Qualche settimana fa il primo ministro del Giappone Abe, fresco di nomina , ha annunciato al mondo intero una enorme operazione di stimolo dell’economia attraverso strumenti non convenzionali. Il Giappone immetterà sui mercati, ha dichiarato il premier, il corrispettivo di 1.3 trilioni di dollari durante il primo anno e altri 700 miliardi il secondo, stabilendo  per la prima volta anche un target di inflazione, collocato al 2%. Gli effetti sono stati subito ben visibili, a cominciare dalla svalutazione massiccia dello Yen , in particolare contro dollaro ed euro e proseguendo attraverso lo shopping in Europa, soprattutto a vantaggio degli Stati periferici, che hanno visto migliorare i loro spread verso il bund tedesco, oltre alle quotazioni dei principali titoli quotati in borsa.

Ecco quindi svelati i motivi del miglioramento dei rendimenti dei  Btp italiani, attualmente al 3.85 % e il rally del Ftse Mib, nonostante lo stallo della politica durato oltre due mesi dalla data delle elezioni e la formazione di un governo di larghe intese che,  al momento, sembra più interessato alle solite sterili discussioni sui temi minori, piuttosto che darsi da fare realmente al fine di risolvere le vere emergenze del Paese.

I principali mercati borsistici del pianeta, in primis Wall Street,  hanno attualmente un andamento che a me ricorda molto quello del Petrolio dell’estate 2008 e dell’Oro dell’estate 2011, con grafici dall’andamento parabolico che sembrano sfidare le leggi di gravità. Come si siano evolute quelle bolle, lo sanno tutti coloro che hanno frequentazioni più o meno ravvicinate con i mercati finanziari.

Nell’euforia generale di questa fase, pochi stanno facendo caso ad un particolare che potrebbe riservare più di una sorpresa prossimamente. I rendimenti del debito sovrano Usa sono in aumento e fin qui niente di strano, considerando anche che più di un esponente del board della Fed parla da mesi di strategia di uscita dal Quantitative easing 3 in essere dalla scorsa estate , la qual cosa bloccherebbe o almeno ridurrebbe il flusso di 85 mld Usd al mese che viene puntualmente riversato proprio sul mercato dei bonds.

Ma se si va a dare un’occhiata al mercato giapponese, si può facilmente notare che è collocata lì la prossima bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Il punto debole della nuova svalutazione competitiva promossa dal ministro Abe è infatti la gigantesca massa di debito in mano ai giapponesi. Nel momento in cui i grandi fondi pensione e gli investitori retail dovessero avere la percezione che la stagione dello Yen forte e dei tassi a zero è davvero alla conclusione, potrebbero iniziare a riversare sul mercato una enorme quantità di debito a medio e lungo termine con effetti devastanti sulla curva dei tassi. Il famoso target di inflazione stabilito a monte dell’operazione rischierebbe di essere travolto dal rialzo generalizzato e a quel punto incontrollato dei tassi, rendendo la totalità delle entrate fiscali appena sufficienti a ripagare i soli interessi. Per dare un’idea di ciò che sta già avvenendo su quel mercato, basti pensare che la scorsa settimana i futures sui bonds giapponesi sono stati bloccati più volte per eccesso di ribasso come non si verificava dai tempi del fallimento di Lehman.

Pur non essendoci ancora allarme, i tassi sul cinque anni sono raddoppiati in pochi giorni e aumentati del 30% sul decennale.

Quando molti  pesci grossi, tutti insieme, pensano al trade del decennio, la storia ci insegna che non finisce mai bene.