Caro Investitore,

ti scrivo non perché siamo sotto le feste ma perché sento che è la cosa giusta in questo momento. Ti scrivo perché credo che mai come adesso tu non abbia bisogno di grafici o di numeri ma di capire, e perché sento che sei stanco: anzi, stremato. Lo leggo nei tuoi occhi, nei seminari o quando ti incontro casualmente per strada e tu, gentile, mi riconosci e mi saluti; lo leggo nelle tue mail. Non ce la fai quasi piu’. Piano piano, anno dopo anno, attraverso piccole illusioni seguite da grandi, enormi disillusioni, questi mercati non ti hanno solo massacrato finanziariamente: ti hanno anche svuotato dentro, ti hanno lacerato. E anche se ce l’hai fatta a non perdere, ti è costato carissimo resistere alle tentazioni. Sei come una lattina vuota. Il dio dei mercati è morto e tu non sai a cosa credere. Ti hanno detto che la borsa è un gioco e poi ti hanno venduto il concetto di lungo termine senza nemmeno sapere di cosa parlavano o che cosa fosse la deviazione standard: e tu nel 2000 hai comperato azioni, convinto che il tuo 6% all’anno era il minimo che ti era dovuto dai mercati. Quando, nel 2003, bisognava comperare, ti hanno convinto a vendere: o forse non ce n’era nemmeno bisogno, lo hai fatto tu da solo, i tuoi investimenti erano dimezzati e non ce la facevi piu’. Nessuno forse ti ha mai spiegato che se certe obbligazioni rendono tanto non è perché viviamo nel mondo degli unicorni e delle fatine rosa o perché ci sono gli Speculatori Cattivi ma è perché c’è un rischio concreto e direttamente proporzionale al rendimento che non vengano rimborsate. Ma tu ogni volta ti dici “Questa volta è diverso, questa è la volta buona, non si puo’ perdere!”: e giu’ Argentina, Parmalat, Lehman, crisi del 2008, banche islandesi, Irlanda, Portogallo, Grecia. Ti dimentichi che per un argentino o per un greco probabilmente le loro obbligazioni, quando era iniziata la crisi, erano come per te i BOT e i BTP. Speriamo e spero, da italiano, che questa volta tu abbia ragione e che non aggiungano anche i BOT e i BTP all’Elenco dei Sogni Infranti.

Caro investitore, tu forse non lo sai ma dal 2000 ad oggi la borsa italiana è scesa del 70%: valeva 50000, oggi vale 15000. Per ritornare al 2000 non sarebbero sufficienti 13 anni consecutivi di guadagni annui del +10%; e dovrebbe fare molto di piu’ se consideriamo il recupero del potere di acquisto reale, che è sceso e scenderà ancora per via dell’inflazione. Nello stesso periodo, l’oro è salito da meno di 300 USD a 1900: ora vale 1600, ma si è comunque quintuplicato ed è stato il miglior investimento dell’ultimo decennio. Qualcuno te lo ha mai proposto? Quanti invece ti hanno proposto la borsa o altro? Sull’oro pochi intermediari guadagnano, sulla borsa e sui bonds molti.

Caro Investitore, sei stanco, sei stufo.

Ti hanno venduto di tutto:

la diversificazione

le teorie di portafoglio

gli hedge funds

i prodotti strutturati

le opzioni

i futures

il day trading

i trading systems

i PAC

i paradisi fiscali

le polizze

i target price

le gestioni

i fondi

il benchmark

il capitale garantito

i fondamentali

i dati economici

l’analisi tecnica

e tu, tutto hai preso: con fiducia, con fede, con passione. Hai dedicato la tua testa ed il tuo tempo, oltre ai tuoi risparmi. Ma nessuno, forse, ti ha mai spiegato la Legge della Rovina Statistica, per cui se perdi il 50% poi devi guadagnare il 100% solo per pareggiare. Nessuno ti ha mai spiegato il potere infinito dell’interesse composto, per cui se cominci ad accumulare somme anche piccole e reinvesti gli interessi con costanza da giovane, poi da vecchio la pensione sei tu che te la paghi senza chiedere nulla allo Stato. Nessuno ti ha mai detto che un portafoglio semplice, bilanciato secondo regole che rispettano l’energia entropica e le dinamiche profonde dei mercati, ti avrebbe permesso senza alcuna variazione di passare sereno e indenne attraverso le bufere dell’ultimo ventennio e di guadagnare ben oltre l’inflazione. “Get rich or die trying”: nessuno pero’ ti dice che nel business dell’investimento il 95-99% dei partecipanti “die trying” da giovane, almeno finanziariamente.

