L’ anno che si appresta a finire è stato pesante per tutti i comparti aventi a che fare con il metallo giallo, basti pensare che i prodotti negoziati in borsa aventi l’ oro come sottostante hanno perso valore per 72.9 miliardi di dollari  ed altrettanto pesante si è mostrata la posizione delle compagnie minerarie che, nell’ anno del più grande calo dal 1981, lasciano sul parterre la bellezza di 26 miliardi di dollari.

Come ben sappiamo un fattore determinante nei prezzi dell’ oro è la domanda fisica, la quale risulta penalizzata dai dazi introdotti in India (il più grande importatore a livello mondiale) i quali si protrarranno anche nel prossimo 2014; particolare, invece, la situazione in Cina, dove la domanda sperimenta una solida crescita da ormai quattro anni. La domanda di oro in Cina risulta essere così elevata da indurre alcuni analisti ad asserire che nel 2015 la richiesta supererà l’ offerta, rendendo così la Cina il più grande acquirente al mondo.

Un fatto, tuttavia, incuriosisce i tecnici: ma tutto questo oro, che fine fa? Ossia: viene trasformato in gioielli o finisce nelle riserve statali? Il dubbio appare lecito, in quanto il governo cinese non rende pubblici i dati riguardanti il commercio di oro ed i dati in nostro possesso sono ricavati analizzando quanto succede ad Hong Kong, importante canale per l’ importazione di metallo giallo verso il continente.

Nel frattempo la Cina ha introdotto diverse facilitazioni per il commercio di oro: nel dettaglio è stato esteso l’ orario di quotazione ed è stato consentito a più banche di importare il metallo. L’ ultimo dato ufficiale disponibile risale al 2009 e stima in 1054 tonnellate le riserve di lingotti del paese, ma sulla base dei dati attuali si ipotizza un acquisto di 300 tonnellate all’ anno.

Il quadro tecnico del Gold future peggiora ulteriormente, con i prezzi che terminano la sessione a ridosso dei minimi di giugno. Ipotizzando un ulteriore cedimento il supporto successivo si colloca a quota 1154.76 $/t.oz, dove corre il ritracciamento al 61.8% della salita iniziata dai minimi del 2008 e culminata nei massimi del 2011.GC WW

Sempre analizzando il contratto continuous possiamo vedere come i corsi siano nuovamente incanalati all’ interno di un ripido canale ribassista, la cui violazione a rialzo sarà il primo segno di un possibile rallentare delle vendite; attualmente i prezzi permangono al disotto delle medie mobili di riferimento a 50, 100 e 200 giorni con l’ indice di forza relativa a 14 giorni (RSI 14) che si colloca appena al di sopra dell’ area di ipervenduto a 33.8 punti.GC dd

In base a quanto esposto collochiamo il primo supporto a quota 1179.4 $/t.oz in corrispondenza del minimo di giugno ed il successivo a quota 1154.76 $/t.oz; in senso opposto prima resistenza di rilievo a quota 1276.54 $/t.oz (ritracciamento al 61.8% dell’ ultima salita) e successivamente 1300.9 $/t.oz, dove corre il ritracciamento al 50% della salita iniziata nel 2008 e terminata nel 2011.

Le osservazioni di carattere generale fatte per il contratto continuous valgono anche per il contratto scadenza febbraio 2014, dove rileviamo alcune piccole variazioni, con i minimi di giugno più vicini a quota 1187.9 $/t.oz e la prima resistenza a quota 1281.9 $/t.oz.