Ce lo stanno dicendo da tempo, lo hanno ripetuto più volte e adesso il nuovo governo ha deciso di passare all’azione. Specchietto per le allodole è l’aumento in busta paga previsto per i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 1500 eur al mese, ma la vera  strategia è quella  di puntare ai risparmi privati, ne avevo già parlato quasi in tempi non sospetti, nonostante l’informazione mainstream lo nascondesse, per ovvi motivi.

Già da tempo i nostri governanti avevano introdotto la dicitura “rendite finanziarie improduttive” e la parola d’ordine è da tempo una sola : “redistribuzione”. Lo scopo in realtà è il travaso dei risparmi dai privati alla enorme bocca vorace del sistema bancario , attraverso un breve passaggio dalle casse dello Stato. In realtà le rendite finanziarie, nonostante il termine altisonante, altro non sono che i risparmi degli italiani, accumulati nel tempo, anche nel corso di generazioni, che hanno fatto, poi, anche da ammortizzatore sociale in questi anni di crisi.  Infatti, in presenza di una pressione fiscale ai massimi storici, di un tasso di disoccupazione giovanile e matura ormai a livelli insostenibili, gli italiani sono stati salvati dai risparmi accantonati dai propri genitori o da chi ha lavorato nel recente passato, quando invece la situazione era meno critica di oggi. Non dimentichiamo  che l’Italia è per tradizione un paese di risparmiatori, molto più della Germania e vanta il maggior numero di proprietari di abitazioni in Europa.

La strategia messa in atto da chi ha progettato l’unione europea così com’è oggi, sotto la dittatura dell’Euro, ha previsto di aggredire prima il lavoro, con un’imposizione fiscale ormai insostenibile su imprese e lavoratori;  spolpato quest’osso, si è passati al mattone con l’Imu, vera e propria patrimoniale (a sua volta aggravata da altre imposizioni come la Tasi) e per concludere , adesso si punta alle “rendite finanziarie” ovvero ai risparmi privati.

La notizia sarebbe un ulteriore innalzamento della tassazione sulle plusvalenze da investimenti finanziari dal 20 al 26%. Ricordiamo che l’Italia, fino al 2011, era ferma al 12,50% e il primo aumento voluto da Monti al 20%, rappresentò quasi il raddoppio della tassa stessa. In realtà, stando alle dichiarazioni del neo primo ministro, non si sta facendo altro che allinearsi alla media europea.  Falso.  Sui risparmi vige già una vera a propria patrimoniale  costituita dall’imposta di bollo dello 0,20% annuo, che non dipende dall’eventuale plusvalenza. Non solo, l’Italia è anche l’unico paese a pagare una tassa sulle transazioni finanziarie, una tassa anche piuttosto pesante visto che “punisce” letteralmente chiunque negozi in borsa azioni e derivati , tassando su questi ultimi il controvalore dello strumento negoziato, indipendentemente dall’esito dell’operazione (la Francia l’aveva adottata ma in maniera annacquata mentre in Italia si tenta a più riprese il suo inasprimento).

Alla fine, quindi abbiamo tre situazioni
1) tobin Tax
2) imposta di bollo
3) imposta su plusvalenze da investimenti finanziari

Analizziamo adesso qualche dettaglio; supponiamo di avere 100mila euro in semplici obbligazioni, quindi niente di particolarmente speculativo. Poniamo il caso che questo investimento frutti il 3% annuo lordo ovvero 3mila euro cui va tolta la ritenuta fiscale (al 26%). Resterebbero 2.220 euro di rendimento netto. Ma il patrimonio finanziario di 100mila euro viene tassato a sua volta dello 0,20%, a prescindere dal fatto che sia impiegato o meno su operazioni finanziarie. Alla fine, conteggiando anche l’inflazione, in molti casi otterremo un bel rendimento reale…negativo.

Se poi la somma è maggiore di 100.000, grazie alle nuove regole imposte dalla tanto osannata unione bancaria, diventa a forte rischio di esproprio diretto. Il bail in infatti, in caso di fallimento di un istituto bancario, prevede perdite consistenti prima da parte degli obbligazionisti, poi da parte degli azionisti e infine dei correntisti; la “scusa” sarebbe quella di evitare ai governi l’onere dei salvataggi bancari con fondi pubblici ma di coinvolgere i risparmi al momento e sottolineo, al momento,  per i conti sopra  i 100mila euro.

Ma il fatto di andare a prendere i soldi “dove ci sono” è una cantilena che viene recitata puntualmente anche quando si punta il dito contro l’evasione fiscale. Peccato però che l’obiettivo sia sempre lo stesso, i soldi in mano al ceto medio, il vero motore dell’Italia.  Dei 180 miliardi di evasione presunta nel nostro paese infatti le stime dicono chiaramente che 118 mld sarebbero rappresentati dai proventi della criminalità organizzata,  22 mld circa dall’evasione di banche ed assicurazioni, 32 mld da grandi gruppi industriali costituiti in società per azioni e solo 8 miliardi sarebbero l’evasione, ormai di sopravvivenza, di piccole imprese, artigiani, commercianti e dipendenti costretti a svolgere anche una seconda attività in nero pur di tirare avanti.  Da tempo esiste un disegno preciso, per depauperare l’Italia, colpendo i vari settori del lavoro, delle imprese e adesso, del risparmio privato.

Il nuovo governo sbandiera invece ben 80 Euro nelle tasche dei lavoratori dipendenti, spiccioli nel vero senso della parola, visto che la cifra sarà spesa per pagare gli aumenti della benzina, le tasse sulla casa gli aumenti di altri mille gabelle.  La domanda del giorno è: il premier incasserà il permesso di effettuare una manovra così “spericolata” dai suoi capi lassù, nell’Europa che conta. Probabilmente si, l’Italia in fondo , i veri compiti a casa, li sta facendo eccome, vero signora Merkel ?

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