Caro Investitore, sei anche stanco di quello che vedi nei telegiornali. Sei stanco di balle, di false morali, di politici che ti dicono “armiamoci e partite” e che devi fare TU i sacrifici per salvare le LORO idee e, spesso, i loro assurdi privilegi. Per un breve attimo hai sperato: ma tutti deludono, anche i professori che parlano come Oreste del Buono quando doppia Woody Allen e le gentili signore dalle lacrime e dalla borsetta di coccodrillo.

Sei anche stanco di quello che ti scrivo io nell’ultimo periodo, lo so. Faccio orribili paragoni con la crisi Lehman, ti parlo di Bear Market generazionale e ti continuo a scrivere che l’Investitore Disciplinato (che non sono io ma è un algoritmo senza emozioni) è a zero azioni: e tu magari mi segui, ma sotto sotto un po’ mi maledici perché vorresti che ti dicessi di comprare, che tutto salirà. Come nelle favole. Almeno per un po’.

Adesso io so che tu, sotto sotto, vorresti che ti dicessi che il peggio è passato, che la BCE sistemerà tutto, che il problema del debito non esiste e che il 2012 sarà un grande anno. Ma io non posso dirtelo. La prima ragione è che io non faccio previsioni (inutili e dannose) ma mi limito ad applicare modelli, i miei modelli, che so come funzionano e quanto valgono. E questi modelli – in questo preciso momento – sono ancora fuori dalle azioni, specie da quelle italiane. Anzi, dopo l’ultimo calo dell’oro sono fuori praticamente da tutto tranne che dai due investimenti meno remunerativi di tutti: il famigerato Bund tedesco che rende meno dell’inflazione e la liquidità, che rende meno del Bund tedesco.

Tra l’altro, con l’Euro che è al ribasso contro tutte le altre valute. Una allocazione di una tristezza assoluta, concordo pienamente. Molto poco sexy.

La seconda ragione deriva dalla prima: fino a che i miei modelli non cambieranno posizione (e non parlo solo di “un” indice ma della maggioranza delle borse), l’unico scenario che puo’ rendere sensata – alla luce del verdetto numerico dei mercati – una allocazione come questa è uno scenario che oscilla tra la penombra e il nero assoluto. Questo scenario è coerente, oggi come oggi, anche col mio Barometro Economico, che (come mostra il grafico) si è dimostrato negli ultimi vent’anni perfettamente aderente alla realtà e in molti casi anticipatorio dei dati ufficiali. Ora il Barometro europeo è ai minimi e l’unica previsione che si puo’ trarre è che per l’Europa il 2012 sarà un anno di una difficoltà enorme. Altro che crescita zero. Lo sto dicendo e scrivendo da Giugno.

Chiamero’ d’ora in avanti questo scenario LA GRANDE REPRESSIONE DEL 2012. Il termine “repressione” non è qui usato nel termine piu’ attuale e azzeccato, quindi riferito alla situazione di un paese condannato a un colossale deleveraging di stile di vita (nel migliore dei casi) e aizzato alla delazione fiscale del prossimo per supplire alle inefficienze statali, nella speranza di rimanere a ballare su un Titanic che imbarca acqua come un colabrodo. No: il termine “repressione” è qui semplicemente un gioco di parole tra recessione e depressione, con un retrogusto di inflazione e stagflazione perfettamente presenti nella realtà di ogni giorno (basta andare a fare la spesa) ma del tutto assenti dalle realtà virtuali dei Nostri Signori delle Economie. Quando le incommensurabili masse monetarie ora presenti e create dal nulla per sostenere i castelli di carte delle economie occidentali e rifinanziate a tasso zero verranno giocoforza rifinanziate a tassi crescenti, anche di poco, capirete cosa voglio dire. E prima o poi accadrà. E i mercati, a chi li ascolterà, diranno esattamente cosa fare.

