Tutto secondo programma. Lo avevo ampiamente previsto e scritto che i clamori con cui era stato salutatolo lo stringato comunicato dopo l’ultimo summit europeo, erano quantomeno eccessivi. Ultimamente i media continuano a mettere in risalto che dagli incontri tra i politici del nostro continente usciamo sempre con la vittoria Monti, che strapperebbe chissà quali accordi pro Italia ad ogni vertice. E invece ? E invece per ora, niente di niente. Niente scudo antispread ad esempio, anzi, lo spread si allarga ed è vicinissimo ai massimi storici di novembre. In compenso però, rispetto a novembre la crisi si è accentuata, la fiducia è calata e il merito di credito del nostro Paese è a soli due gradini dal livello Junk (spazzatura). C’è una cosa che è aumentata però, e anche di molto, le tasse ! Tutto bene quindi, no ?

Il focus per la giornata è sulla testimonianza di elicopter Bernanke al congresso Usa. Gli analisti e gli esperti dicono che i mercati aspettano con la bava alla bocca che il capo della Fed apra al QE3, come se un annuncio del genere possa risolvere i problemi creati proprio dalla politica super lassista degli ultimi quindici anni. Beh, la mia opinione è che non ci sarà nessun quantitative easing fino a dopo le elezioni Usa, a meno che l’S&P 500 non vada almeno in area 1200. L’Oro a 1590 è il termometro delle attese su un’eventuale mossa e in caso di ennesima delusione, probabilmente verrà venduto. I grani continuano la loro folle corsa sulla scia dei continui downgrade dei raccolti di Corn e Soybeans, trascinando anche il Wheat, ma tra un po’ i prezzi creeranno un forte razionamento della domanda, quindi occhio alle prese di profitto, anche violente, che potrebbero scattare in qualsiasi momento.