Negli ultimi 15 giorni non ho scritto. Avevo sulla punta della lingua l’editoriale “game over” che sarebbe sicuramente passato alla storia, nel bene e nel male, come uno dei tanti scritti nei momenti topici degli ultimi 15 anni di Tomasini. Ed invece ogni mattina ho tentennato. Le notizie negative sono apocalittiche ogni giorno e non le vado ripetendo perché i lettori sicuramente le conoscono già e mi limiterei a fare come fanno in tanti in questo business a scopiazzare dai giornali (almeno io scopiazzo da quelli esteri …).

La notizia sicuramente che ha avuto meno pubblico è stata quella di Merril Lynch che ha calcolato come sia l’Italia quella a beneficiare maggiormente da una possibile uscita dall’euro (http://www.businessweek.com/articles/2012-07-15/why-italy-has-the-most-reason-to-quit-the-euro) sostenendo sostanzialmente quello che noi sosteniamo su queste colonne da anni con una eccessiva nonchalance rispetto a quello che potrebbe succedere a livello di stabilità monetaria. Tornare alle lire significa tornare agli anni ‘60 e ’70 fatti di svalutazioni competitive, di rincorsa inflazionistica e di monetizzazione dei valori nominali (affitti, stipendi, rendite varie).

Oggi Moody’s abbassa l’outlook dei paesi della core Europe. Se questo che succede a fine luglio è l’antipasto di agosto a Ferragosto ci arriviamo con le lire in mano. Praticamente la Spagna è fallita, guardate lo spread che ha rotto il massimo relativo precedente, inseritelo nel contesto delle notizie fondamentali che provengono dal paese iberico e trattenete il respiro: game over. La Grecia che esca è ormai dato per scontato da chiunque. E ora veniamo noi. La resistenza di 520 dello spread per il momento regge ma non si sa per quanto.

Ieri i prezzi sono tornati al livello del novembre 2009 e ora ammutoliti guardiamo a cosa succede. Se continuano ad andare al ribasso occorre davvero correre a fare il bancomat altrimenti si corre il rischio di rimanere senza i soldi per la spesa nelle prossime settimane.

No, non è ancora il momento di scrivere “game over”, e non sappiamo nemmeno se con la velocità con cui avvengono questi accadimenti saremo noi prima a scriverlo o gli accadimenti ad accadere. Sta di fatto che siamo davvero su una gran brutta strada.

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