Non ci credi? Credi che le mie siano fantasie? Allora, caro Investitore, svegliati. La leva finanziaria, il mostro che ha generato tutte le crisi degli ultimi anni, è ancora tra noi ed è ancora vivo e vicino, troppo vicino ai livelli in cui scattarono le crisi del 2000, del 2008 e di quest’anno. TARP, Twist, EFSF non solo non sono serviti a nulla ma fanno parte del gioco della leva per pagare la leva. Driiiin, sveglia. E’ tutta carta da parati.

La leva (istogramma in basso) è ancora elevatissima e vicina ai livelli critici di 2000, 2008 e 2011. Il processo di deleveraging del sistema è ancora molto lontano dalla conclusione.

A tutto questo si aggiungerà la tua reazione quando, a Gennaio, riceverai i rendiconti: e non saranno rose e fiori. Allora chiamerai e chiederai come stanno andando le cose. E se per caso non staranno andando bene, scatterà un ineluttabile istinto di sopravvivenza che ti farà vendere tutto e ti sposterà sull’illusorio, ma consolatorio, paradiso artificiale del Tasso Fisso Garantito sul Conto. E quando venderai, chi comprerà quello che tu vendi? Il tuo vicino? E quando avrai venduto, fra quanto rientrerai sui mercati? E chi nel frattempo comprerà per far salire i prezzi, ammesso che non abbia bisogno dei soldi per il proprio tenore di vita o per far sopravvivere la propria azienda? Secondo te sono i soldi veri o i “fondamentali” e le belle teorie a far salire i mercati? Una nazione (e un gruppo anche allargato di nazioni, come l’Europa) è paragonabile a un’azienda: esiste una strettissima correlazione tra i mercati, specie azionari, la quantità di flussi disponibili per gli investimenti, la propensione al rischio, la velocità di circolazione del denaro, il credito e la situazione economica. Se una nazione va male, si impoverisce, il PIL cala e quindi il famoso rapporto debito/PIL sale e tutte le leve disponibili sono state usate e tutte le carte giocate, resta poco. E comunque sia, se resta qualcosa di buono, i mercati stessi lo diranno molto prima e molto meglio dei dati.

Quindi, caro Investitore, non posso essere consolatorio: perché sarei falso. Sarei un altro tassello del conflitto di interessi che ha rosicchiato i tuoi risparmi, cullando le tue illusioni. Non posso parlarti di un domani che non conosco, è già difficile capire dove si è qui ed ora. Io non sono nessuno e i mercati sono gli unici giudici di sé stessi, quindi l’unico verdetto spetta a loro: è giusto credere a questo verdetto e rispettarlo quando salgono, ma anche quando scendono. Ovviamente ho una mia idea ben chiara e, diciamo, non euforica sul 2012, che deriva non da opinioni ma da un semplice incasellamento di fatti e dal ragionamento induttivo a ritroso sui numeri dei mercati. Ma è semplicemente una “idea”, pertanto non vale nulla e non sarà mai quella a guidarmi. Mi limitero’ invece a quello che è e deve restare il mio compito: un semplice manovale dei numeri che cerca di evitarvi – attraverso la rigorosa e disciplinata applicazione dei modelli – di incontrare quello che per l’investitore è cio’ che Stephen King nell’ultimo romanzo chiama “il Jimla”: l’incubo della Grande Perdita.

Sui mercati la speranza è un costoso lusso fuori moda. Molto meglio essere concreti ed entrare quando ci sono segnali, senza cercare di prendere minimi e massimi che – tranne che al bar – nessuno prende e nessuno sfrutta. Molto meglio, se il mercato si gira contro di noi, uscire subito e in fretta e prendersi una piccola perdita. Molto meglio, nel dubbio, restare liquidi e accontentarsi del poco, che è comunque meglio del meno. Sui mercati, molto meglio un topo meccanico di un Maradona. Jesse Livermore, mitico investitore, diceva: “Se proprio devi farti prendere dal panico, fallo subito: prima che lo faccia anche la massa”. Il vero Regalo di Natale, come nel film di Pupi Avati, sui mercati non è un rally che forse ci sarà, forse non ci sarà e che comunque non cambierà molto lo scenario, ma la capacità di guardare la realtà e di confrontarsi con i propri limiti.

Grazie per la tua pazienza.

Francesco Caruso