Oggi parleremo di equity ed in particolare di equity fund o fondi azionari.

Mi sono  reso conto infatti, discutendone con i consulenti finanziari(indipendenti o meno),che ci sia una falsa percezione di questa categoria di gestori , probabilmente dovuta al passato dell’industria dell’asset management italiana.

I  primi fondi azionari Italiani nacquero nell’83  ed erano gestiti da  italiani.

Nella maggior parte dei casi si trattava di ex agenti di cambio che avevano dimestichezza con un piccolo mercato, come  era appunto quello domestico, in mano a poche sapienti (e astute) mani.

Gli enormi flussi , se comparati agli scambi degli anni precedenti, che si riversarono su  piccoli listini come quelli delle borse di Milano, Firenze, Bologna, Genova, Roma, Palermo, Venezia, Trieste, Napoli, Torino (ve lo ricordavate che in Italia c’erano tutte queste borse valori ??) fecero volare i prezzi dei pochi titoli quotati, creando un circolo virtuoso-vizioso incredibile.

I primi sottoscrittori di fondi comuni videro così crescere le proprie quotazioni del 50-60 % in poco tempo, quindi investirono nuovamente altri soldi vantandosi con gli amici dell’ottimo affare che stavano facendo.

Gli amici e poi gli amici degli amici fecero la stessa cosa  e alla fine  la borsa entrò nelle case degli italiani.

Immagino  che ricorderete film come “ Yuppies”(anno di grazia 1986) dove i protagonisti erano professionisti milanesi  che si ritrovano a Piazza Affari per  controllare le quotazioni dei propri fondi e per ammirare i protagonisti della finanza di quei tempi …

L’onda positiva durò fino al 20 maggio 1986, quando le cose si bloccarono drammaticamente.

Pensate , un mercato abituato a scambiare 50 miliardi ( di lire ) al giorno, che si ritrova 2-300 miliardi  da investire in poco tempo , che diventano 500… e’ chiaro che sale di prezzo qualunque cosa sia quotata .

Purtroppo ad un certo punto, qualcuno comincia  a vendere .

I primi  furbacchioni scaricano  i titoli agli ultimi che stanno   entrando ( in Germania lo chiamano il “rialzo della cameriera” ) , creando la fase di distribuzione.

Finita quella, chi vende non trova più compratori e i prezzi cominciano a scendere,.

Il piccolo investitore che aveva comprato a 100 e vede il titolo a 150 ( da 200 di una settimana prima), cerca di uscire prima che il guadagno evapori.

Allo stesso tempo, pensate a come si possa sentire  l’ultimo investitore che aveva comprato a 200 e se li ritrova a 130 ( intanto il prezzo continua a scendere)… chiaramente va in panico buttando sul mercato i propri titoli senza limite di prezzo con la  conseguenza che il crollo diventa inarrestabile .

Ma ecco che mani sapienti, le stesse che avevano venduto a 200, vanno a ricomprarsi ad 80 le aziende sane ed interessanti, riprendendo il controllo su business produttivi e redditizi, mentre le compagnie malate presto diventano cadaveri , fallendo e lasciando in mano agli sfortunati investitori i pezzi di carta dei certificati azionari.

Questa bella ( o brutta ) storiella coinvolse tutti gli attori protagonisti di quegli anni.

I clienti, i promotori, i gestori …

I primi non vollero più sentire parlare di tali strumenti finanziari, bollandoli come “fregatura” per andare a sottoscrivere obbligazioni  statali, bancarie e certificati di deposito , di cui abbiamo già parlato abbondantemente nelle settimane precedenti.

Altri invece caddero vittima di vere truffe (i fondi azionari non lo sono) che in quegli anni  imperversavano nel nostro Bel Paese, prima che venisse varata la legge sulle Sim del 1991.

A tale proposito vi consiglio un interessante lettura … “ l”Italia in crack”.

Moltissimi promotori o consulenti finanziari , come si facevano chiamare a quei tempi, ma che in realta’ erano spesso solo dei bravi venditori porta a porta, cambiarono mestiere .

Ma anche numerosi  “gestori “   si riciclarono in altri mestieri.

L’industria chiaramente non spari’, rimasero pochi soldi investiti, anche se la torta era diventata piccola e ancor più piccolo era il numero delle persone che sopravvissero in tale contesto.

Una sorta di “selezione naturale” che consenti’ di arrivare alla suddetta legge , che porto’ ad una maggiore regolamentazione del sistema finanziario.

Nel frattempo erano nati i primi fondi che investivano all’estero e le prime societa’ che ebbero questa grande intuizione consentirono ai pochi privilegiati che avevano spostato le quote dai fondi domestici a quelli internazionali di guadagnarci grazie alla svalutazione della lira del ‘92.

Secondo il mio modesto parere, questo passaggio e’ stato molto importante, perche’ salvo’ l’industria del risparmio gestito italiano.

Finalmente, infatti, ci furono degli investitori  ( seppur pochi) che tornarono a riporre fiducia nei fondi comuni d’investimento, bloccando lo stillicidio continuo dei riscatti ed interrompendo la spirale negativa.

