Gli ultimi dati sull’inflazione mostrano che la stessa è sui minimi registrati ormai da diversi anni a questa parte. Sappiamo bene che il ruolo della Bce, stando al mandato spesso contestato soprattutto in periodo di crisi economica, è quello del controllo dei prezzi. Le contestazioni arrivano proprio a causa della “limitatezza” di questo mandato che impedisce de facto la creazione di misure di supporto come il QE statunitense, quello inglese o anche quello giapponese dell’Abenomics. In particolare quest’ultimo, alla ricerca dell’inflazione, si è posto un target del 2% da raggiungere nel giro di due anni, ma le difficoltà non mancano dal momento che l’iper-stimolazione crea anche assuefazione e si stenta a mantenere lo stesso ritmo di ripresa manifestato nei primi mesi.

In Europa niente di tutto questo, il mantra degli ultimi cinque anni è stato unicamente l’austerità, che ha portato diverse nazioni al collasso, con la benedizione della Commissione europea, il vero centro delle decisioni dell’Unione. Unico risultato ottenuto con la politica del rigore ad oltranza, l’appiattimento verso il basso del livello di vita dei cittadini europei, soprattutto di quelli degli stati periferici, mentre il centro ne ha beneficiato, grazie soprattutto ad un cambio favorevole rispetto alla periferia.

Adesso siamo a un punto di svolta: da un lato ci sono le elezioni europee a maggio su cui sta prendendo il sopravvento un mix tra il malcontento popolare e l’onda politica dell’antieuropeismo diffuso ovunque, con Marine Le Pen in Francia e Farage in Gran Bretagna, a testimonianza del fatto che è proprio il concetto di “Unione Europea” ancor più che di “Euro”, ad essere indigesto alle masse. Anche in Italia il partito degli euroscettici, stando agli ultimi sondaggi, raccoglierebbe una quota vicina al 50% ma il dato è da prendere con le dovute precauzioni.

EurUSd

Intanto l’impegno da parte dei media “di regime” nel fare propaganda a favore dell’euro è crescente nelle ultime settimane, come il terrorismo psicologico nell’affermare che uscire dalla moneta unica sarebbe un disastro.

Nonostante la recente apertura del ministro delle finanze tedesco a manovre non convenzionali di stimolo dell’economia da attuare anche in Europa (una novità assoluta considerando il personaggio), a guardare i livelli del cambio euro dollaro in realtà si capisce che il mercato non ci crede. A questo punto si potrebbe assistere per il secondo mese consecutivo a una conference call di Draghi in cui si dichiara il “nulla di fatto” promettendo semplicemente di continuare ad intervenire con un arsenale (teorico) pronto ad essere usato. In effetti l’alibi ci sarebbe: il mandato della banca centrale europea non contempla altro che il controllo dei prezzi. In realtà un euro così forte, al momento, potrebbe ancora essere retto dall’economia della Germania, ma attenzione perchè la corda sta per spezzarsi e la Germania rischia di dover rinunciare in toto al mercato europeo ad esempio per la vendita delle sue ottime automobili.

Per chiudere in bellezza un accenno alle prossime elezioni europee. La domanda è : servono davvero ? Quasi per niente. Si eleggeranno i membri del Parlamento europeo, che, in Europa come in Italia, conta meno di zero. Il vero fulcro delle decisioni è la Commissione europea (guarda caso formata da nominati e non da eletti). E’ lì che si gestisce e decide su questioni come il Fiscal Compact, i programmi di aiuti oppure sulle nuove regole per i fallimenti bancari.

Alla fine tutta l’Unione Europea che tanto si vanta di rappresentare e unire i popoli, non è altro che la rappresentazione di un potere senza alcuna democrazia, dove chi governa rappresenta poteri finanziari fortissimi. E allora…”che ve lo dico affare”

Twitter: @GDallaglio