Proseguendo il nostro viaggio nel mondo dell’asset management,  questa settimana ci occuperemo dei gestori matematici detti anche “Quantitativi”.

Ci sono parecchie leggende sulla nascita di questa particolare casta di operatori. C’e’ chi dice che  Harry Markovitz  ( premio Nobel ) nel 1956 ebbe una visione, ovvero che nel momento in cui avesse potuto avere accesso a tutti i prezzi dei titoli in contemporanea e avesse potuto compararli, avrebbe potuto creare il portafoglio perfetto per efficienza o rapporto rischio rendimento.

Altri invece sostengono che a dare origine al fenomeno fu la moltitudine  di  ingegneri astrofisici ( rimasti senza lavoro dopo la chusura del programma spaziale della Nasa) che,  reimpiegata a Wall Street, iniziò questa particolare branca della ricerca finanziaria, detta “quantitativa”.

Una cosa e’ certa, sia in un un caso che nell’altro il fiorire  di tale scienza e’ dipeso dallo sviluppo e dall’accessibilita’ dei computers , nonche’ dalla scoperta dei chip al silicio.

Pare infatti che Markovitz negli anni 70 sottopose la sua teoria ad un test informatico utilizzando uno dei pochi computer a valvole ( !!!) considerati molto potenti per quei tempi, enormi come stazza ( ricordate HAL in “Odissea nello spazio”? ), mettendo in comparazione la sola serie storica del S&P 500 con quella del T bond decennale , e per ottenere il risultato, ovvero la miglior asset allocation dei 2 prodotti in termini di rischio rendimento, dovette aspettare ore.

Oggi con un qualunque pc da 500 dollari possiamo ottenere in meno di un secondo il portafoglio piu efficiente  calcolato  sul passato con  migliaia di titoli..

Con questo non voglio dire  che chiunque oggi potrebbe gestire”matematicamente” il proprio denaro soltanto comprando un computer o un programma. Lungi da me il banalizzare  il lavoro che fanno questi “gestori scienziati”, anzi … forse e’ proprio il contrario – non avendo un background matematico, rimango infatti spesso affascinato dai loro modelli – semplicemente vorrei distinguere i veri professionisti dai vari ciarlatani che ogni tanto provano a vendere su internet  programmi “come fare soldi sicuri in borsa” che assomigliano tanto a quelli che vendono i numeri del lotto alla televisione.

Proviamo quindi ad entrare nel dettaglio di questi modelli e , anche se non sara’ facile, spiegarvi in cosa consistono.

Come tutti voi sapete, i  prezzi dei titoli (di qualunque tipo ), si muovono a dipendenza della domanda e dell’offerta, e fin qui ci siamo …

Esistono dei parametri considerati oggi oggettivi, che cercano di dare una spiegazione logica a questi movimenti, perche’ gli investitori decidano di comprare e quindi essere soci o creditori di una particolare ditta o Stato sovrano, quindi detenere obbligazioni o azioni, oppure comprare o vendere  materie prime o valute. Questi parametri sono quasi sempre rapporti matematici: il prezzo/utile di un ‘azienda , il rapporto debito/ PIL di uno Stato e l’evoluzione futura degli stessi  sono alcuni esempi di logiche di entrata ed uscita dai mercati.

Ci sono poi altri  fattori come il “momentum” proveniente dall’analisi tecnica o studio dei grafici, per capire se un titolo e’ molto acquistato o molto venduto in quel momento, e quindi gradito o non gradito dagli investitori.

Il gestore matematico, solitamente,  cerca di inserire in una unica matrice di elaborazione tutta una serie di dati passati del mercato, per cercare di creare un algoritmo che gli consenta di individuare o anticipare i movimenti futuri.

Giusto per farvi un esempio a supporto di quanto dico, negli anni 60 c’erano alcune correnti di pensiero  filosofico che dicevano che nel momento in cui ci fossero stati dei calcolatori sufficientemente potenti da poter caricare tutte le azioni ( come inserimento dati nel database)fatte nel passato dal genere umano, si sarebbe potuto determinare il futuro, in quanto l’uomo tende  a ripetersi, bastava trovare la formula matematica o il nesso tra tutte queste azioni.

Fortunatamente, abbiamo scoperto che l’uomo e’ molto piu intelligente di quello che sembra( fino a prova contraria) e poi esiste sempre “ l’effetto farfalla’ che cambia il corso degli eventi ( e’ la teoria che afferma che un battito d’ali di una farfalla ad Hong Kong possa spostare un tornado, che invece di arrivare in Florida , come previsto dal calcolo di un algoritmo, si scarica ai Caraibi).
Praticamente e’ l’estremizzazione del concetto che i calcoli statistico matematico falliscono a causa degli eventi imponderabili come appunto il battito delle ali).

