Si chiama John, e fa il barbiere a Crossville, lassù nel verde Tennessee, quegli Stati Uniti d’America dove è normale avere sul cofano della macchina la bandiera confederata e dove è nato il Ku Klux Klan. Ebbene nel centro di Crossville, dove in realtà non si capisce cosa sia il centro rispetto alla periferia, tutti vialoni uguali con casette tutte uguali, una casetta ha una insegna luminosa con scritto “John’ Barber Shop” e davanti al barbiere rigorosamente pennone con asta e bandiera americana. John ha 65 anni, una pancia che sembra abbia inghiottito due cocomeri, i baffi, le bretelle e non porta le calze. Di mestiere fa il barbiere, o meglio è in pensione, ma come tutti gli americani anche in pensione se vuole campare, o semplicemente perché ha il senso del denaro e dello spenderlo, continua a lavorare. Lavora per 3 mesi e quindi si spara 2 settimane in Florida, cosa che ha dell’incredibile in un Paese dove se lavori per una azienda le ferie le prendi dopo 5 anni (max una settimana, ed è già tanto).  John lavora dalle 5 di mattina alle 5 di pomeriggio con una pausa di mezzora in cui trangugia qualche schifezza che compra nei tanti fast food che inquinano la salute degli americani. E per lui è normale stare là a rasare e tagliare barbe e capelli. Ma John a 65 anni è anche un businessman perché lui le poltrone le affitta a signore che fanno le parrucchiere e ad altri barbieri per signori. Costo di un taglio 8 dollari, prima ti spunta di lato, ti chiede se va bene e quindi affonda la lama nella peluria.

Quando mi chiedono come è stato il mio viaggio in America rispondo con l’esempio di John, o l’esempio del carrellista dell’azienda ceramica che lavora 12 ore con mezz’ora di pausa a 9 dollari l’ora (la pausa pranzo ovviamente non gliela paga nessuno). E se si ammala comodamente nessuno lo paga e quindi è facile vedere operai con un braccio al collo o zoppicanti. Eccola l’America, saranno cattivi, saranno cowboy, saranno obesi, armati e pericolosi. Tutto quello che volete. Ma lavorano almeno il 50% in più di noi e soprattutto lo considerano normale. Altro che l’articolo 18, l’INPS, la cassa integrazione. Altro pianeta, altro mondo. Ed è difficile persino esprimere una valutazione, perché se noi italiani possiamo comandare a casa nostra come fai poi alla fine a competere con le aziende americane se loro lavorano il 50% in più alla stessa paga che noi in Italia percepiamo ? Che facciamo ? Mandiamo l’ASL di Foggia a dare la multa alle aziende di Crossville ? Invadiamo il Tennessee con i forestali della Sicilia, i vigili di Catania e i pompieri di Vigevano ? Ormai una scelta fatta nel Tennessee implica reazioni a catena anche in Italia, in India e in Etiopia. Tutto è globalizzato, è una sporca gara a chi vince con ogni mezzo. E noi italiani partiamo svantaggiati su tutto perché semplicemente continuiamo a ragionare con la mentalità di ieri, parliamo di IMU, di crediti alle aziende, di coppie di fatto, e non ci rendiamo conto che dovremmo parlare di competitività, di produttività, di innovazione.

Dopo 4 settimane di assenza per un meritato periodo di riposo torno a prendere parola per dire che sotto il profilo tecnico non è cambiato niente. Il Ftse All Share è arrivato sul fondo di 16.000, tutto sommato meglio dei 14.500 a cui poteva arrivare, e ora ha fatto un bellissimo 1-2-3 ross hook e quindi dovremmo assistere, dopo la barra di ieri, ad un rialzo, prolungato quanto non si sa, rialzo sì.

A livello macroeconomico è stato sicuramente divertente vedere la reazione del mercato azionario USA e dei mercati internazionali alle frasi di Bernanke degli scorsi giorni. Praticamente il presidente della FED ha detto che forse se tutto continua ad andare per il meglio il quantitative easing avrà termine. E i mercati l’hanno presa male. E’ come dire che se oggi sei malato ma domani guarisci allora non prenderai più le medicine. Monsieur Delapalisse si rigirerà nella tomba. Al di là di ciò quello che importa osservare che questo comportamento dei mercati di fronte alla possibilità della fine del denaro facile sta portando ad un mutamento copernicano di prospettive. Tipicamente durante i rialzi di Borsa quando aumentano i tassi di interesse i mercati scendono, per poi risalire ancora più vistosamente quando le aziende annunciano profitti in aumento. Tipicamente in una situazione di crisi all’annuncio che forse la crisi sta finendo i mercati reagiscono positivamente, perché questo è quello che ha detto Bernanke. Quindi stiamo passando da un atteggiamento prospetticamente “ribassista” ad un atteggiamento “prospetticamente” rialzista.

E oggi Draghi ha applicato questo mantra anche alla situazione europea, pur rimanendo indietro di un passo rispetto all’America. Oggi primo venerdì del mese avremo conferma dagli USA con i payroll se davvero la situazione sta migliorando in maniera rapida.

Forse il sereno è davvero alle porte nella seconda metà del 2013.

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