Dopo aver fatto segnare un ribasso drammatico a metà aprile, l’Oro ha effettuato un rimbalzo che ha portato i prezzi in un’area di congestione che va da 1487 a 1439, dove staziona attualmente.

A fronte di un mercato azionario che continua a salire imperterrito, sotto il doping continuo delle iniezioni di liquidità della Fed (85 bn al mese) e ultimamente della Banca Centrale del Giappone (oltre 100 bn al mese), l’Oro ha ultimamente perso il suo ruolo di -future sulle probabilità di implementazione di manovre non convenzionali di immissione di liquidità da parte delle banche centrali- , definizione questa che avevo coniato lo scorso anno, quando in effetti la correlazione era stretta.

Attualmente, pur in presenza di dati di acquisti record effettuati da molte banche centrali durante il 2012, quella cinese in primis, ciò che manca all’appello, almeno nei dati ufficiali, è l’inflazione, e questo elemento sta condizionando pesantemente gli operatori, che non puntano al metallo giallo come era avvenuto fino a qualche mese fa.

Molti commentatori ed analisti hanno già decretato la fine del mercato toro secolare per l’Oro, altri invece preconizzano nuovi massimi assoluti in tempi piuttosto brevi.

Sta di fatto che, analizzando il Gold sotto il profilo strettamente tecnico, il trend rialzista appare sicuramente compromesso dall’ultima pesante liquidazione e le maggiori probabilità sembrano essere in favore di una prosecuzione della fase ribassista.

I livelli da monitorare sono quelli indicati sopra, in particolare la violazione dei minimi relativi in area 1438 – 1435,  ridarebbe fiato ai ribassisti, che in breve tempo potrebbero riportare i prezzi sui minimi di Aprile. Al contrario, una chiusura superiore a 1487, darebbe probabilmente spinta per il raggiungimento delle resistenze successive, non lontane tra l’altro, a 1505 e 1525.