Dopo lunghi anni di crisi, l’economia europea si sta lentamente riprendendo. Ma per farla rifiorire è necessario che la classe politica prenda decisamente l’iniziativa.

Più facile a dirsi che a farsi. In Francia per esempio si fa sempre più strada la consapevolezza che le riforme strutturali sono necessarie ma, giunti al momento decisivo, ostacoli sostanziali ne impediscono praticamente sempre la realizzazione. E la stessa mancanza di determinazione politica si riscontra in tanti altri paesi dell’Eurozona.

Diversi fattori possono essere alla base di questo atteggiamento. Uno fra tanti è l’affermazione di partiti politici antieuropeisti che si oppongono alla realizzazione delle riforme strutturali. Non soltanto molti di questi contrastano le riforme, ma la stessa realizzazione potrebbe far conquistare loro più voti. Inoltre, le pressioni riformiste si sono attenuate dopo che la BCE ha adottato misure convenzionali e non convenzionali di politica monetaria che hanno tranquillizzato gli investitori. Tuttavia, se le necessarie riforme strutturali non verranno attuate, non passerà molto tempo prima che le tensioni riaffiorino. Il problema più impellente per gli investitori è la sostenibilità del debito, la cui realizzazione ha fatto davvero pochi passi avanti. Le riforme sono inevitabili per consentire un controllo strutturale sui (futuri) aumenti della spesa pubblica. In questo contesto, l’attenzione dell’Europa sul limite del deficit al 3% non soltanto è fuori luogo da un punto di vista economico, ma dimostra anche una mancanza di lungimiranza, poiché non riguarderà il deficit di bilancio di quest’anno o dell’anno prossimo.

Tuttavia è comprensibile che nell’Eurozona ci concentriamo esclusivamente sul limite del 3% del deficit. L’Eurozona non ha un proprio quadro istituzionale che le permetta di salvaguardare la fiducia nell’unione monetaria. A parte mantenere la disciplina di bilancio, la Commissione europea non ha altri mezzi a disposizione per impedire che la sostenibilità del debito diventi un problema. Se la Commissione europea consente ai paesi dell’Euro di non osservare le norme di bilancio, l’unica conseguenza possibile sarà che i singoli paesi andranno incontro a problemi finanziari compromettendo la stabilità dell’unione monetaria. La Commissione europea dovrebbe pertanto richiamare la Francia agli accordi che erano stati presi nel quadro delle procedure sul deficit eccessivo, in base ai quali il deficit di bilancio dell’anno prossimo dovrebbe essere inferiore al 3% del PIL. Le norme di bilancio non possono essere allentate a meno che non ci sia alla base la certezza della realizzazione di riforme strutturali. Per ora questa certezza non c’è.

Il fatto che le norme di bilancio non dovrebbero essere forzate se non sono controbilanciate da riforme strutturali non solleva i paesi dell’Eurozona che hanno maggiori margini di bilancio dall’obbligo di assumere ulteriori iniziative per incentivare la crescita economica. La Germania, per esempio, dovrebbe essere incoraggiata ad utilizzare il debito contratto per investire in infrastrutture, nell’istruzione e nella ricerca e sviluppo. Dato il basso livello dei tassi di interesse ai quali ora la Germania può finanziarsi, gli investimenti non devono avere rendimenti alti in termini di crescita economica per esercitare un impatto positivo sul debito sovrano. Inoltre l’aumento degli investimenti governativi potrebbe avere effetti positivi sul resto dell’Eurozona. Vista la recessione patrimoniale in cui si dibatte l’Eurozona, ben vengano i paesi che possono permettersi di spendere di più. Forse non aiuterà, ma certo male non fa.

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