Perché questo titolo? Perché ritengo che – a fronte del malessere crescente delle opinioni pubbliche in America e soprattutto in Europa, non sia inutile – pur con tutte le inevitabili semplificazioni imposte dalla brevità di un articolo – individuare alcuni elementi che sono (almeno a mio avviso ma non solo) le cause principali della crisi dei Paesi dell’Occidente.

Ai tempi della Guerra Fredda, infatti, le cose erano molto più semplici e chiare: da un lato c’erano i Paesi dell’Europa Occidentale e gli Stati Uniti con le loro libertà politiche e civili ed il loro diffuso benessere, dall’altro i sistemi comunisti, che conculcavano tutte le libertà e non riuscivano nemmeno a gareggiare con l’Ovest nell’efficienza economica.

Oggi, a più di vent’anni dalla fine della Guerra Fredda, si può ancora dire che gli Stati Uniti e l’Unione Europea siano modelli di libertà e benessere? Negli USA, che si considerano il “faro della libertà”, lo spionaggio elettronico governativo delle telefonate e della posta elettronica dell’intera massa dei cittadini ha realizzato un controllo della società che nemmeno il più occhiuto agente della Stasi avrebbe potuto sognare; nell’economia, vent’anni di delocalizzazioni in Asia, e dunque di deindustralizzazione, hanno cancellato milioni di posti di lavoro (anche se ora sembra vi sia una inversione di tendenza); infine, la combinazione di altissimo indebitamento privato e di finanza speculativa esercitata dalle stesse banche che amministrano il risparmio ha creato, negli anni, la micidiale crisi che ancora perdura, con il contraltare dell’incapacità della politica di contrastare il prepotere dell’oligarchia bancaria.

Quanto all’Europa, il rafforzamento dell’Unione è andato sempre più a scapito dei liberi Parlamenti nazionali, il cui compito oggi è in buona parte quello di recepire le direttive europee, che costituiscono ormai l’ottanta per cento della produzione normativa e che, quantunque adottate dal Consiglio dell’Unione (cioè dai Ministri degli Stati membri), sono proposte ed elaborate dalla Commissione; a questo svuotamento dei Parlamenti (e quindi della democrazia) si sono aggiunte la perdita, da parte dei Paesi che hanno adottato l’Euro (ossia la maggioranza), della sovranità monetaria ed economica e, infine, la ben nota politica di austerità, imposta dalla Germania con l’acquiescenza degli altri Governi, che ha causato una disoccupazione di massa senza precedenti.

Oltre a tutto questo, sia gli USA che l’UE hanno visto il progressivo imporsi di quel complesso di modi di pensare, di regole, di comandamenti morali più o meno vincolanti, che si riassumono sotto il nome generico di “political correctness”; questo insieme di norme, nato per tutelare questa o quella minoranza svantaggiata o presunta tale e per combattere (si diceva) pregiudizi e stereotipi, si è trasformato in una dilagante bigotteria che domina la maggior parte dei mass media, e che condanna, con i suoi anatemi, tutto quello che non rientra nelle sue coordinate ideologiche. Ma mentre in America nessuno ha ancora introdotto reati d’opinione poiché la libertà di espressione, tutelata dal Primo Emendamento della Costituzione, è ancora considerata sacra e intoccabile, sempre più spesso nei Paesi Europei, talvolta anche con l’attiva promozione degli organi dell’Unione, si fanno strada provvedimenti legislativi che – nel nome della lotta al razzismo, al “sessismo” ecc. – finiscono per introdurre limitazioni alla libertà di opinione e di pensiero. Tutto questo mentre l’Unione Europea non ha poi il coraggio di alzare la voce per difendere le minoranze cristiane in Asia ed Africa, non riesce a controllare l’immigrazione clandestina e quindi a difendere i suoi stessi cittadini, impiega tempi scandalosi per esprimere solidarietà concreta ad un suo Paese membro (l’Italia) trattato in modo inverecondo dell’India (caso Marò) e, infine, si culla nella illusione di potersi espandere senza sosta proprio nel momento in cui in molti dei paesi fondatori (Francia e Italia soprattutto) cresce in modo incontenibile il rancore contro l’Unione stessa.

E allora è più che lecito chiedersi se riuscirà questo sbiadito Occidente, semilibero per sua stessa volontà, presuntuoso e bigotto, prepotente ed impotente al tempo stesso, istupidito da insulsi dogmi per menti mediocri, con governanti dalle menti deboli e dalle volontà ostinate solo nel perseverare nell’errore, afflitto dal rancore e dalla depressione diffusi, a ridiventare finalmente un posto in cui si possa vivere con meno vincoli al cervello e con più soldi in tasca.

(articolo di Luigi Tirelli a cura di www.emiliotomasini.it)