafici sopra.

Anche con loro ho un rapporto molto stretto, e mensilmente ci sentiamo o ci incontriamo per discutere delle dinamiche del momento.

Nel gennaio 2009, in pieno tourbillon dei mercati, mi dissero che le perdite sarebbero state “socializzate” e che il debito da privato sarebbe diventato pubblico , mi parlarono inoltre di come le banche centrali avrebbero espanso il proprio bilancio, mesi prima dei quantitative easing vari.

Infine, e’ ormai più di un anno che vedono come unico rimedio per i governi  la creazione di inflazione per abbassare il debito pubblico con interessi reali negativi e per tale motivo hanno una grossa percentuale di TIPS i titoli governativi inflation linked.

Le loro performance ultimamente non sono brillanti, ma neanche particolarmente negative, mi auguro siano di … buon auspicio!!