Meglio l’azionario o l’obbligazionario per la seconda parte dell’anno? Puntare sui Paesi emergenti o continuare a preferire i Paesi sviluppati? A questi e ad altri quesiti cerchiamo di fare chiarezza con Chiara Bellon, Head of Portfolio Management di Vontobel, che si aspetta in generale “una performance positiva dei mercati azionari globali nella seconda metà dell’anno”.

Dott.ssa Bellon, la corsa dell’azionario in Italia sembra aver subito una frenata. Quali previsioni per la seconda parte dell’anno?

Sul mercato azionario italiano il nostro modello segnala una performance guidata più dal sentiment che dai fondamentali. Il contesto di crescita globale e di abbondante liquidità hanno permesso un’ottima performance del mercato azionario italiano. Tuttavia pensiamo che si debba verificare un miglioramento anche in termini di redditività prospettica sulla quale per il momento non abbiamo visibilità. Inoltre, il mercato è salito anche sulla base di aspettative di riforme che per il momento non si sono concretizzate, a differenza di quanto accaduto in Spagna. Sul mercato italiano ci sembra ci sia un rischio di correzione più elevato rispetto ad altri, in quanto legato al venir meno del sentiment generalizzato positivo.

Come muoversi quindi? E in quali Paesi si possono trovare le occasioni più interessanti?

Le aree geografiche preferite sono quelle dei Paesi industrializzati, in particolare l’area euro, seguita da Regno Unito e Giappone. La recente correzione dei mercati europei ha creato interessanti opportunità di acquisto. Sebbene, infatti, gli ultimi dati macroeconomici siano inferiori alle aspettative, la ripresa economica dell’area euro continuerà nei prossimi mesi dell’anno. Per quanto riguarda i singoli paesi, il nostro modello segnala il Regno Unito come mercato con maggior potenziale, tra i meno interessanti Francia, Germania e Svizzera.

E a livello settoriale?

Riteniamo che lo scenario di accelerazione della crescita economica globale nella seconda metà dell’anno, favorisca in Europa i titoli ciclici, in particolare quelli delle società con elevata diversificazione globale dei ricavi.

E con il mercato obbligazionario ai minimi storici che fare?

Riteniamo che le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati offrano un rapporto rischio/rendimento poco attraente, alla luce dei bassi livelli di rendimento offerti e del moderato rialzo dei rendimenti che ci aspettiamo nei prossimi mesi. Un discorso a parte meritano le obbligazioni dei governi dell’area euro cosiddetti “periferici”, tra cui anche l’Italia, che potrebbero continuare a beneficiare di flussi in entrata conseguenti alle recenti misure di politica monetaria straordinarie annunciate dalla Banca Centrale Europea.

Per quanto riguarda le obbligazioni corporate?

Le obbligazioni corporate investment grade risultano poco appetibili, ad esclusione di particolari tipologie di emissioni del settore bancario e assicurativo, dove si può trovare ancora valore. Siamo più positivi sulle obbligazioni high yield e sui convertibili che dovrebbero beneficiare della crescita globale. In particolare in Europa le aziende stanno approfittando del basso costo di finanziamento sul mercato dei capitali e del sentiment positivo per emettere obbligazioni high yield anche con rating meno elevati. Rispetto agli Stati Uniti, in Europa le aziende emittenti stanno mantenendo basso l’indebitamento e sono meno proiettate verso operazioni di M&A, aspetto molto positivo per l’obbligazionista. Vediamo positivamente anche l’investimento in obbligazioni dei paesi emergenti, in particolare quelle denominate in valuta locale.

A proposito, emergenti in ripresa o meglio ancora ripiegare sui Paesi sviluppati?

Il contesto per le obbligazioni emergenti, sia in hard currency che in divisa locale, è molto migliorato dall’inizio dell’anno permettendo una interessante performance per l’investitore. Il persistere di politiche monetarie espansive da parte delle maggiori banche centrali dei paesi sviluppati combinato con un miglioramento dei fondamentali, hanno avuto un ruolo importante.  In particolare alcuni paesi emergenti sono riusciti a ridurre il deficit delle partite correnti, anche grazie ad una maggior competitività derivante dal deprezzamento delle divise locali del 2013. Infatti, i paesi con minori deficit di partite correnti o con surplus sono meno colpiti dall’uscita di capitali rispetto a quelli con elevato deficit. Infine, molti paesi meno virtuosi hanno reso più attraenti i rendimenti delle proprie obbligazioni rialzando i tassi di interesse ufficiali e riportando i rendimenti reali ad un livello competitivo.

Quanto pesa il rischio geopolitico in alcune di queste aree?

Il rischio politico legato alle elezioni locali in molti paesi sembra essere passato in secondo piano, merito dell’esito positivo di alcuni confronti elettorali, come quello in India. I rischi maggiori per le performance delle obbligazioni emergenti sono quelli geopolitici (in particolare per alcuni paesi importatori di petrolio la possibilità che il prezzo possa aumentare significativamente) e quello di una accelerazione del rialzo dei tassi negli Stati Uniti (che rappresentano un costo-opportunità per l’investitore).

Novità in vista per Vontobel nei prossimi mesi?

Accanto al nostro storico pluripremiato team di New York per le strategia azionarie “Quality Growth” abbiamo rinforzato recentemente il team del Fixed Income a Zurigo con un nome importante nel mondo della gestione obbligazionaria globale che è Hervé Hanoune per cui, conformemente alla sua strategia di investimento, stiamo valutando di lanciare un comparto che avrà interessanti caratteristiche innovative ed altamente performanti rispetto ai competitor e a breve le comunicheremo al mercato. E per la clientela che è meno disposta ad oscillazioni di mercato proponiamo delle strategie a ritorno assoluto per la parte obbligazionaria come il Vontobel Fund Absolute Return Bond, mentre per una corretta diversificazione a basso rischio suggeriamo la strategia multiasset del Vontobel Fund Target Return.

Daniel Settembre