La ripresa prosegue in modo divergente: l’impatto sull’ investimento valutario

a cura di Joachim Corbach, Head of Commodities and Currencies di Swiss & Global AM

Negli ultimi mesi l’euro ha costantemente perso terreno rispetto al dollaro statunitense. Questo andamento si è delineato già da tempo: è una conseguenza della crescente divergenza tra l’economia statunitense e quella europea. Nell’area euro, l’inflazione persistentemente bassa ha suscitato crescenti timori relativi a una spirale deflazionistica discendente. Per reagire al contesto economico debole, la BCE ha annunciato ulteriori misure di politica monetaria più espansive. Tra queste, anche un programma di acquisto di strumenti cartolarizzati e di obbligazioni ipotecarie. Oltre ai tassi ai minimi storici, anche l’annuncio dell’ampliamento del bilancio della banca centrale dovrebbe ridurre le possibilità di ripresa dell’euro per un certo tempo.

Sul fronte opposto, la Federal Reserve statunitense (Fed) ha recentemente annunciato l’ulteriore riduzione e la successiva sospensione degli acquisti di attività. In realtà il presidente della Fed, Janet Yellen, ha lasciato trapelare che i tassi rimarranno bassi ancora a lungo a causa della capacità inutilizzata sul mercato del lavoro e della crescita economica moderata. Le previsioni del FOMC suggeriscono tuttavia un primo intervento sui tassi già prima della metà del 2015. Il differenziale d’interesse rispetto all’area euro dovrebbe quindi ampliarsi ulteriormente, imprimendo slancio al dollaro statunitense.

Dopo il netto apprezzamento del dollaro USA, in un’ottica di diversificazione è opportuno sovrappesare altre valute rispetto all’euro. Privilegiamo il dollaro canadese, il dollaro statunitense, la corona norvegese e la sterlina britannica.

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