La battaglia sulla governance delle banche italiane entra nel vivo. La Banca d’Italia è infatti determinata a  fare passare le sue linee guida sulla riforma del governo societario degli istituti di credito. Queste «chiedono consiglieri, congrui per numero e professionalità, nominati attraverso un processo trasparente; consapevoli del proprio ruolo e attivamente partecipi alle decisioni aziendali». In altre parole non devono più esserci, secondo la Banca d’Italia,  commistione di ruoli: «Il presidente è, ed è opportuno che rimanga, una figura non esecutiva». Basta, insomma, con i consiglieri nominati dal territorio secondo logiche politiche, basta con consigli di amministrazione superaffollati e basta con la mancanza di una visione e pianificazione di vertice chiara, trasparente. Carmelo Barbagallo, responsabile della vigilanza della Banca d’Italia è stato chiaro: anche se sono stati fatti passi avanti  «vi sono ancora margini non trascurabili di miglioramento». E i «profili di criticità più ricorrenti» riguardano in particolare «la presenza di figure che egemonizzano il processo decisionale e di sintomi di ridotta funzionalità dell’organo amministrativo». Dei motivi che spingono la Banca d’Italia a impegnarsi con vigore su questo fronte se ne è parlato parecchio. In testa c’è la riorganizzazione a livello europeo della Vigilanza unica che impone al sistema bancario italiano un salto di qualità e una dimensione adeguata. Si è discertato molto anche sulle resistenze da parte delle nostre banche che sono vissute e prosperate per anni in un sistema fatto di economie locali, di imprese fortemente ancorate al territorio, di logiche campanilistiche. Ma tant’è.

Il processo è già partito da tempo. E la direzione sembra ormai inevitabile. Un’Europa che si sta formando a partire dalla moneta, dal credito e dalle banche  non ammette né ritardi, né baluardi inespugnabili, né nostalgie del passato. E questo la Banca d’Italia che, con la Vigilanza unica, viene a perdere per prima la propria autonomia e i propri poteri, lo sa bene. Certo che lo sforzo di adeguamento richiesto al sistema bancario italiano è notevole e il cambiamento che deve, e sta affrontando è, sotto molti aspetti, rivoluzionario, con conseguenze sul territorio e sul rilancio dell’economia locale di dimensioni ancora incerte.

Angela Maria Scullica