Non passa giorno che sui vari media (e non solo) non si parli del nuovo redditometro, quale moderno e rinnovato strumento per combattere l’evasione fiscale; quella (da poco) definita dall’Agenzia delle Entrate come “spudorata, ossia quella ritenuta maggiormente deplorevole dal comune sentire(vedi allegato).

Poichè tale termine è sconosciuto nel diritto tributario, evidentemente ci dovremo preparare a un nuovo modello di riferimento con il quale confrontarci per il futuro consapevoli di far parte – rigorosamente – del “comune sentire”.

Ora, non si vogliono in questa sede ripercorrere i tecnicismi alla base del novellato strumento (tra l’altro si è in attesa di una emananda circolare applicativa dell’Agenzia dell’Entrate), ma evidenziare solo tre punti.

Primo punto.

Il metodo del redditometro, così come strutturato a livello domestico (basato anche su parametri presuntivi), è sconosciuto in gran parte degli altri Paesi che non si basano né su studi di settore né su dati presuntivi o coefficienti per ipotizzare il reddito.

Non esiste negli Stati Uniti, né in Gran Bretagna, né in Francia, né in Germania, solo per fare alcuni esempi.

Forse che in questi Paesi il tema dell’evasione fiscale è meno sentito ?

Proviamo a riflettere solo per un attimo alla crociata fatta dagli Usa per raggiungere e colpire i capitali off-shore.

No, in questi Paesi si parte solo da meccanismi non presuntivi.

Però, è bene ricordarlo, in questi Stati (così come in altri) è ben differente il rapporto tra Stato e contribuente: caro cittadino sei innocente fino a prova contraria; quindi, non barare.

In altre parole, io Stato sono al tuo servizio (vero e non finto o presunto), tu devi avere fiducia in me (ti dò regole certe e se le cambio queste varranno per il futuro una volta che ti avrò avvertito) ed io avrò fiducia in te (ma se “sgarri” ti colpirò pesantemente).

Vi è questo quadro in Italia ? Neanche da dire “ai posteri l’ardua sentenza”.

Secondo punto

Un risultato comunque è stato raggiunto: creare ansia e panico nei confronti dei contribuenti “onesti” che non hanno fatto mai nero, ma che purtroppo non saranno in grado di dimostrare come hanno effettuato certe spese negli anni passati, laddove vi sia uno scostamento superiore al 20% tra quanto dichiarato e quanto presunto dal Fisco (anche se l’Agenzia delle Entrate ha comunicato che si concentrerà su 35/mila controlli all’anno e sui casi più eclatanti; oltre a non considerare una franchigia, almeno per il periodo iniziale, di 12 mila euro annui di scostamento).

Infatti, il nuovo redditometro è retroattivo; una prassi ormai consolidata nel nostro Paese. In spregio, oltrechè dello Statuto del contribuente (perennemente violato), anche di principi fondamentali quali la tutela della buona fede e del legittimo affidamento.

Il redditometro, infatti, verrà applicato a partire dall’anno 2009.

Come si faranno a documentare certe spese (a puro titolo di esempio, quelle fatte in virtù di denari in contanti arrivati da amici, parenti  come regalie o donazioni) diventerà impresa ardua.

Fatto è che se si voleva tentare di deprimere ancora di più i consumi (le persone effettueranno acquisti con più difficoltà) l’obiettivo è in corso di raggiungimento.

Terzo punto

L’obiettivo è colpire l’evasione fiscale in quanto non è accettabile e credibile che gran parte della popolazione viva con redditi “dichiarati” modestissimi (addirittura un milione di famiglie italiane presentano una dichiarazione senza alcun reddito).

Principio validissimo e più che giusto.

Ma il Fisco si è accorto solo oggi che questi soggetti campavano solo di aria  o che lavoravano per puro divertimento ?

Nella lotta alla “vera evasione” (principalmente quella della premiata ditta “mafia, camorra & ndrangheta connection”) cosa si è fatto sinora ?

E oggi ? Si pensa di recuperare questo gap con questi metodi ?

Concludendo, vorrei ricordare quanto affermava un premio Nobel per l’Economia (M. Friedman) indicando come “i buoni obiettivi possono essere pervertiti dall’utilizzo dei cattivi mezzi per raggiungerli…….”

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