Gli istituti di credito italiano sono in contrazione. Lo confermano le classifiche sui bilanci 2012 realizzate dalla sezione di economia gestione delle imprese dell’Università di Torino che BancaFinanza pubblica questo mese. Anche se, rispetto all’anno precedente, alcune banche, grazie soprattutto ai notevoli sforzi sul fronte organizzativo, hanno migliorato le loro posizioni, le criticità sui ricavi permangono. La stagnazione dell’economia si riflette infatti sulla capacità delle banche di aumentare gli utili abbassando i livelli di rischio degli impieghi. Il problema delle sofferenze resta elevato soprattutto nelle banche del territorio. Ciò si traduce, all’interno degli istituti di credito, in drastici tagli di costi sul personale, dismissione di sportelli e di attività ritenute non core. Ma non è solo la crisi che frena l’operatività di un sistema bancario come quello italiano, fatto in prevalenza da piccole e medie banche, ma anche gli innumerevoli controlli e verifiche a cui devono oggi soggiacere per entrare a fare parte del sistema di vigilanza europeo. Prima del novembre 2014, data in cui la Bce assumerà la supervisione unica, 128 aziende di credito saranno sottoposte alla asset quality rewiew per fare venire alla luce tutti i potenziali rischi nascosti nei bilanci. Fra queste 15 sono banche italiane. Ma i controlli della Vigilanza nazionale sono già scattati da tempo tanto che ad oggi 12 istituti di credito sono stati commissariati. E anche se i test, effettuati dal Fmi, per verificare se il capitale delle banche italiane potrebbe reggere l’impatto di un ambiente economico più difficile hanno dato esiti positivi, le verifiche e gli esami non si fermano. Ma mentre da una parte all’interno degli istituti di credito sottoposti agli stress test c’è una corsa al ridimensionamento e alla ricerca di efficienza, dall’altra la Banca d’Italia spinge le banche del territorio verso accorpamenti per aumentarne le dimensioni e la solidità patrimoniale con la prospettiva di vedere nel giro di pochi anni diminuire drasticamente il loro numero. Si verrebbe così a perdere la loro storica funzione sul territorio che ha consentito nel passato lo sviluppo delle aziende di piccole e medie dimensioni.

Tutto ciò avviene in un mercato in crisi dove il risparmio delle famiglie e la produttività delle imprese stenta a rigenerarsi e a formarsi. Si sta in altre parole assistendo a una sorta di implosione dell’intero sistema la cui via di uscita sembra essere confinata a un cambiamento veloce delle politiche economiche e finanziarie teso a promuovere un nuovo tipo di sviluppo imprenditoriale.

Angela Maria Scullica