Non c’è dubbio che il ramo vita sia stato decisivo nella determinazione dell’eccellente risultato di bilancio realizzato dalle compagnie operanti in Italia nel 2012. Ricordiamo infatti che l’utile netto complessivo è stato pari a 5.754 milioni attribuibili per quasi il 90% (5.132 milioni) al ramo vita. Un utile non certo dovuto all’incremento dei premi che, al contrario, sono risultati in riduzione di un 5% circa, bensì al netto miglioramento dei mercati finanziari che tanto avevano penalizzato, negli anni precedenti, i bilanci del vita.

Quali previsioni si possono fare per il 2013, tenendo conto che manca soltanto un quadrimestre alla chiusura dell’esercizio?

La nostra opinione è che i risultati saranno sicuramente positivi, salvo delineare scenari apocalittici per i mesi autunnali. I mercati finanziari, infatti, hanno dimostrato una buona stabilità, soprattutto nel comparto obbligazionario e dei titoli di stato che rappresenta la parte più cospicua dell’attivo patrimoniale delle imprese. Lo spread tra bund e titoli italiani è sceso sotto i 300 punti, non tanto per meriti del nostro paese, quanto per l’aumento dei rendimenti dei bund decennali. Al tempo stesso la Borsa americana e quelle europee in genere stanno palesando discrete performance che soltanto i venti di guerra che spirano sul Medio Oriente potrebbero erodere in modo considerevole.

Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, anche la raccolta premi sta esprimendo una buona vivacità sulla spinta dei miglioramenti che si erano palesati negli ultimi mesi del 2012. Tutto fa ritenere, pertanto, che i risultati del vita saranno in miglioramento rispetto al 2012 e potrebbero attestarsi sui livelli più elevati di quelli degli anni più redditizi. Viene quindi da pensare che i risultati di questo ramo siano inversamente proporzionali a quelli dell’economia reale. Questa affermazione ci sembra paradossale, ma non è del tutto incongrua.

Il nostro Paese infatti, malgrado le evidenti difficoltà, resta comunque orientato al risparmio soprattutto nei tempi di massima incertezza. E proprio in questi frangenti, se i mercati finanziari non subiscono brusche turbolenze, la scelta dei prodotti assicurativi appare la più gettonata. Se però si tiene conto che con la sottoscrizione di una polizza vita non si realizza un atto di previdenza orientato nel lungo termine, bensì una mera scelta di allocazione del proprio risparmio, si può facilmente arguire che il vita è costantemente esposto ad andamenti irregolari e ondivaghi. Le scelte sono in larga prevalenza di breve periodo e fortemente condizionate dall’andamento dei debiti sovrani. Ciò significa, e le recenti crisi finanziarie lo dimostrano, che ingenti masse di denaro possono essere dirottate assai rapidamente dalle casse di una compagnia a quelle di una banca o di una sgr. Con la conseguenza che le compagnie devono essere sempre liquide e conseguentemente investire in attività di potenziale immediato realizzo. Il fenomeno è ancor più accentuato se si considera che la maggior parte della distribuzione è gestita dagli sportelli bancari e postali che considerano, e diversamente non potrebbe essere, la polizza vita come un mero strumento finanziario. Anche per questo motivo i contratti orientati sul lungo termine quali i piani pensionistici integrativi sono sostanzialmente fermi e rappresentano l’1% circa dell’intera raccolta vita.

Viene quindi da pensare che per certi aspetti il ramo vita nel nostro paese sia una sorta di colosso con i piedi di argilla, non certo per la solvibilità delle imprese che è senza dubbio congrua, quanto per le sue ambizioni di presentarsi come un autentico player della previdenza integrativa, al pari di quanto avviene in molte altre nazioni.

Con questi chiari di luna comunque è assai importante che le imprese portino a casa un bilancio positivo e degli utili consistenti per rimpinguare le proprie riserve patrimoniali e poter affrontare con la migliore serenità gli impegni che verranno richiesti da Solvency 2.

Per quanto riguarda, infine, le recenti norme che hanno reso ancor meno appetibile la deducibilità fiscale delle polizze vita non c’è da fasciarsi la testa poiché i contratti che ne beneficiano sono una piccola parte del totale, proprio perché caratterizzati da una reale componente previdenziale.

Resta comunque un po’ di rammarico nel constatare che la maggior parte dei provvedimenti, in materia fiscale, degli ultimi anni hanno comportato una crescente penalizzazione del risparmio.


In
 collaborazione con il mensile Assicurazioni ed in anteprima su finanza.leonardo.it

editoriale ottobre 2013  del direttore Angela Maria Scullica