In base ad un recente report di M&G Investments risulta che dal 21 giugno dai fondi obbligazionari dei mercati emergenti siano usciti 3,78 Mld $, il tuttoi soli tre giorni. Come interpretare questa ondata di riscatti? Il debito emergente è arrivato al capolinea o siamo in presenza di una “semplice” correzione?

Il debito emergente ha subito la perdita più marcata dall’ultimo trimestre 2008, come ci evidenzia l’indice JP Morgan GBI-EM (abitualmente utilizzato come benchmark per il debito governativo dei Paesi emergenti espresso in valuta locale), il quale nelle ultime settimane è franato del 13%; stessa situazione per il JP Morgan EMBI Global Diversified (benchmark per le emissioni in valuta estera), il quale è sceso di oltre il 10%.

Da questi dati parrebbe che gli investitori di più lungo termine non stiano ancora vendendo questo mercato, pur tuttavia se le richieste di rimborso dovessero proseguire a questo ritmo, o addirittura incrementarsi, gli effetti sull’emergin debt potrebbero essere decisamente pesanti.

A livello intermarket, la performance del debito emergente dipende dai rendimenti dei Treasury USA, dal dollaro e, in via più generale, dalla propensione al rischio a livello macro.

Vero anche che il ribasso delle piazze obbligazionarie (e non solo quelle emergenti) è in parte attribuibile alle dichiarazioni di Bernanke, in merito ad un possibile ridimensionamento del QE. Prova ne sia che i rendimenti dei Treasury e la moneta statunitense hanno preso la via del rialzo, contrariamente a molte valute dei Paesi emergenti, le quali sono letteralmente crollate.

Ad inizio anno il decennale USA rendeva l’1,8% mentre ora i rendimenti hanno superato il 2,5%, nonostante l’economia a stelle e strisce stia vivendo non brillante ripresa, anche se continua e discretamente solida; a ciò si aggiunga che le attese di inflazione negli USA sono diminuite, portando il tasso di break even a 5 anni al 2,4% dal precedente 3%.

Infine, si aggiunga anche il ruolo giocato da Giappone e Cina, ove in particolar modo si riscontra (per ciò che concerne gli investitori giapponesi), un’accelerazione delle vendite di obbligazioni estere, a livelli davvero importanti.

Grazie al brusco storno, l’emerging debt offre oggi rendimenti più interessanti di qualche mese fa, il che potrebbe giustificare un ritorno di interesse per questa asset class da parte degli investitori. Si consideri, inoltre, che sempre dal report M&G Investements risulta come la partecipazione degli investitori esteri ai mercati obbligazionari emergenti sia generalmente aumentata, e le richieste di rimborso delle scorse settimane sia solo una minima parte delle masse, grazie agli investimenti decennali iniziati con gli Americani in fuga dal dollaro debole e proseguiti con gli Europei alla ricerca di un posto al di fuori dell’eurozona in cui parcheggiare la liquidità.

Pertanto, è possibile che questa forte discesa sia stata solo una correzione, e non una vera inversione di tendenza. Affinché ciò avvenga sarebbe probabilmente necessaria un’accelerazione della crescita e dell’inflazione negli USA, e ben superiore alle attese, oppure di contro un rallentamento della Cina molto più marcato del previsto.