Lo scorso lunedì 17 marzo gli ispettori comunitari della Bce e della Banca d’Italia si sono presentati nelle 15 banche italiane di maggiori dimensioni e hanno iniziato ad analizzare la qualità degli asset, la funzionalità della governance, la liquidità, il peso dei capitali e la sensibilità ai rischi di mercato.  Le ispezioni e i controlli, che proseguiranno fino al via della Vigilanza Unica prevista per il 4 novembre, non saranno indolori: Mario Draghi, anche per garantirne la loro autorevolezza, ha infatti più volte ribadito la severità con la quale verranno condotti gli esami e le conseguenze che ne deriveranno  in caso di voti bassi e/o bocciatura. Draghi infatti è convinto che solo «incoraggiando la distruzione creativa nel settore bancario, possiamo agevolare la distruzione creativa nell’economia e supportare la ripresa» come ha detto a Vienna il 13 marzo scorso durante la cerimonia di consegna dello “Schumpeter Award”.

E per Draghi una «buona forma di deleveraging» si concretizza quando il capitale viene ricostituito, i depositi aumentano e il risanamento dei bilanci deriva dalla pulizia degli attivi, piuttosto che da un lento ridimensionamento dei prestiti o il riscadenzamento dei crediti in sofferenza.

La Vigilanza Unica europea sta insomma dando il via a una profonda ristrutturazione di tutto il sistema bancario italiano che oggi appare come un cantiere. Ma la causa più profonda della rivoluzione in corso non è tanto l’Europa, quanto l’incessante progresso tecnologico che sta portando il mondo, con una velocità moltiplicata rispetto al periodo precrisi, nell’era digitale. Entro l’estate entreranno in vigore i piani industriali delle banche. Questi porteranno a un inevitale snellimento dei processi produttivi, alla chiusura di sportelli, all’accorpamento di centri operativi, alla cessione di asset. Le banche entreranno così nel vivo della  fase di “distruzione creativa” citata da Draghi che si accompagnerà a una visione più snella, tecnologica e omogenea dell’intero sistema del credito.  La distribuzione avverrà sempre più su canali remoti e le filiali rimaste saranno ristrutturate in un’ottica informatica di servizio al cliente.  Le conseguenze di questo profondo rinnovamento del credito saranno pesanti. Basti pensare che, tra gli istituti di credito presenti nella Penisola, entro il 2020 sono previsti 20 mila esuberi, stima che non esclude revisioni al rialzo. Tutto il personale però dovrà adattarsi a un ambiente in cui saranno tenuti in particolare considerazione qualità  e orientamento al servizio. Non si tratterà quindi solo di un cambiamento di processi operativi, ma anche e soprattutto culturale. Un vero e proprio lavaggio del cervello che avverrà in breve tempo e condurrà, nel giro di pochi anni, a vedere gli anni sino al 2011 come vecchi e antiquati negli strumenti e nelle logiche operative.

Angela Maria Scullica