Questi cinque anni di crisi, accompagnati dall’ingresso del mondo nell’era del digitale, stanno profondamente cambiando valori, cultura, atteggiamenti, mentalità e capacità interrelazionali delle persone.

È indubbio che il perdurare della recessione in Italia si stia facendo particolarmente sentire sui redditi e sull’occupazione. E sta evidenziando, senza mezzi termini, tutti i limiti dello Stato italiano che per anni è andato avanti senza investire in cultura, innovazione, ricerca, talenti per dare spazio alla mediocrità, all’appiattimento, al corporativismo e a un settore pubblico che è servito, tra le altre cose, per raccogliere consensi e frenare l’iniziativa privata. Dopo avere vissuto per anni in un contesto chiuso e immobile, oggi gli italiani si ritrovano all’interno dell’area europea che, pur tra mille difficoltà, si sta avviando verso un’ unione finanziaria e di bilancio seguendo le idee della Merkel, e dei tedeschi, di austerità e solidità patrimoniale. Idee difficili da praticare e digerire in un Paese come il nostro che, con una burocrazia elefantiaca e una classe politica poco coesa, fa una enorme fatica ad avviare quelle riforme necessarie per dare slancio alla produttività e alla crescita.

I riflessi sono evidenti sui redditi e sul risparmio delle famiglie che, soprattutto negli ultimi due anni, sono calati in modo preoccupante a causa della pressione fiscale e dei tagli dei costi nelle imprese e sul lavoro. E, di conseguenza, si ribaltano sui consumi che, dopo aver chiuso il 2012 a -4,3% chiuderanno anche quest’anno in negativo a – 2,4%.

Ma non è soltanto il perdurare della crisi che spinge gli italiani a rivedere le proprie abitudini di acquisto diventate molto più selettive e meno consumistiche rispetto a cinque anni fa, ma anche il progresso tecnologico dell’era digitale nella quale il mondo è entrato di recente. Se infatti ci si addentra all’interno delle cifre per capire le dinamiche che spingono oggi gli acquisti di un prodotto piuttosto che di un altro, risulta evidente la maggiore attenzione e conoscenza che si presta nel momento in cui si decide di comprare qualcosa. Una consapevolezza che va al di là della valutazione della semplice convenienza del prezzo, dettata soprattutto dalla crisi, ma che va dritto al cuore della qualità, della sostanza, dei benefici in termini di salute, benessere, serietà. Tutto ciò facilitato dallo sviluppo del digitale che permette a chiunque possieda un cellulare o un tablet da un lato di ottenere in ogni dove e in tempo reale notizie relative a aziende, persone, prodotti e servizi, confronti e pareri, positivi e negativi sull’offerta, e dall’altro di muoversi con facilità e sicurezza in un mondo virtuale acquistando comodamente da casa merci e servizi prodotti nell’altro capo del globo (e ricevendoli con altrettanta facilità e velocità al proprio indirizzo). La sfida oggi per le imprese è dunque quella di produrre prodotti e servizi di alta qualità a prezzi bassi con sistemi attenti al rispetto dell’ambiente. E di promozionarli su internet con convinzione e fiducia.

Chi ce la fa guadagna spazio sul terreno della competizione globale. Ed è chiaro che con una sfida di questo genere diventa fondamentale per gli imprenditori italiani il potersi muovere in un terreno che non frena la ricerca, il talento, l’innovazione e la creatività. Ma che anzi li incentivi con volontà e determinazione.

La sfida per le imprese è creare prodotti e servizi di alta qualità e rispettosi dell’ambiente, a prezzi bassi

Angela Maria Scullica