Il concetto di base,  pero’, e’ piu o meno il solito: scommettere che cio’ che e’ successo nel passato tenda a ripetersi, o perlomeno cambi molto lentamente, consentendo all’algoritmo di catturare le variazioni e quindi auto modificarsi.

Diciamo subito una cosa, venendo al mio lavoro di “selezionatore”  di fondi.

Tutte le volte che ho parlato con questi gestori che stavano lanciando il loro veicolo o la la loro gestione ho sempre visto backtesting spettacolari, ovvero la formula magica da loro inventata, applicata sul passato funzionava PERFETTAMENTE. Il problema e’ che poi quando hanno cominciato a gestire real money, le cose spesso e volentieri non hanno funzionato.

Per tale motivo, oggi vi mostrero’ due fondi che io utilizzo nelle mie gestioni che hanno dimostrato capacita’ reali di fare denaro, senza rimanere puri esercizi accademici.

Il primo si chiama Bantleon opportunities ed e’ quello che vi ho inserito nel grafico della prima settimana.

Questa piccola  banca di gestione, basata a Zugo in Svizzera , porta il nome del suo fondatore ,un tedesco di nome appunto Bantleon.

La cosa simpatica e’ che anche l’altro fondo che vi faro’ vedere e’  svizzero tedesco e porta il nome del suo fondatore. Pare infatti che a San Gallo ci sia una scuola molto rinomata di matematica ed economia , che ha sfornato nel passato notevoli talenti.

Comunque, tornando alla Bantleon Bank , hanno due tipi di specializzazioni :

le obbligazioni e i modelli matematici.

Delle obbligazioni vi parlero’ la prossima volta, mentre oggi mi soffermero’ sul Banteleon opportunities .

Esistono 2 versioni, una classe M e una classe L.

Nel primo caso l’esposizione al DAX puo’ essere al massimo 20 %, nel secondo al 40 %.

Sostanzialmente il portafoglio di queste sicav viene investito in obbligazioni ad alto rating con duration che puo’ variare da 9 a 1 e sull’indice azionario tedesco da zero a 20 o da zero a 40. Il  modello cerca di anticipare la congiuntura internazionale , analizzando tutta una serie di parametri macro economici che nel passato hanno dimostrato capacita’  di previsione estremamente stabile.

La scelta del Dax e’ legata alla sua reattivita’ all’espansione del ciclo internazionale. L’algoritmo gli fornisce gli input su quale tipo di obbligazioni investire in termini di duration e se stare dentro o meno al mercato azionario.

Il Wegelin Global Diversification , anzi il  1741 Global Diversification  ( nuovo nome della casa di gestione) ha invece come punto focale la gestione del rischio.

Il denaro affidatogli  vieneinvestito nelle 4 principali classi d’attivo che promettono un premio di rischio positivo a medio-lungo termine (tassi a breve, obbligazioni, azioni, materie prime). La strategia alloca il capitale in funzione del contributo del rischio attuale di ognuna delle classi d’attivo e non in quote statiche di capitale, come nei portafogli tradizionali. L’esposizione alle quattro classi di attivo è ottenuta tramite 21 future tra i più liquidi a garanzia di un ribilanciamento giornaliero.

In una prima fase il portafoglio è costruito in modo tale che le 4 classi d’attivo forniscano il medesimo contributo in termini di rischioal rischio totale del portafoglio e ogni singolo future lo stesso contributo al rischio totale dell’asset class a cui appartiene.

In una seconda fase, i pesi di ogni strumento, equalizzati in termini di contributo di rischio, sono aggiustati in base all’attuale livello di rischio di eventi estremi (fat tail risk). Quest’ultimo segnale è generato da un modelloproprietario di controllo e gestione del rischio che aggrega numerosi fattori di quantificazione del rischio.I due principali modelli sono integrati da una serie di altri meccanismi specifici di gestione del rischio quali i rischio di credito, di tasso e di prezzo.Il risultato di tutti questi bei discorsi, sono stati quelli che potete vedere sotto, insieme al fondo Bantleon opportunities.

Concludo con una storiella che ho letto qualche tempo fa .

In una vignetta ci sono 2 nerds con occhiali spessi che si incontrano nella stanza di un comitato d’investimento di una banca d’affari, e uno dice all’altro “ Hai notato che non appena cominciamo a parlare di analisi quantitativa, la sala si svuota?!” Il problema e’ proprio questo: tra tutte le varie tecniche di gestione , questa e’ sicuramente la piu’ noiosa da studiare a seguire…

Spero di non avervi annoiato troppo nel leggere questo articolo, ammesso e non concesso siate riusciti a non addormentarvi.