Non mi piace scrivere di politica; oltre a non essere un esperto della stessa, la devo vivere costretto (come i più, per la verità) a subirla passivamente. Preferisco, invece, occuparmi della mia materia che conosco meglio e nei confronti della quale posso intervenire in modo ”attivo” tutti i giorni.

Per una volta, però, voglio fare un’eccezione alla regola, in quanto il momento che stiamo vivendo nel nostro Paese è davvero eccezionale e perché risulta quasi impossibile occuparsi di fisco, di norme oltre che di economia e finanza senza che le vicende politiche non incidano ogni giorno in modo preponderante.

Viviamo, dunque, in un contesto di emergenza nazionale (piccole imprese che chiudono, altre che delocalizzano, sfiducia da parte degli investimenti esteri, calo forte dei consumi, nessuna ripresa sul fronte occupazionale, ridimensionamento dei ricavi a tutti i livelli, ecc.), dove è addirittura venuto totalmente meno il rapporto di fiducia tra cittadini da una parte e Istituzioni dall’altro e dove la credibilità della classe politica è ai minimi termini (salvo che per pochi irriducibili).

Una sorta di declino irreversibile.

In uno scenario di questo tipo a cosa assistiamo ? Ad un’immediata presa di consapevolezza del problema ? Ad azioni immediate dirette al “fare subito” rispetto al “tergiversare ancora” ? Ad intervenire per non affondare in un mare in tempesta ?

Nemmeno per sogno. La maggiore preoccupazione della nostra classe politica è in questo momento valutare se Caio si coalizza con Sempronio; ovvero se, invece, è preferibile lasciare che Tizio si rovini da solo; oppure che Tizio trovi un accordo con Caio. E così via con questo teatrino. Ove l’ego personale e gli interessi (di posizione e di potere) di ciascuno prevalgono sul bene comune.

E dire, che la situazione, in questo momento, è tale che se non si fa qualcosa subito, interverrà, forse, qualcun altro, più forte, al quale si dovrà inevitabilmente cedere sovranità e magari pensare di cominciare ad imparare una lingua teutonica.

E’ come se ci trovassimo di fronte ad una persona appena investita da un auto in una situazione molto grave. Ci si mette a parlare di come educare meglio i pedoni o gli automobilisti, oppure si somministra subito l’ossigeno per non farla morire ?

Assistiamo, invece, ancora a continui e fatui dibattiti televisivi e politici dove sentiamo parlare di piattaforme di incontro, di nuova progettualità politica, di nuove strategie; tutti termini che ricordano le “convergenze parallele” e gli “equilibri divergenti” di circa cinque lustri fa.

Di fronte a tale degrado (etico, politico, sociale ed economico), ho improvvisamente fatto un sogno a occhi aperti dove, come per magia, una classe dirigente incapace e corrotta (così come percepita nella sua cruda verità dalla popolazione) veniva spazzata via e assistevo, estasiato, ad una serie contestuale di azioni che rimettevano in careggiata il Paese che, come una barca usciva indenne dalla tempesta, cambiava rotta al fine entrare in un porto tranquillo dove iniziare programmare i viaggi futuri.

Cosa succedeva nel contesto onirico ?

“Subito” veniva attuato un decalogo. Con quali contenuti ?

  1. Si assumeva un diverso approccio verso i “gerarchi” europei, consapevoli che la ricchezza italiana non si può misurare solo con il debito pubblico (fatturato), ma anche e soprattutto con la ricchezza delle famiglie (patrimonio). E su queste basi rimettere in discussione tutto da una posizione non di zerbini, ma di forza (ancorchè, inizialmente relativa).
  2. Si dava immediato ossigeno alla piccola (e media) impresa cominciando a sbloccare un buona parte delle decine di miliardi di euro dovuti dalla Pubblica amministrazione. Il nuovo debito veniva contabilizzato come debito pubblico aggiuntivo e garantito da patrimonio statale. Non è avvenuto questo quando abbiamo pagato (con il finanziamento al Fondo di stabilità europeo e come debito aggiuntivo) parecchie decine di miliardi a Grecia, Portogallo e Irlanda senza alcun ritorno? Perché non farlo per noi anche aumentando il debito pubblico ? E’ meglio non aumentare il debito pubblico e rimanere ancorati al rigore (quello delle tasse e dei privilegi di pochi) oppure rilanciare l’economia ?
  3. Si consentiva alle imprese di potere assumere nuove persone defiscalizzando totalmente e per un certo periodo gli oneri contributivi, permettendo al contempo, tramite nuovi occupati, di rilanciare immediatamente i consumi.
  4. Si riducevano in modo significativo il numero dei parlamentari (almeno la metà), i loro stipendi e le loro indennità con contestuale abolizione della possibilità di godere del cumulo (più incarichi politici) ai fini pensionistici. Altresì, di deliberava un trattamento pensionistico direttamente parametrato agli anni totali ed effettivi di “lavoro” (come tutti gli altri comuni mortali).
  5. Si aboliva, per gli “onorevoli”, la possibilità di essere rieletti dopo due incarichi parlamentari;
  6. Si deliberava di procedere alla riduzione delle pensioni d’oro di ogni categoria di lavoratori; vale a dire quelle con marcata sproporzione tra contributi versati e pensioni erogate;
  7. Si decideva di dismettere le partecipazioni statali non strategiche e i cespiti immobiliari dello Stato e degli Enti locali attraverso la creazione di veicoli ad hoc con successiva opzione di sottoscrizione (facoltativa) per i privati attraverso anche la deducibilità (o detraibilità) di quanto versato;
  8. Si consentiva di potere dedurre dal reddito ogni tipologia di spesa attraverso scontrini con codice fiscale obbligatorio (come per gli scontrini in farmacia).
  9. Veniva totalmente abolita la possibilità di applicare in maniera retroattiva le norme fiscali; tale da riadeguare il sistema alla portata generale dei principi fissati dallo Statuto del contribuente in materia (buona fede e affidamento).
  10. Si vietava ogni strumento di accertamento da Stato di polizia e si imponeva all’Amministrazione Finanziaria il divieto di varare dispositivi o attuare comportamenti contrari al principio di presunzione di buona fede. Un contribuente è onesto sino a prova contraria (dell’Amministrazione) e non viceversa.

Di colpo, però, sono uscito dal mondo onirico perché il telefono ha cominciato a squillare.

E sono di nuovo ritornato al mondo reale, abbandonando quello virtuale, dove mi ero rifugiato, felice, per poco tempo !

 

 

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