Proviamo ad analizzare la situazione attuale in un modo logico e agnostico, al fine di delineare le basi per un portafoglio che possa salvaguardarci nei mesi futuri.
Partendo dalle opportunità, forniremo l’allocazione che riterremo più giusta e poi, analizzando i rischi, cercheremo la copertura più adeguata.

Sicuramente, stiamo vivendo in un mondo dove i tassi d’interesse rimarranno estremamente bassi, grazie alle politiche delle banche centrali che “spingono” gli investitori alla ricerca del rendimento negli asset che incorporano un premio maggiore.


Per quanto occorra mantenere un’adeguata esposizione sull’equity per poter beneficiare di tali stimoli, considerata la fragilità dell’economia globale , bisogna essere molto selettivi.
Società con forti cash flow  e dividendi in crescita costante sono sicuramente le mie preferite, attenzione però alle valutazioni di borsa in questo momento, onde evitare di pagare premi eccessivi.

Volete un esempio positivo? Le società attive nella Difesa americana, come la Lockheed, sono state eccessivamente penalizzate dalla  recente politica di riduzione delle spese militari da parte dell’amministrazione Obama. Esistono studi approfonditi che dimostrano come le performance di questi titoli , durante periodi simili di diminuzione della spesa pubblica per gli armamenti, si siano rivelate comunque superiori all’indice S&P 500.  Nei primi anni Novanta , con Clinton alla presidenza e gli Stati Uniti in surplus di bilancio, la rivalutazione del settore  è stata di oltre il 400 percento contro un un 200 percento dell’indice principale. Questo fenomeno si spiega con l’abitudine consolidata da parte degli americani (forse fa parte del loro DNA?) di spendere per gli armamenti sempre e comunque.

Un secondo settore che ritengo molto interessante in questo momento è l’oil europeo ( come BP) che ha dividendi alti e P/E inferiori rispetto ad altri settori considerati difensivi come l’alimentare e il farmaceutico.

Anche il Giappone continua  a rappresentare una grande opportunità: il premier Abe e la sua aggressiva politica monetaria rimarranno al potere per altri tre anni, a garanzia che verrà compiuto ogni sforzo per rinvigorire l’economia del Sol Levante.

In questo caso, in portafoglio privilegerei i titoli bancari (gli istituti di credito nipponici sono sicuramente molto meglio capitalizzati di quelle occidentali) poichè le banche potranno tornare a prestare il denaro espandendo così i propri bilanci che si erano enormemente compressi negli ultimi vent’anni ed avviando finalmente un ciclo basato sul credito.
Altri titoli da tenere in considerazione sono anche quelli appartenenti alle società che possono trarre beneficio dalla svalutazione dello yen, come Mazda ad esempio, che ha talmente reso efficiente il proprio ciclo produttivo da riuscire a guadagnare  già a partire  da un tasso di cambio di 75 contro dollaro USD.

E, visto il proattivismo della banca centrale , arrivare a vedere un cambio di 115-120 non dovrebbe provocare alcuno scandalo.

 

Poichè tuttavia il mondo là fuori è pieno di insidie (leggi, rischi di portafoglio) dobbiamo obbligatoriamente trovare delle coperture.

Il rischio più evidente è quello della instabilità monetaria, visto che il grande debito creato prima della crisi è semplicemente passato di mano , dal settore privato a quello pubblico, e anche i più ottimisti concordano sul fatto che non è semplicemente possibile che venga rimborsato, rebus sic stantibus.

Due le soluzioni previste: o i governi faranno un haircut (un modo simpatico per definire la ristrutturazione, seppur indigesto alle culture anglosassoni), oppure, in maniera meno indolore ma comunque efficace, si rimarrà con tassi reali negativi per molto tempo, ovvero con  l’inflazione più alta del rendimento pagato dai titoli di Stato.

In questo modo infatti si può erodere il valore reale (attenzione,nominalmente rimane uguale!) del debito statale, così come fecero gli americani dopo la guerra di Secessione, la Prima  e Seconda Guerra Mondiale e il Vietnam.

 

Per tale motivo i TIPS o inflation linked government bonds (solo quelli emessi dal Tesoro UK e US, non Europa) rimangono la miglior copertura contro questo rischio, con una piccola percentuale di oro ( fisico e azioni gold) qualora ci fossero degli shock monetari di grande impatto nel corso di questo processo.


Non  aspettiamoci che questo arrivi a breve, ci vorrà ancora del tempo, ma visto che i prezzi dei TIPS si muovono molto velocemente e sulle aspettative, meglio comprarli ora, con la call sull’inflazione praticamente gratis.

Anzi, nel breve periodo, probabilmente il rischio maggiore è costituito proprio dalla deflazione, considerata la debolezza della crescita globale.

Nel momento in cui il tapering partirà veramente potrebbero esserci delle ulteriori ricadute sui mercati emergenti, e se anche l’Europa continuasse nella sua politica di austerity , con la banca cinese che contribuisce a drenare la liquidità, gli Stati con deficit superiori al 3% del Pil potrebbero trovarsi in grosse difficoltà per i motivi che dicevo prima.
Pertanto, bisogna tenere un’ esposizione  valutaria aperta verso il dollaro USD ( intorno ad 25 %) , in particolare sugli asset che teniamo in portafoglio denominati in USD, che potrebbero proteggere il nostro portafoglio dalle derive deflazionistiche di breve periodo.

 

Infine, un altro rischio che abbiamo visto anche  di recente è costituito dalla volatilità delle obbligazioni governative classiche, dove è bastato che Bernanke dicesse che avrebbe diminuito la dose di droga in circolazione per far crollare i prezzi dei T-bond e dei Bund (fatto per altro ampiamente anticipato ad inizio anno).

 

Un modo per coprirsi da questo rischio è l’acquisto di swaption, ovvero opzioni che proteggono dal rialzo dei tassi. Tali opzioni si sono apprezzate molto durante il recente rialzo dei tassi e quindi andavano vendute ( come quando l’assicurazione ci rimborsa del danno subito).

Per concludere in questo momento bisogna tenere un buon 15-20 % di cash, pronti a sfruttare ribassi sui mercati azionari , ma anche a ricomprare questi swaption qualora il mercato obbligazionario si stabilizzasse di nuovo.

Ricordarsi sempre di comprare gli ombrelli quando torna il sereno e mai quando piove a dirotto.
Questo portafoglio difficilmente avrà performance spettacolari, ma credo che possa avere discrete performance qualora le cose vadano bene, considerando un’esposizione all’ equity al 45%, i Tips al 30%, oro intorno al 10% e 15% di cash.

 

Ma anche di fronte ad eventuali shock di breve, dovrebbe avere tutte le protezioni per passare la tempesta.

Di seguito, pubblichiamo le performance del portafoglio modello confrontate con quelle delle big four.

 

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Capita che i lettori mi chiedano di illustrare meglio l’andamento del portafoglio di cui sopra, per cui ho elaborato questo studio grafico attraverso il terminale Bloomberg che credo possa illustrare al meglio quanto questa asset allocation sia risultata efficiente, se paragonata con i campioni del risparmio gestito.

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