Gli anni Novanta videro  inoltre lo sbarco delle prime sicav internazionali sul mercato italiano.

Societa’ come Templeton, Fleming ( oggi Jp Morgan), Fidelity  e tante altre ancora entrarono nelle valigette dei promotori finanziari,  che cominciarono a vendere questi prodotti , sicuramente di maggiore qualita’ rispetto ai precedenti.

Inizialmente lo fecero nelle modalita’  corrette, ma poi, vista l’enorme domanda, si fecero prendere la mano e dimenticarono i rischi che potevano scaturire in qualunque momento.

Non voglio “fare di tutta l’erba un fascio” e nemmeno generalizzare, pero’ ricordo bene i clienti che chiedevano insistentemente di comprare “ ING internet” o“ Fleming technology”nel gennaio 2000.

Se il promotore sconsigliava l’acquisto, rischiava che il cliente uscisse dal’ufficio per andarlo a comprare nella banca accanto.

Quindi ovviamente alla fine cedevano… chi e’ senza peccato scagli la prima pietra !

Quando poi la bolla scoppio’ nel marzo 2000, quello che venne proiettato era un film già visto.

I clienti che accusavano i promotori di averli fregati( !!!), i promotori che accusavano i gestori di non saper gestire e i disinvestimenti furono copiosi.

Cosa accadde successivamente lo ricordiamo tutti, pero’ attenzione che  il ciclo del 2003-2008 fu diverso per i fondi azionari.

I grandi flussi vennero intercettati dai nuovi prodotti strutturati, piuttosto che dalla nuove generazione di polizze che promettevano guadagni garantiti da opzioni esotiche o bellissimi prodotti tripla A, chiamati cartolarizzazioni  e che avremmo poi visto esplodere nel 2008.

L’adagio comune era infatti:

“Perche’ pagare un gestore azionario il 2% , quando posso comprare un ETF che mi replica un indice  ? “.

Ed e’ proprio tale diceria che vorrei cercare di contestare, per lo meno in parte.

In effetti il 90 % dei gestori non batte il proprio benchmark ( come diceva  Gordon Gekko, definendoli “ polmoni con bacilli” ) e la percentuale sale al 95 % se eliminiamo quelli che lo fanno saltuariamente.

Ma un 5 % esiste e basta saperlo cercare !!!

Una volta individuati sorge pero’ un altro ostacolo , ovvero la difficolta’ di  acquisto.

Se un investitore ha un portafoglio di 100 mila euro in sicav e ritiene di destinare un 10 % di tale masse al mercato azionario internazionale si trova a dover allocare soltanto 10 mila euro Difficilmente  comprera’ mille euro di 10 fondi selezionati, rischiando quindi di prendere quello piu’ accessibile o meno costoso all’apparenza.

In questi gorni ho provato a fare un test ad una serie di investitori, di varie categorie: professionisti, imprenditori, ereditieri, artigiani … insomma di tutti i tipi.

Alla mia domanda “ come e’ andato il mercato azionario da un anno a questa parte ( luglio 2011-luglio 2012 ) ? “

Tutti mi hanno risposto negativamente: chi “male  ( meno 10 % )” , altri “molto male ( meno 20 % )”, chi ancora “ disastro ( meno 30% e oltre) “.

E’ chiaro che la percezione del mercato dipende dai titoli che si hanno in portafoglio.

Chi ha  avuto  molta esposizione al mercato italiano, europeo o ancor peggio ai bancari, fara’ parte dell’ultimo gruppo, mentre chi detiene un  portafoglio meglio diversificato sara’ negli altri due.

Alla mia domanda successiva “ come si e’ comportato secondo voi un fondo azionario nell’ultimo anno ? “ la risposta e’ stata scontata …. “ come il mercato !!!”

Quando gli ho mostrato questo fondo , non ci volevano credere…

Questo fondo che si chiama Pharus Best Global Managers Flexible Equity , ha chiuso alla pari ( depurato di tutte le fees) battendo di 5 punti percentuali  il MSCI world  in valuta locale ( il principe dei benchmark internazionali) e con la volatilita’ dell’indice dei titoli di stato italiani , l’ MTS Italia.

Ma ancor più impressionante, se lo si paragona a tre indici ben più famosi, ovvero Nikkei, Eurostoxx 50 e S&P500.

Attenzione che non e’ un fondo azionario americano, ma internazionale, quindi il suo mandato prevede di investire su tutte le aree geografiche.

Ma in che modo e’ stato possibile ottenere questi risultati ?

Semplicemente affidando il denaro del fondo ad una serie di gestori internazionali che hanno dimostrato nel passato di battere ripetutamente il proprio benchmark, allocati in una maniera corretta con i pesi giusti.

In questo modo l’investitore che deve allocare 10-20 mila euro sul mercato azionario non deve più ammattirsi per selezionare i fondi migliori, ma puo’ utilizzare un unico strumento che gli consente un’ampia diversificazione.

Non credete alle dicerie che i gestori sono tutti uguali…

Naturalmente non ci dimentichiamo del nostro portafoglio Absolute Return che rimane per ora invariato nella formazione.