Le banche centrali hanno avuto, negli ultimi anni, un peso sempre crescente nei processi decisionali di indirizzo delle politiche economiche degli Stati.  In particolare, a partire dal 2008, quando la crisi del sistema bancario è divenuta conclamata, esse hanno assunto il preciso ruolo di trasferire i disastri di un sistema marcio (quello bancario), agli Stati e la conseguenza diretta è stata lo scarico dei debiti accumulati sui contribuenti degli Stati stessi.

Una vera e propria catena di S. Antonio, dove i cittadini medi, sono divenuti i bancomat delle scelleratezze di banchieri e politici.
Adesso, dopo sei anni dal fallimento di Lehman B., nulla è cambiato e in Europa la BCE si accinge ad usare il “bazooka monetario” per un altro mega-salvataggio delle banche in bancarotta, nascondendo  lo stato reale delle cose con la finta revisione detta “Assets Quality Review“. Si stabilisce infatti che il valore degli attivi (assets) debba essere valutato dalle banche utilizzando modelli propri. Che cosa ne uscirà fuori è stato denunciato dal noto economista tedesco Martin Hellwig, che ha dichiarato che il coefficiente patrimoniale reale della Deutsche Bank, anche dopo il pianificato aumento di capitale di 8 miliardi, sarà un abissale 3%, e non l’11,8%  dichiarato in precedenza.
Se a questo aggiungiamo che in Europa, con la cosiddetta Unione bancaria, si dà il via ufficiale alla procedura di fallimento attraverso Bail-in che prevede anche l’esproprio dei conti correnti , se necessario alla salvaguardia degli equilibri del sistema bancario (farneticazioni vere di chi in commissione europea ha appoggiato questa nuova norma criminale), il quadretto che si presenta è davvero preoccupante.
Eppure, su entrambe le sponde dell’Atlantico, aumenta il sostegno per una separazione netta delle funzioni bancarie (commerciale e speculativa) con la legge Glass-Steagall, unica soluzione (come sostengo da tempo), per iniziare a porre fine alla depredazione continua ai danni dei cittadini non solo europei.

La senatrice americana Elizabeth Warren, che guida al Congresso Usa la battaglia per il ripristino della legge Glass-Steagall, ha ricordato ad una recente conferenza a Washington che quando una qualsiasi impresa fallisce :  ”gli azionisti vengono spazzati via, i titolari di obbligazioni devono accettare una sforbiciata sulle cedole, il management viene rimosso e può finire alla sbarra”. Eppure non accade niente di tutto ciò ai banchieri da quando è iniziata la crisi nel 2008, anzi la Federal Reserve e il governo hanno riversato trilioni di dollari nei salvataggi bancari.

La Warren ha descritto il disegno di legge che ha presentato al Senato insieme ai colleghi John McCain, Maria Cantwell, ed Angus King: “Prima di tutto separerà le banche più grandi, e quindi la legge inciderà solo sulle più grosse banche di Wall Street; secondo, farà sì che i depositi bancari garantiti dallo Stato vengano utilizzati per elargire prestiti all’economia, altrimenti verrà tolta loro la garanzia”. “Alle grosse banche d’affari di Wall Street” ha dichiarato la Warren, “non piace” la legge Glass-Steagall, ed esse usano minacce e  pressioni sui per fermarla. Infine ha concluso domandandosi se sia giusto lavorare per rendere sempre più grandi le banche di Wall Street, anziché pensare che così i nostri figli non potranno avere un futuro.

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