Nell’assordante silenzio del sistema d’informazione, l’Italia attraverso il suo governo sta consegnando de facto le chiavi del nostro paese all’Europa e nello specifico ai vertici (non eletti) di commissione Europea e Bce. In particolare mi riferisco all’Unione Bancaria, della quale abbiamo già discusso , ma sulla quale c’è da fare un’ulteriore riflessione perchè di Unione Bancaria si sta parlando da tempo, sottolineando l’importanza della supervisione della Bce, il cui controllo metterebbe in sicurezza il settore, in primis le grandi banche europee.

In realtà le trappole pronte a scattare sono molte. La “sorpresina” attuale è una proposta di legge che di fatto separa i due settori controllati e cioè quello governativo, con la Troika che già si occupa di gestire le politiche fiscali per il risanamento dei bilanci degli Stati in maggiore difficoltà, da quello dei risparmi privati, con la creazione di specifiche commissioni le quali dovrebbero monitorare (e di conseguenza anche gestire in caso di default) la liquidazione di una banca; il tutto ufficialmente per un migliore controllo delle banche, ma anche a scapito di coloro che le banche, sono costrette ad utilizzarle.

La normativa, tra l’altro complicatissima, prevede provvedimenti che diventano ancora più inquietanti quando si scopre che in parallelo sta sorgendo un nuovo meccanismo che affianca il famoso SSM (l’organo unico di supervisione bancaria) e cioè il SRM (meccanismo di risoluzione unico), che entra in campo in casi di crisi di un istituto bancario. Particolarità di questo organismo è il fatto che la commissione che lo gestisce è formata da soli 5 membri dal grandissimo potere. Ma attenzione, oltre a non essere eletti, non sono sottoposti a nessun controllo legale dal momento che i documenti creati da questi meccanismi e sui quali loro stessi lavorano, sono tutti, per legge, secretati. Come se ciò non bastasse, le decisioni di questa cerchia non potranno essere messe in discussione dagli stati membri. In altre parole i governi dei singoli Stati saranno completamente esclusi dal meccanismo decisionale di questi organismi che alla fine gestiranno in modo completamente autonomo le liquidazioni degli istituti in grave difficoltà.
In caso di liquidazione di una banca allora entreranno in campo questi organismi. Gli step si sono questi:

1) vendita della banca, magari ricostituita sotto una nuova gestione. In questo caso gli attivi potrebbero essere trasferiti a una bad bank, perciò a una struttura ponte oppure venduti.

2) in alternativa nel caso non si trovassero compratori c’è il cosiddetto bail-in o prelievo forzoso per il pagamento dei debiti, che prevede la penalizzazione di azionisti obbligazionisti e in ultima istanza anche dei correntisti, attraverso la sottrazione del denaro depositato in conto corrente. Questi potrebbero essere spazzati via cancellati in parte o in toto oppure convertiti in azioni. Ne abbiamo avuto esempi eclatanti già in Spagna e a Cipro, ma adesso stanno affinando il meccanismo per renderlo una macchina perfetta, con la complicità dei governi, succubi di un sistema molto più grande.