Da qualche anno sono le banche centrali, Fed in testa, a condizionare le decisioni degli operatori e determinare quindi i movimenti dei mercati finanziari. Dal fallimento di Lehman (autunno 2008) in poi, la banca centrale Usa ha regolarmente pompato liquidità sul mercato attraverso una serie di manovre non convenzionali, culminate nel Quantitative Easing 3, detto anche QEI, dove la I sta per “infinity” , infinito appunto. Ne abbiamo conferma periodicamente , chi muove i mercati azionari è ormai assuefatto alla droga monetaria regolarmente somministrata a dosi massicce e quando , come in questa fase, alcuni esponenti autorevoli della Fed , dichiarano che la stampa di moneta potrebbe essere interrotta a breve, succede che i mercati possono tentennare. La scorsa settimana, l’audizione di Bernanke al congresso Usa è stata accolta a caldo con acquisti e nuovi assoluti massimi degli indici, ma dopo un po’ l’ottimismo e le buone notizie si son trasformati in un boomerang , innescando una inversione di brevissimo. Ieri altro rialzo corposo, dopo l’uscita dell’indice Shiller sul mercato immobiliare (di nuovo da bolla) e chiusura incerta;  e oggi i principali media finanziari parlano di nuovo della possibile interruzione anticipata degli acquisti mensili di bonds da parte delle autorità (85 bn mese), come possibile causa di una mattinata incerta anche qui in Europa. La verità è che la Fed non ha un exit strategy per uscire dal vortice della stampa di moneta e questo è un fatto che deve far riflettere per le conseguenze che può portare.

Ciò a cui bisogna guardare in questa fase è il probabile aumento del nervosismo che si traduce in volatilità sui mercati, si entra in un periodo dell’anno in cui le escursioni giornaliere tendono a diventare più grandi e questo deve suonare come un campanello d’allarme per chi è fortemente esposto al rialzo sul mercato azionario e pensa che nulla possa interrompere la salita delle quotazioni. I ribassisti  in borsa, colpiscono all’improvviso, proprio quando tutti sono ottimisti.