Alla base della massimizzazione del trade vi è un’attenta preparazione ex ante che consenta di individuare il trend che si sta per creare e sfruttarlo sin dall’inizio.

Per fare un esempio: analizzando quanto successo sull’S&P 500 da giovedì 18 luglio 2014 fino alla chiusura di venerdì 19, si può capire meglio quanto sia importante la pianificazione della propria operazione.

La view di molti operatori sui mercati americani, in queste ultime settimane è estremamente pessimistica. I mercati dovranno prima o poi scontare un ritracciamento tra il 5% ed il 7%, come naturale presa di profitto di molti, necessaria per attrarre nuovi capitali nei mercati finanziari. Ogni qual volta il mercato si avvicina ai massimi storici, molti operatori sfruttano questi alti prezzi per andare a fare operazioni di short selling. È il caso di giovedì pomeriggio, dove il future sull’indice S&P 500 ha toccato nuovamente i massimi a quota 1.976,2 come da resistenza statica (Linea Verde). Il problema che si innesca in questi casi, anche se in discesa è meno accentuato, è quello di dover gestire al meglio la parte emotiva dell’operazione.

Vediamo come molti operatori potrebbero aver ragionato senza una pianificazione in grado di determinare target e tempo stimato di durata dell’operazione.

FASE 1: L’ENTRATA

Entriamo short alla rottura dei minimi, come evidenziato dalla freccia sul grafico sottostante, con stop sopra i massimi storici a 1.985 (max circa a 1.978). L’operazione risulta subito positiva, come si evince da grafico sottostante. I mercati spesso e volentieri vanno a riprendere vecchi minimi così come evidenziato dalle trendline statiche tratteggiate.

S&P 500 30'

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Il movimento ribassista infatti, ha registrato il minimo proprio in concomitanza dell’area dei precedenti minimi, per poi avere una reazione contraria estremamente repentina. In questi casi, se l’operazione era progettata per avere un rendimento in linea con quel 7% di cui sopra, cosa fare? Gli alti profitti teorici che nella prima fase di discesa ci hanno così entusiasmato adesso, a seguito di quel ritracciamento, sono quasi azzerati e tutto fa credere che il movimento tanto atteso sia in fondo solo una chimera.

FASE 2: IL PANICO

Parlando di pianificazione non si intende solo l’operazione in sé, se entrare o meno e con quale size: pianificare  implica la progettazione, in base alle proprie informazioni e risorse, di una strategia che tenga conto del maggior numero di variabili possibili. Di fronte ad una inversione repentina del mercato è facile sentirsi smarriti, incerti e “pronti all’azione”. Un certo senso di agitazione e diverse domande affiorano: “Cosa fare ora? Esco con qualche dollaro di gain? Rinuncio al grande movimento ribassista, temendo sia una falsa caduta?”. È qui che si vede l’importanza di aver pianificato prima l’operazione. Perché se così è stato, quanto sta succedendo è già stato calcolato e gli aspetti emotivi di panico con conseguenti ripensamenti (che non stiamo qui ad analizzare, ma che verranno visti in futuro), riescono ad essere gestiti con più lucidità. Perché un ritracciamento spaventa e se non contemplato o adeguatamente considerato induce ad agire erroneamente con esiti sfavorevoli. Ecco allora che si esce per non subire l’effetto di una potenziale perdita o per accontentarsi di qualche dollaro in più che però “rende almeno l’operazione positiva”. Perché perdere, chiudere in loss è la paura più grande del trader. E non riguarda quasi mai il singolo trade, ma arriva a coinvolgere l’immagine di sé come professionista. La perdita di soldi può facilmente diventare perdita di fiducia nelle proprie capacità. “Se non sono stato in grado di comprendere questo movimento, come magari già ho fatto nell’operazione precedente, quanto posso contare sulle mie capacità di analisi?”.

Modifiche in itinere della propria strategia in alcuni casi possono essere delle buone soluzioni: non tener conto delle nuove informazioni in entrata perseverando su posizioni perdenti è infatti un altro rischio nell’operatività di un trader che pertanto dovrà sempre considerare se qualcosa può aver inficiato/inficiare la propria analisi iniziale. Ma in questo caso, dopo un’analisi accurata dell’andamento del mercato, dovremmo essere pronti ad affrontare i movimenti previsti, e per questo inclusi, nel proprio livello di Stop e Profit. Una volta definito il guadagno e la perdita potenziale, bisogna attendere l’evoluzione del trade: solo un’attenta definizione a priori dell’operazione consente di non cadere, o quantomeno limitare, le conseguenze emotive di un movimento in parte inatteso.  La domanda che può aiutare in situazioni come queste è semplice quanto efficace: “Quando sono entrato, quali aspettative di guadagno/perdita avevo?”.

FASE 3: RIPRESA DEL TREND E DELLA RESPIRAZIONE REGOLARE

Il mercato ricomincia il movimento bearish atteso e si avvicina nuovamente ai minimi. La casella del Profit & Loss ricomincia ad essere molto positiva e noi, con ogni probabilità, ricominceremo ad avere una respirazione regolare ed una piacevole stanchezza dovuta al rilascio dell’adrenalina. Il timore è passato, ci sentiamo più tranquilli nell’affrontare i nuovi movimenti e in parte soddisfatti per aver colto prontamente l’andamento bearish.

S&P 500 30'

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Cosa fare ora? Tutto sta a quello che abbiamo pianificato. Era un’operazione da tenere anche qualche giorno in attesa che sviluppi per intero il movimento ribassista? Era solo un’operazione intraday da massimizzare il più possibile? È una sorta di ibrido, ossia se corre bene, se ritraccia mi chiudo?

A seconda delle risposte terremo l’operazione in piedi, consapevoli di dover gestire nuovamente fasi di rialzo, ma con la tranquillità di aver individuato il trend e di averlo “cavalcato” fin da subito. Oppure usciremo ad uno dei livelli evidenziati dalle linee tratteggiate (che ricordiamo essere supporti statici) o, infine, potremmo applicare una sorta di Trailing stop che ci porterebbe a chiudere l’operazione a 1.953 punti, ossia al superamento con il pull back del precedente supporto.

S&P 500 30'

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FASE 4: ATTESA DELLA CONCLUSIONE

S&P 500 30'

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Vedendo il movimento di venerdì 19 luglio, il mercato ha completamente ritracciato fino a tornare ai prezzi d’entrata. A seconda dell’operazione fatta, ossia con orizzonti temporali lunghi o meno, si potranno tirare già le prime considerazioni:

-          Se fosse stata un’operazione di breve periodo la nostra gestione del trade è stata pessima. Per tutto il giorno di giovedì, il mercato ci ha dato ragione e dovevamo cercare di massimizzare il risultato individuando correttamente i possibili supporti.

-          Se fosse stato un ibrido, qualora fossimo ancora in operazione, avremmo gestito in malo modo l’operazione, poiché nel momento in cui venerdì il mercato si è apparentemente girato al rialzo, avremmo dovuto chiudere l’operazione in trailing stop, preservando così i guadagni teorici visti durante il primo movimento.

-          Se fosse stata invece un’operazione di medio lungo periodo, la nostra view non deve esser certamente cambiata solo per quello che per ora sembra essere solo un rimbalzo. Le variabili non sembrano ancora cambiate (non vi è infatti rottura dei massimi) e di fatto, mantenere ancora la precedente view non è un errore cognitivo (status quo), bensì fa parte degli scenari previsti prima di aver fatto l’operazione.